FILM GALERY

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SPETTACOLO UNICO
VEN 27 GIU - ORE 18.00


BIGLIETT UNICO - 5,00 €
  SOCI ANTANI / FILODRAMMATICI 
  INGRESSO LIBERO  


ED WOOD
 | V.O. SOTT. ITA
Regia di Tim Burton.
Un film con Martin Landau, Patricia Arquette, Johnny Depp, Sarah Jessica Parker, Juliet Landau.
Commedia, Biografico - USA, 1994, durata 126 minuti.
.
Miglior attore non protagonista Martin Landau - Premio Oscar 1995
Miglior trucco - Premio Oscar 1995
Miglior attore non protagonista Martin Landau - Golden Globes 1995

Lo stralunato Ed Wood sa bene cosa significa preoccuparsi di quel che pensa la gente. Appassionato di abiti femminili, li indossa sin da bambino, affrontando sguardi perplessi, cercando di capirne il disturbo e di coglierne il senso, diverso tempo prima che la travolgente passione per il cinema colpisse il suo estro frettoloso. Per questo il giovane regista, attore e produttore della vivace Hollywood degli anni '50, talmente abituato ad essere guardato e giudicato, non ha paura di sottoporsi all'ennesimo esame del grande schermo. Per il suo esordio al cinema, Wood riesuma dalla bara del dimenticatoio Bela Lugosi, vecchia icona del cinema horror, acerrimo nemico del più amato Boris Karloff. Ha così inizio un travagliato iter produttivo caratterizzato da ispirazioni assurde, stima malriposta e tante delusioni, incapaci però di spegnere un entusiasmo solitario e testardo. 


(fonte - https://www.mymovies.it)









UN FILO DI SETA

📌 𝘼𝙣𝙮𝙬𝙝𝙚𝙧𝙚 𝘼𝙣𝙮𝙩𝙞𝙢𝙚 (Iran, Italia, 2024, 82’) - 8 NOV 2024
Versione accessibile a ciechi e ipovedenti con connessione alla piattaforma MOVIE READING (tramite il proprio cellulare è possibile ascoltare l’audio descrizione del film)

📌 𝙏𝙝𝙚 𝙂𝙞𝙛𝙩 (Kirghizistan, 2023, 88’) - 22 NOV 2024
Versione originale con sottotitoli in italiano

📌 𝘾𝙤𝙢𝙚 𝙁𝙧𝙖𝙩𝙚𝙡𝙡𝙞 - 𝘼𝙗𝙖𝙣𝙜 𝙚 𝘼𝙙𝙞𝙠 (Malesia, 2023, 115’) - 6 DIC 2024
In Italiano

📌 𝙏𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙚 𝙋𝙤𝙡𝙫𝙚𝙧𝙚 (Cina - Mongolia, 2022, 133’) - 20 DIC 2024
In Italiano

𝙄𝙣𝙜𝙧𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙡𝙞𝙗𝙚𝙧𝙤 𝙥𝙚𝙧 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙖 𝙡𝙖 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖𝙙𝙞𝙣𝙖𝙣𝙯𝙖

Obiettivo della rassegna è offrire al pubblico l’esperienza di uno sguardo “oltre confine” grazie a una cinematografia emergente espressione di culture lontane solitamente poco rappresentate nel panorama italiano

Come sempre abbiamo a cuore l’inclusione: per i primi due film della rassegna è prevista la proiezione in modalità fruibile dagli amici di Unione Ciechi e Ipovedenti (8 NOV) e di Ente Nazionale Sordi (22 NOV). 


(fonte - https://www.mymovies.it)











BIGLIETTI

BIGLIETTO UNICO - 5 EURO
INGRESSO OMAGGIO SOCI ANTANI, SOCI ENS
E SOCI FILODRAMMATICA

L'associazione ANTANI - APS, in collaborazione con l'Ente Nazionale Sordi (ENS) e la Società Filodrammatica Cremonese, presenta la rassegna cinematografica "Per filo e per segno", con il sostegno della Fondazione Città di Cremona.

Quattro film saranno proiettati alle ore 18:00 per quattro venerdì tra marzo e aprile presso il Cinema Teatro Filo di Cremona: la rassegna "Per filo e per segno" è un'occasione per vivere il cinema come luogo di incontro e di condivisione, aperto a tutti.
La rassegna infatti vuole essere un momento di inclusione sociale, grazie alla presenza di sottotitoli e di una mediatrice linguistica per la traduzione in LIS.

Oltre ad affrontare tematiche importanti, i film in programma sono anche espressione di generi cinematografici diversi, per accontentare i gusti di un ampio pubblico.

8 marzo - 18.00 - Giornata della donna
C'è ancora domani di Paola Cortellesi
La pellicola porta a riflettere, con grande arguzia, su temi quali la violenza, l'autodeterminazione femminile e la libertà.
La scelta di questo film per la Giornata della Donna vuole essere un omaggio a tutte le donne che con coraggio e determinazione sanno difendere i loro diritti costruendo un futuro più equo e .

22 marzo - 18.00
Io Capitano di Matteo Garrone
Racconta una storia di migranti con lo sguardo di chi parte, con la visione di chi il viaggio lo vive realmente sulla sua pelle tra la sofferenza fisica e le ferite dell'anima.
Senza retorica né pietismo, con una grazia e una poesia che arrivano al cuore.

5 aprile - 18.00
Assassinio a Venezia di Kenneth Branaght
Hercule Poirot si ritira a Venezia. Un giorno, accetta con riluttanza di partecipare a una seduta spiritica, ma quando uno degli ospiti viene assassinato, entra in un mondo inquietante di ombre e segreti. Film di genere investigativo, che riporta sul grande schermo il personaggio carismatico di Hercule Poirot.

19 aprile - 18.00
The Holdovers di Alexander Payne
Un film che racconta la storia di due insegnanti di liceo che, alla vigilia della pensione, si ritrovano a dover fare i conti con i propri bilanci personali e professionali. Un film divertente e commovente sulla vita, la morte e l'amicizia. Un film che ci fa riflettere sul senso del tempo che passa e sull'importanza delle relazioni umane.







SPETTACOLO UNICO
VEN 2 DIC - ORE 17.00


BIGLIETTI
INGRESSO LIBERO

IL CERCHIO
Regia di Jafar Panahi.
Un film con Fereshteh Sadre Orafaiy, Maryiam Parvin Almani, Nargess Mamizadeh,
Drammatico - Iran, 2000, durata 91 minuti..

LEONE D'ORO - FESTIVAL DI VENEZIA 2000

Dopo aver affrontato ne Il palloncino bianco e Lo specchio le tematiche infantili, con Il cerchio, l'iraniano Jafar Panahi, rivolge il proprio sguardo all'universo femminile. Otto ritratti di donne, otto storie di quotidiana sopravvivenza raccontate con la semplicità di un linguaggio che non cerca di emozionare lo spettatore, ma al contrario di accompagnarlo, mantenendo il più possibile un punto di vista distaccato. Il cerchio rimanda, in qualche modo, alla circolarità e alla frammentazione della narrazione, che descrive uno dopo l'altro ciascun personaggio. Le vicende si succedono apparentemente in modo del tutto casuale. Il cerchio si ricompone, chiudendosi, soltanto nel finale. Sorprende la bravura di Panahi, nell'essere riuscito a descrivere, con grande sensibilità ed efficacia - per lo più attraverso i gesti - personaggi così autentici, come quelli di queste donne costrette a vivere ai margini di una società estremamente rigida e codificata.






VEN 26 OTTOBRE - ORE 21.00
INGRESSO LIBERO
IL VIZIETTO
Un film di Edouard Molinaro.
Con Ugo Tognazzi, Carmen Scarpitta, Michel Serrault, Claire Maurier, Laurent Remi.
Commedia, durata 103 min. - Italia, Francia 1978.


Prima della proiezione verrà assegnato il premo Come Fosse Antani al miglior cortometraggio

L'italiano Renato Baldi vive da vent'anni con il francese Albin, detto Zazà, insieme al quale gestisce, a Saint Tropez, un "night" per travestiti, "La Cage aux Folles". I due, che non nascondono la loro omosessualità, vivono come marito e moglie. Nel passato dell'italiano, però, c'è stata una brevissima avventura etero-sessuale, dalla quale gli è nato un figlio, Laurent. Un bel giorno, il giovane annuncia al padre e a Zazà - che in quei vent'anni gli ha fatto da madre - l'intenzione di sposare Adrienne, figlia di un importante uomo politico, esponente di un partito che si propone di difendere a tutti i costi l'ordine morale. L'annuncio di Laurent, che da Adrienne è stato presentato ai suoi come figlio di un diplomatico, getta lo scompiglio in Renato e Zazà, costretti a spacciarsi - il giorno in cui i genitori di Adrienne vengono a conoscere i futuri suoceri della figlia - per quel che non sono.

L'associazione Antani, gruppo di appassionati cinefili cremonesi con l'obiettivo di promuovere l'arte cinematografica attraverso l'organizzazione di rassegne tematiche a grande impatto culturale, torna in sala con una nuova proposta dal titolo AAAA... DIRITTI CERCASI.

L'idea della rassegna è nata dal confronto tra quattro diverse associazioni cremonesi - Antani, Arcigay, Anffas e ALAC - impegnate a vario titolo nella promozione del rispetto dei diritti e delle libertà personali, sociali, politiche e culturali di tutti, dal diritto di ciascuno a non essere discriminato per qualsivoglia motivo, al diritto a un lavoro degno e alla libertà dallo sfruttamento.

Grazie al fondamentale supporto e competenza del Cinema Filo - che ospiterà gli spettacoli - vede dunque la luce la rassegna AAAA... DIRITTI CERCASI, che si articola in quattro film con l'intento di offrire al pubblico l'occasione di approfondire i temi proposti attraverso la lente d'ingrandimento della settima arte.

Si inizia con il film documentario FELICE CHI E' DIVERSO (8 giugno) di Gianni Amelio proposto in collaborazione con Arcigay Cremona "La Rocca", che presenta uno spaccato dell'Italia attraverso 20 interviste ad anziani uomini provenienti da ogni parte d'Italia e appartenenti a ogni classe sociale, che affrontano il tema dell'omosessualità.

Si prosegue con il film LA TUPAC AMARU (15 giugno - INGRESSO LIBERO) proposto dall'Associazione Latinoamericana di Cremona ALAC che racconta la storia di Milagro Sala, leader indigena Coya, e della sua lotta a capo dell'organizzazione "La Tupac Amaru" per la difesa della dignità, del lavoro, della salute e l’educazione per i più bisognosi.

Il terzo appuntamento sarà con il suggestivo IO SONO MATHEUSZ (22 giugno), film di grande suggestione proposto in collaborazione con Anffas che ci racconterà la vita di Matheusz e della sua lotta per affermare sé stesso e la sua disabilità.

Il ciclo si conclude con CONDOTTA (29 giugno), straordinario film ambientato a Cuba che affronta il delicato tema dell'educazione e del lavoro minorile.

Tutte le proiezioni si svolgeranno alle ore 21.00 al prezzo di 6,00 euro il biglietto, ad eccezione del film LA TUPAC AMARU, ad ingresso gratuito.
http://www.cinemafilo.com/p/oggi-al-cinema_27.html

FRONTIER BLUES
Un film di Babak Jalali.
Drammatico, durata 95 min. - Iran, Gran Bretagna, Italia 2009.

Gorgan, un piccolo villaggio iraniano al confine con il Turkmenistan. In questa regione arida e quasi desertica vivono quattro uomini, sospesi tra solitudine e attesa. Alam ha ventotto anni, è turco e abita con il padre. Lavora in un allevamento di polli ma passa tutto il tempo libero attaccato al walkman per imparare l’inglese. Ha deciso, infatti, di sposare Ana e di portarla a Baku, capitale dell’Azerbaigian, ed è convinto che lì parlino tutti in inglese.

Anche Hassan ha ventotto anni, e da quando la madre lo ha abbandonato per andare a stare a Parigi vive con uno zio, commerciante di abiti che nessuno acquista. Per compagno Hassan ha soltanto un asino, a cui dà da mangiare giornali vecchi, e la sua attività principale è rubare le targhe delle macchine. Un cantastorie cinquantacinquenne diventa il protagonista di un libro di fotografie. Da quando un pastore in Mercedes verde ha sequestrato sua moglie, trascorre il tempo lamentandosi, sempre accompagnato da una marmaglia di ragazzini. Questo primo lungometraggio di Babak Jalali è un film dallo stile fortemente personale che parla di rimpianto, aspirazione e desiderio con malinconia, disincanto e ironia. Un piccolo gioiello.


THE HUNTER
Un film di Rafi Pitts.
Drammatico, durata 90 min. - Iran 2010.
Con Rafi Pitts, Mitra Hajjar, Naser Madahi, Malek Jahan Khazai, Ali Nicksaulat.

Appena uscito di prigione, Ali pensa solo a recuperare il tempo perduto assieme alla moglie e alla figlia di sei anni. I turni di notte come guardiano presso una fabbrica di automobili gli impediscono di essere costantemente presente, ma Ali cerca comunque di fare il possibile per stare accanto alla famiglia. Nei momenti in cui loro sono fuori, attraversa a piedi tutta Teheran per andare a cacciare nei boschi della periferia. Un giorno, di ritorno da una di queste battute di caccia, Ali torna a casa e non trova più né la moglie né la figlia. Quando si rivolge alle autorità per denunciare la scomparsa, viene a sapere di un brutale incidente avvenuto fra la polizia e alcuni manifestanti. Shekarchi comincia e nasce da un'immagine, da una celebre fotografia scattata nel giorno del primo anniversario della fine della Rivoluzione iraniana. I titoli di testa passano su di uno sfondo indiscernibile, che solo il movimento dell'inquadratura finale ci rivela come il dettaglio di un ritratto dei pasdaran khomeiniani che calpestano a bordo di motociclette una gigantesca bandiera degli Stati Uniti.

Le implicazioni politiche della storia vengono già quindi predisposte in apertura, ma il procedimento con cui vengono affrontate non è né diretto, né metaforico. Come per la fotografia iniziale, Rafi Pitts cerca di cogliere il momento politico da dei particolari, dei dettagli, che solo una volta colti nel loro insieme danno un'immagine della società iraniana odierna. Che sia per scelta formale o per non incorrere in problemi con la censura, Pitts parte così da una storia di ordinaria follia disseminata di alcuni elementi disorientanti che cercano di rendere un contesto generale. Il suo cacciatore è un outsider in cerca di stabilità che si improvvisa cecchino dopo aver perso moglie e figlia e non aver trovato ascolto da parte delle forze dell'ordine. Ma la tragedia apparentemente endogena di Ali è in realtà il riflesso di un visibile fermento popolare che preme al di sotto degli organi di potere.
Pitts sceglie di raccontare questo stato di agitazione per contrasti, come quello più evidente fra la natura inospitale dei boschi e il paesaggio meccanico e iperurbanizzato di Teheran, oppure quello fra la presenza sottile ma incalzante di un movimento di dissidenza e un sistema di comunicazione che trasmette solo la retorica populista delle forze governanti o le immagini di vecchi film o di innocenti pubblicità.


DONNE SENZA UOMINI
Un film di Shirin Neshat, Shoja Azari.
Drammatico, durata 95 min. - Germania, Austria, Francia 2009.
Con Pegah Feridoni, Arita Shahrzad, Shabnam Toloui, Orsolya Tóth, Navíd Akhavan.

Tehran, 1953. Durante il conflitto per emancipare la Persia dalle potenze europee e ottenere la nazionalizzazione della Anglo-Iranian Oil Company, quattro donne di diversa estrazione sociale cercano di sopravvivere ai loro destini tragici e determinati (da padri e fratelli). Munis è una giovane donna con un'appassionata coscienza politica che resiste all'isolamento impostole dal fratello, Faezeh sogna di sposare l'uomo che ama, Fakhiri, sposata senza amore, lascia il marito e riaccende la fiamma di un sentimento trascorso, Zarin è una prostituta abusata dagli uomini di cui non distingue più i volti. A un passo dalla democrazia, sfumata con un golpe militare organizzato dalla CIA, Munis, Faezeh, Fakhiri e Zarin lasceranno la città per la terra, uno spazio prodigioso e bucolico dove dimenticare i soprusi, la sopraffazione, la violenza, il suicidio, lo stupro. Ma fuori dalle mura la Storia avanza, assediandone le vite e le speranze.

Trasposizione (sur)realista e magica del romanzo omonimo di Shahrnush Parsipur, Donne senza uomini segna il debutto alla regia di Shirin Neshat, intensa e sensibile artista iraniana che ha scelto di vivere e lavorare in America. Il film presenta una costruzione circolare per cui tutto torna inevitabilmente allo stesso punto e nulla si modifica davvero. Il cerchio è creato dai vari segmenti narrativi: quattro donne, quattro storie di isolamento e di esclusione che si intrecciano attraverso gli spostamenti delle protagoniste, agitate tanto e inutilmente per ritornare nel buio da dove venivano. Munis, Faezeh, Fakhiri e Zarin si muovono in un cerchio limitato dagli uomini e la lunghezza del loro raggio d'azione è determinata dalla cultura iraniana.



IL MUNDIAL DIMENTICATO - LA VERA INCREDIBILE STORIA DEI MONDIALI DI PATAGONIA
Un film di Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni.
Documentario, durata 95 min. - Italia, Argentina 2011.

Uno scheletro umano ritrovato in mezzo ai dinosauri fossili negli scavi paleontologici di Villa El Chocon, nella Patagonia Argentina. Al suo fianco, una macchina da presa modello anni '40 ha conservato per quasi sessant'anni un documento di inestimabile valore storico: le riprese della finale del Campionato Mondiale di Calcio giocato in Patagonia nel 1942, a migliaia di chilometri di distanza da un'Europa impegnata a fronteggiare la minaccia del nazismo. Una tappa della storia del calcio mai riconosciuta dagli organi ufficiali dello sport e per decenni rimasta avvolta dal mistero, anche a causa della tremenda alluvione che si abbatté sulla Patagonia il giorno della finale (il 19 dicembre del '42), provocando il crollo dello stadio i cui resti sono ancora oggi sommersi dall'acqua.

Più che un semplice documentario sportivo, il film di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni, già autori brillanti di Rimet - L'incredibile storia della Coppa del Mondo (2010), è un viaggio entusiasmante nel cuore della Patagonia di ieri e di oggi che svela un sentimento agonistico genuino e patriottico ormai sconosciuto al mondo del calcio globalizzato e mercificato di oggi. Un sentimento difeso con orgoglio nazionale e sportivo da 12 squadre rappresentative di altrettanti Paesi, schierate in campo dal delirante e visionario Conte Otz deciso ad organizzare a tutti i costi quei Mondiali di calcio che la guerra in corso fece saltare per due edizioni. Tanto che, nel leggendario campionato del 1942 giocato in Patagonia, alle squadre ufficiali dei Paesi in competizione si sostituirono altrettante squadre composte non da giocatori professionisti ma da immigrati. Operai, minatori, ingegneri, militari e pescatori, esiliati e rivoluzionari in fuga, giunti in America del Sud da ogni parte del mondo per costruire un'importante diga in mezzo al deserto. Come racconta Antonio Battilocchi, a sua volta immigrato e giocatore della "Nazionale" azzurra del 1942, al fianco di due soli professionisti ingaggiati con una colletta dalla comunità italiana: Puricelli e Bernini, ovvero il "toro" e il "pavone". Ma Il Mundial dimenticato è ancora qualcosa di più. Un viaggio indietro nel tempo, nella storia delle nazioni e degli uomini, reso possibile dalle invenzioni di un personaggio eccentrico e straordinario come Guilliermo Sandrini, ex fotografo di matrimoni e cineoperatore di provincia, di origini italiane, con la passione di inventare e sperimentare.



TATANKA
Un film di Giuseppe Gagliardi.
Biografico, durata 100 min. - Italia 2011.
Con Clemente Russo, Rade Serbedzija, Giorgio Colangeli, Carmine Recano, Susanne Wolff.

Michele ha pochi anni e un grande sogno, partecipare alle Olimpiadi di boxe. Tra lui e il traguardo c'è Marcianise, un comune di Caserta dove i ragazzi vengono reclutati dalla Camorra e 'tarpati' dalla Polizia, dove perdura la legge del più forte e un uomo deve sempre dimostrare di "avere le palle". Per non dispiacere un amico e per difendere il suo onore, Michele partecipa al saccheggio di un deposito alimentare e finisce otto anni in prigione, dove continua ostinato ad allenarsi. Una volta fuori vuole ricominciare da dove ha lasciato ma l'ombra lunga della malavita lo lambisce e annebbia di nuovo le sue aspirazioni. 'Assoldato' dal camorrista rampante di turno combatterà nei ring dei centri commerciali e in incontri truccati, rimpinguando le casse del balordo. Umiliato e sfruttato, Michele decide di abbattere il sistema a suon di pugni, ritrovando l'orgoglio e il desiderio di riscatto. In fondo al tunnel e dentro una canzone d'amore neomelodica la luce avanza e accende un istante di gloria.

Ha poche parole da spendere Michele e un corpo irriducibile con cui esprimersi, riparare alle colpe e sollevarsi sul nulla urbano e malato che lo ha generato. Adattando "Tatanka Scatenato" di Roberto Saviano e drammatizzando la vita di Clemente Russo, pugile italiano che ha schivato l'adescamento della Camorra e ha attinto alla sua rabbia incolmabile diventando campione del mondo dilettanti, Giuseppe Gagliardi realizza la parabola di un ragazzo di Marcianise sopravvissuto a un inferno di cui ha fatto esperienza.
Come fu per Gomorra anche in Tatanka il narratore inquirente scompare dietro ai volti dei suoi adolescenti, il regista cosentino decide per uno sguardo che si cala a fondo nei luoghi della criminalità organizzata, condizionandone le dinamiche sociali e il sogno sempre rimandato del protagonista. Tatanka è altresì una riflessione sull'occasione della vita, quella che Michele ha preso al volo e che altri ragazzini hanno gettato via dietro all'illusione di diventare Tony Montana. Prossimi idealmente e geograficamente ai ragazzini armati di Matteo Garrone, che imitavano le gesta di Scarface e credevano di vivere dentro un film, i giovani personaggi di Gagliardi soccombono alle logiche spietate di adulti degenerati che abbattono per denaro uomini e bufale. Senza avere il linguaggio radicale e potente di Gomorra, Tatanka dimostra in ogni modo di aver assimilato (e compreso) la lezione di metodo di Garrone, confermando due dei suoi sceneggiatori (Massimo Gaudioso e Maurizio Braucci), muovendosi nello stesso paesaggio disperato e pedinando l'oscurità senza l'ansia di spiegarne i meccanismi. Al centro del quadro e del quadrato c'è Clemente Russo che si guarda sullo schermo come in uno specchio, una superficie che gli rimanda l'immagine di sé, quella sempre inseguita sul ring e fuggita a una sparatoria. La sua biografia ha più di un'assonanza con la retorica del boxe-film che pratica assiduamente la giovane promessa 'formata' da un maestro saggio che rischia di vederselo strappare da boss malavitosi e rapaci.



IL SOLE DENTRO
Un film di Paolo Bianchini.
Drammatico, durata 100 min. - Italia 2012.
Con Angela Finocchiaro, Giobbe Covatta, Francesco Salvi, Diego Bianchi.

1999. Yaguine e Fodé, due adolescenti della Guinea, decidono di scrivere una lettera "Alle loro Eccellenze i membri e responsabili dell'Europa" per descrivere la condizione dei bambini nel loro Paese e chiedere aiuto. Vogliono però consegnarla personalmente e, per far ciò, si nascondono nel vano carrello di un aereo che ha Bruxelles come destinazione. 2009. Thabo, ragazzino prelevato dal suo villaggio guineiano come possibile promessa del calcio, viene abbandonato in mezzo a una strada perché ritenuto non sufficientemente dotato. Il compagno di allenamenti Rocco lo rintraccia e inizia con lui un avventuroso viaggio verso N'Dola il luogo in cui Thoba ha la sua famiglia.

A volte il cinema riesce a cogliere quanto la realtà si riveli superiore a qualsiasi immaginazione. La vicenda di Yaguine e Fodé potrebbe apparire come il parto di uno sceneggiatore ricco di fantasia e invece è accaduta realmente ed ha costituito l'innesco per questo film che è stato girato nelle location reali utilizzando in Africa (caso più unico che raro) maestranze locali. Paolo Bianchini, ambasciatore UNICEF, aveva già dimostrato con La grande quercia (apprezzato all'estero ma mai distribuito in Italia) la propria sensibilità nei confronti di personalità in formazione messe di fronte a situazioni problematiche e apparentemente insormontabili. In questa occasione realizza un film (con l'adesione non solo professionale di Angela Finocchiaro, Francesco Salvi e Giobbe Covatta nonché dell'irrefrenabile Diego Bianchi) che andrebbe proiettato in tutte le scuole non per commuovere (non è questo l'obiettivo) ma per far riflettere le nostre generazioni, talvolta preda delle sirene del consumismo, su ciò che conta veramente.
Grazie a dei giovani protagonisti scelti per la sincerità dei loro sguardi Bianchini ci mostra due 'cammini della speranza' che hanno mete opposte. Se Yaguine e Fodé ripongono le loro aspettative in un'Europa all'epoca non ancora in crisi economica profonda, Thabo e Rocco fuggono proprio da chi in quell'Europa ha messo il profitto al di sopra di qualsiasi rapporto umano.




HA HA HA
Un film di Hong Sang-soo.
Drammatico, durata 115 min. - Corea del sud 2010
Con So-ri Moon, Sang-kyung Kim, Jun-sang Yu, Ye Ji-Won, Kim Kang-woo, Gyu-ri Kim, Yun Yeo-Jong, Gi Ju-bong, Yeong-ho Kim

Premio Un Certain Regard, 63° Festival di Cannes

Due amici si ritrovano, dopo tempo, per raccontarsi le ultime avventure. Uno, Jo Mungyiung, è un aspirante regista che ha in progetto di lasciare la Corea e partire per il Canada. L'altro, Bang Jungshik, sposato con prole, è un professore che si diletta di poesia e di critica cinematografica. Due disadattati, in un modo o nell'altro, sognatori e un po cialtroni. Tra una bevuta e l'altra, ripercorrono la loro estate, col tacito accordo di rievocare solo gli avvenimenti più gradevoli. Scanzonato, ironico, difficile da riassumere nella sua manifesta semplicità, nella sua trama non trama, popolata da personaggi tipici del campionario della filmografia del cineasta coreano, il decimo film di Hong gioca sugli equivoci, sulle coppie che scoppiano, si scambiano e si riformano, sulle coincidenze, sullo scorrere a vuoto di tante esistenze. Sono tutti in procinto di partire, lo dichiarano, eppure non si muovono, ne', tanto meno, si affannano in un elogio del paradossale, habitat ideale di queste umanità atipiche che tentano, senza forse sforzarsi neanche troppo, di aderire ai canoni dei vivere comune.




THE DAY HE ARRIVES
Un film di Hong Sang-soo.
Azione, durata 79 min. - Corea del sud 2011
Con Sang Jung Kim, Jun-sang Yu.

A Seoul fa proprio tanto freddo. Il giovane regista Seong-jung non fa che ricordarcelo, mentre vaga per la città, mangia, beve, fuma, parla a vanvera e intanto non fa più film. È appena ritornato nella capitale dalla provincia, dove si è trasferito da alcuni anni e dove vive insegnando cinema. Per strada incrocia i suoi colleghi ed allievi del passato, con cui tenta di riallacciare un rapporto che sembra svanito per sempre. Un film che vive di momenti e di ellissi, dove il dialogo riempie il vuoto a morsi e dove le insicurezza dei personaggi tessono legami inarrestabili ma fragilissimi e destinati a scindersi troppo presto.

Un cinema che si ripete in continuazione ma che, parlando di vita, non riesce a stancare: perché i suoi personaggi sono reali dispersi che affogano nell'alcol, in sigarette perennemente accese e rapporti sessuali senza amore. È l'inferno del cinema, ma anche della vita, raccontato con una leggerezza introvabile in altri autori. E sembra che parli di te, che ti punti il dito contro, condannandoti per il tuo voyeurismo e obbligandoti a guardarti dentro, prima di tuffarti nelle vite altrui. Ed è geniale.



Cineasta della parola e della variazione, capace di leggiadre architetture narrative e di pungente ironia, Hong Sang-soo è uno dei capostipiti del nuovo cinema coreano. Anzi, molti individuano proprio nel suo esordio, The Day a Pig Fell into the Well (1996), la prima scintilla del vigoroso rinnovamento nel panorama cinematografico della Corea del Sud che ha portato all'attenzione degli spettatori di tutto il mondo registi come Kim Ki-duk, Park Chan-wook, Lee Chang-dong e Bong Joon-ho. Tra questi grandi cineasti, Hong è però quello che, nonostante le ripetute partecipazioni ai festival di Cannes, Berlino e Venezia e gli elogi della critica internazionale, rimane meno noto alle platee occidentali. Ed è certo un peccato. Nel corso di quasi vent'anni di carriera, Hong ha infatti coltivato un percorso coerente e idiosincratico, fatto di opere dal fascino discreto e minimale, che ricamano le vicende di uomini e donne che s'inseguono e si perdono in una ronde di attrazioni e rifiuti. Una giostra di sentimenti e passioni che non è mai fatale, ma che con lucidità spietata rivela le ipocrisie e le debolezze dei protagonisti - soprattutto quelli maschili.

Prolifico quanto un Eric Rohmer o un Woody Allen, autori con i quali condivide, dell'uno l'attrazione per gli inesplicabili interventi del fato nelle sorti dei suoi personaggi, dell'altro la naturalezza con cui l'aforisma, il comico e l'assurdo s'innestano nel realismo, Hong ha progressivamente affinato la sua arte, riuscendo a donare una parvenza d'assoluta semplicità e naturalezza ad ardite costruzioni di sceneggiatura.

Con opere sorprendenti come The Power of Kangwoh Province (1998) e Virgin Stripped Bare by Her Bachelors (2000) Hong si è difetti baloccato con sapienti bipartizioni del racconto e inafferrabili decostruzioni dell'impianto narrativo. Con Turning Gote (2002), gli è però riuscito il puro incanto di un film di ineffabile levità e piacevolezza che nel finale lascia lo spettatore a interrogarsi sulle coincidenze e i corsi e ricorsi esperiti nello sviluppo di una trama che è invero intessuta su un telaio di ricercata e complessa meccanica. Da quel film in poi, Hong ha quindi lavorato di cesello e ha perseguito, con ammirevole souplesse e devozione, il perfezionamento dell'armonia nei suoi componimenti in dialoghi e immagini, sempre ispirato dalle beffarde e irragionevoli dinamiche delle relazioni tra uomini e donne.

I film che il pubblico italiano potrà finalmente scoprire in sala, HaHaHa (2010), Oki's Movie (2310), The Oay He Arrives (2011) e il raggiante In Another Country (2012), testimoniano la maturità e l'arguzia impareggiabile di un autore che è imperativo scoprire. Da un lato, infatti, si potranno riconoscere e apprezzare le sapienti articolazioni di racconti costruiti su reiterazioni, variazioni e disvelarsi progressivo di tasselli che sovente non combaciano.

2 SETTEMBRE



9 SETTEMBRE


16 SETTEMBRE





OKI'S MOVIE
Un film di Hong Sang-soo.
Drammatico, durata 80 min. - Corea del sud 2010
Con Jung Yu-mi, Sun-kyun Lee, Moon Sung-keun Titolo originale Ok-hui-ui yeonghwa.

Diviso in quattro capitoli, ambientati in luoghi e tempi diversi ma popolati dagli stessi personaggi, il film ruota attorno al triangolo amoroso tra la bella e timida Oki, il professore universitario Song e l'imbranato Jin-Gu, che eccede in bacca e tabacco. L'uomo, la donna, l'alcol, le sigarette, il cinema.

Hong si ripete, ma è sempre enorme e continua a toccare con sarcasmo e cinismo l'animo umano, indagando con passione il rapporto di coppia e il confronto tra i sessi, Oki's Movie non è un dramma d'autore, quanto una passionale commedia dove i protagonisti lottano per combattere la solitudine. Non è tanto la trama che deve interessare, quanto la magnifica ricostruzione dei rapporti tra i personaggi, resi con straordinaria profondità, con tutta la passione e l'abilità di Hong.






Nato nel 1960, Hong Sang-soo ha studiato cinema alla Chung-Ang University, al California College of Arts and Crafts di Los Angeles e al School of the Art lnstitute di Chicago. Dopo aver passato qualche mese a Parigi per studiare alla Cinémathèque Francaise, è rientrato in Corea, dove ha trovato lavoro nello Seoul Broadcasting Station. Nel 1999 esce il suo primo lungometraggio, "The Day a Pig Fell Into the Well" che ottiene uno straordinario successo di critica in patria e all'estero e lo impone come uno dei più importanti registi coreani. Solo due anni dopo, il suo "The Power of Kangwon Province'', girato in bianco e nero, viene presentato al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard e viene premiato con la menzione speciale della giuria.

Hong insegna anche sceneggiatura alla Korean National University of Arts e nel 2004 fonda la propria casa di produzione Jeonwonsa. Molti suoi film ricordano, per l'esplorazione dell'alienazione urbana contemporanea, il lavoro dei registi taiwenesi Edward Yang e Tsai Ming-Liang, ma lo innervano di una lieve e ambigua ironia, per la quale è spesso stato accostato a due grandi maestri come Eric Rohmer e Luis Bunuel. Tematicamente Hong si è a lungo concentrato sulle relazioni umane, viste alla luce di una pervasiva solitudine, dell'impossibilità e della rassegna­zione nel comunicare, della meccanicità dei rapporti (in particolar modo di quelli sessuali).

Il suo lavoro ha un senso di giocosità che lo porta a condurre un'indagine penetrante della società contemporanea con delle immagini che sono apparentemente prive di ogni calcolo intellettuale.

Per fare un film Hong Sang-soo sceglie prima di tutto il luogo. Solo successivamente riempie la location prescelta con una storia e dei personaggi ispirati dal luogo stesso. Regolare frequentatore dei festival internazionali, Hong Sang-soo è uno dei più noti e importanti registi coreani contemporanei. I suoi film sono più che mai innovativi nella loro struttura stratificata, ma apparentemente limpida, in cui si celano inaspettati significati e sentimenti. Questo aspetto fa di Hong Sang-soo un regista unico, dallo stile inimitabile.

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2013 OLIR SLINHI in post produzione
2013 NOBODY'S DAUGHTER HAEWON In Concorso, 63° Festival Internazionale di Berlino
2012 IN ANOTHER COUNTRY In Concorso, 65° Festival di Cannes
2011 THE DAY HE ARR1VES Un Certain Regard, 64° Festival di Cannes
2010 UKI'S MOVIE Orizzonti Film di chiusura, 67° Festival di Venezia
2010 HAHAHA Premio Un Certain Regard, 63° Festival di Cannes
2009 LIKE YOU KNOW 1T ALL Ouinzaine des Réalisateur, 62° Festival di Cannes
2008 NIGHT ANO DAY In Concorso, 58° Festival Internazionale di Berlino
2006 WOMAN OH THE BEACH Panorama, 57° Festival Internazionale di Berlino
2005 A TALE OF CINEMA In concorso, 58° Festival di Cannes
2004 WOMAN 1S THE FUTURE OF MAN In Concorso, 57° Festival di Cannes
2002 TURNING GATE 40° New York Film Festival
2000 V1RGIN STRIPPED BARE BY HER BACHELORS Un Certain Regard, 53° Festival di Cannes
1990 THE POWER OF KANGWON PROVINCE Un Certain Regard, 51° Festival di Cannes
1996 THE DAY A PIG FELL INTO THE WELL Tiger Award, 26° Festival Internazionale di Rotterdam

IN ANOTHER COUNTRY
Un film di Hong Sang-soo
Commedia, durata 88 min. - Corea del sud 2012
Con Isabelle Huppert, Kwon Hye Hyo, So-ri Moon, Jung Yu-mi, Moon Sung-keun

Una giovane studentessa di cinema e la madre giungono nella piccola Mohang (Corea), in riva al mare. La ragazza, un po’ annoiata dal quel luogo isolato e lontano, comincia a fantasticare e a inventarsi, scrivendole, delle storie che prenderanno la forma di una bizzarra e vivace sceneggiatura. Come già in altre occasioni, Hong Sang-soo lavora e gioca sulla struttura del suo cinema, costruendo un film nel film, tra divertissement e allegra, intelligente, riflessione teorica. Lasciandosi ispirare e guidare con libertà e leggerezza, il regista celebra le vaghezze, gli imprevisti e le bizzarrie che sono insiti nel processo di scrittura e confeziona un film brillante, originale e lieve.

"Con uno stile ironico e liberissimo costruisce tre variazioni sulla stessa attrice, Isabelle Huppert, chiamata a interpretare tre donne che passano qualche giorno in un albergo in riva al mare (…) Hong fa incontrare a tutte e tre le donne gli stessi personaggi (…) In questo modo può scherzare sul gallismo nazionale, sulla predisposizione alle ubriacature, sul fascino (e l’invidia) per lo straniero ma soprattutto riesce costruire una specie di ronde dei sentimenti repressi (e delle azioni mancate) inseguendo un’idea di “eterno ritorno” della vita che alla fine permette a tutti di trovare un proprio posto e una propria piccola felicità. Con una leggerezza e una libertà d’ispirazione ammirevoli". Paolo Mereghetti, Il Corriere della Sera



La nuova commedia del regista coreano raggiunge deliziose altezze fatte di pathos auto-ironico, finezza pittorica e densità simbolica. Richard Brody, The New Yorker

Hong Sang-soo è uno di quei rari cineasti a saper filmare così bene questa emozione semplice: una stretta al cuore. Jean-Sébastien Chauvin, Cahiers di Cinéma

Una leggerezza e una libertà d’ispirazione ammirevoli. Paolo Mereghetti, Corriere della Sera

Un’opera che è naturalmente portata al sogno. Jean-Sébastien Chauvin, Cahiers du cinéma

Un divertissement intrigante e piacevole. Francesca Felletti, vogue.it

Una commedia vivace, divertente, maliziosa. Louis Guichard, Télérama.fr





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