PROSSIMAMENTE

PROSSIMAMENTE


GIO 19 SET - ORE 21.00
VEN 20 SET - ORE 21.00
SAB 21 SET - ORE 18.30 / 21.00
DOM 22 SET - ORE 18.30 / 21.00
LA VITA INVISIBILE DI EURIDICE GUSMAO
Regia di Karim Aïnouz.
Un film con Carol Duarte, Júlia Stockler, Gregório Duvivier, Barbara Santos, Flávia Gusmão.
Drammatico - Brasile, 2019, durata 139 minuti.

🥇 WINNER UN CERTAIN REGARD - MIGLIOR FILM
FESTIVAL DI CANNES 2019
🥇 FILM DELLA CRITICA
Sindacato Nazionale dei Critici Cinematografici Italiani


⭐⭐⭐⭐⭐
“Un sogno ad occhi aperti, ricco di suoni, musica e colori“ - VARIETY
⭐⭐⭐⭐⭐
“Un film poderoso, raffinato e ammaliante“ - MYMOVIES.IT
⭐⭐⭐⭐⭐
“Magnifico” - THE HOLLYWOOD REPORTER
⭐⭐⭐⭐⭐
“Una perla cinematografica” - MOVIEPLAYER.IT



Euridice e Guida sono due ragazze che crescono nella stessa famiglia rigida e conservatrice. Quando Guida fugge una notte per incontrare il suo amante, Euridice acconsente di reggerle il gioco. Guida però non farà ritorno, sceglierà di sposarsi all'estero e la lontananza tra le due sorelle diventerà presto un abisso insuperabile quando il padre di entrambe deciderà di eliminare la peccatrice Guida dalla memoria della famiglia, impedendole di avere qualunque contatto con sua sorella.


"Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione" è il romanzo di Martha Batalha che il brasiliano Karin Aïnouz sceglie di portare sullo schermo, per due ore e venti che passano in un lampo, tante sono le emozioni che riesce a regalare.

Come e meglio del nostro L'amica geniale, il tentativo di portare al cinema una storia amata dai lettori di due donne complementari, unite e inseparabili è assolutamente riuscito. Il risultato è un'operazione che va ben oltre il letterario, diventa un film godibile a se stante, apprezzabile in primis per la scelta di raccontare la sorellanza in termini di amore smodato, ispirazione quotidiana, ricerca infinita in una Rio de Janeiro mai così piena di gente e di disperazione.

Cosa accade se fai l'errore di sposare l'uomo sbagliato e tuo padre ti impedisce di tornare a casa? Guida, un'eccezionale Julia Stockler, sconta sulla sua pelle il peso di questa risposta, finendo per fare ogni giorno i conti con la miseria e un bambino da crescere da sola. Diverso il destino di Euridice, Carol Duarte in stato di grazia, perfetta in ogni singola inquadratura: lei segue, obbediente, ciò che il padre ha scelto per lei. Un marito, tanto per iniziare, incapace di trattarla con rispetto persino la prima notte di nozze, ma fedele all'ideologia fallocentrica dell'uomo padrone sposata da suo padre.


Euridice non è messa mai nella condizione di poter scegliere, in tutta la sua vita. Una famiglia rispettabile, abiti decorosi, ristoranti chic e una bella casa al prezzo di una libertà personale continuamente umiliata. L'unica cosa che sogna è diventare una grande pianista, ma anche una legittima ambizione viene mal sopportata in un contesto repressivo dove la donna deve limitarsi ad essere madre e moglie obbediente e silenziosa. Ed Euridice obbedisce, sempre e comunque, ma non rinuncerà mai a cercare in ogni modo sua sorella, che intanto vive tra gli ultimi, solo per una piccola ribellione adolescenziale.

Commuove l'amore a distanza tra queste due sorelle, narrato con grazia da un autore che non sbaglia un colpo e riesce a firmare un film poderoso, dalla struttura narrativa solida, con un'introspezione psicologica e una caratterizzazione dei personaggi affascinante e potente, senza mai rinunciare all'estetica raffinata.


Impossibile non cedere al fascino di questo racconto. Impossibile non restare travolti dalle capriole emotive delle protagoniste, dalle loro avventure disgraziate, da quella voglia di espressione costantemente frustrata e messa a tacere. Si parteggia per loro, si segue ogni vicissitudine familiare come fosse la propria, si condivide il pathos che l'autore distribuisce ad arte e con rara misura nel narrare decenni di vita di due donne le cui esperienze che diventano in qualche modo universali. Tutti abbiamo avuto o conosciuto un'Euridice e una Guida in famiglia, tutti abbiamo coltivato dentro noi stessi la voglia di ribellarci o adeguarci al modello familiare. Ainouz ha saputo raccontarlo attraverso i volti e i corpi magnifici e tormentati di due bravissime attrici, e non finiremo di ringraziarlo per questo.

(fonte - https://www.mymovies.it)




















DAL 10 OTTOBRE
LE VERITÀ
Regia di Kore'eda Hirokazu.
Un film con Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, Clémentine Grenier, Manon Clavel.
Drammatico - Francia, 2019, durata 107 minuti.


Diva del cinema francese, Fabienne Daugeville pubblica un libro di memorie e per l'occasione riceve la visita della figlia Lumir, sceneggiatrice che vive a New York con il marito Hank e la piccola Charlotte. Nella villa parigina di Fabienne, le due donne si sforzano di entrare in contatto l'una con l'altra e di fare i conti con il passato, impresa resa tanto più ardua dalla presenza delle famiglie e del maggiordomo Luc, stufo di essere dato per scontato. Fabienne è anche impegnata sul set, recitando in un film che confonde ulteriormente i confini del ruolo materno e di quello filiale.



Il giardino della villa di Fabienne è nel mezzo di Parigi, e quando d'estate cadono le foglie il rumore della metro si fa più acuto, ma sembra un mondo a parte, recluso. È il piccolo regno di una donna che al mestiere di attrice ha dato tutto, anche a scapito degli affetti personali.

Kore-eda, nel suo secondo debutto stavolta in territorio straniero, con la curiosità meticolosa dell'outsider esplora ogni angolo di una casa bellissima, "anche se c'è una prigione proprio qui dietro". E in una prigione della parola deve sentirsi Lumir, figliol prodiga che da bambina voleva fare l'attrice, ma che da adulta è diventata sceneggiatrice, nel tentativo forse di dare un senso alla voce di una madre che spesso di fronte alla realtà sceglie di far vincere la leggenda. Per essere l'opera di un regista che gira in una lingua non sua, Le Verità stupisce per la perfetta sinfonia di ambiguità e allusioni dei suoi dialoghi, giocati su un corto circuito costante di età, ruoli familiari, ricordi e riflessi di sé.


Sull'onda della consacrazione con Un affare di famiglia, Palma d'oro a Cannes e grande successo internazionale, l'autore giapponese si cala nel contesto alto-borghese della vecchia Europa in modo discreto ma decisivo, recando in dote il suo elegante rigore di messa in scena a beneficio di una storia che, lasciata al suo eccesso francese, avrebbe potuto facilmente perdersi.

Poco incline ad avventurarsi per le vere strade di Parigi, che fanno solo un paio di fuggevoli apparizioni, Kore-eda crea invece una domesticità sempre visibilmente artefatta (dal suddetto giardino-prigione agli interni in auto, così simili al green screen sulle finestre del set cinematografico a cui conducono) in cui Catherine Deneuve e Juliette Binoche possono giocare la loro partita a suon di finzioni. Le due star, mai prima insieme sullo schermo, sono poco credibili come madre e figlia, ed è proprio questo il punto: nemmeno i loro personaggi ci credono, in un film troppo plurale per essere categorico.

Mentre gli uomini si moltiplicano (guidati da un Ethan Hawke bonariamente di contorno), le donne si cambiano di posto, si riconfigurano, si specchiano l'una nell'altra. Non si fidano della memoria e non credono alle parole, ma hanno vissuto troppo a lungo per riconoscere madri e nonne dall'odore come fa Charlotte.



Leggero nel tono ma profondamente funereo nel sottotesto, Le verità è un film che costringe a misurarsi anche con i fantasmi, in particolare quelli, forse molto veri e personali, di Deneuve. È appropriato che le suggestioni autobiografiche si facciano strada nei personaggi, in un'opera che si accende di passione quando parla del mestiere dell'attore. Kore-eda ne traccia una mappa spirituale, dai gesti sul set alle frustrazioni, dalla vulnerabilità ai capricci, dalla tecnica alla magia. E se queste attrici, celebrate o mancate che siano, non sono in grado di perdonarsi da sole vorrà dire che le perdonerà il pubblico.

(fonte - https://www.mymovies.it)



MER 18 SET - ORE 21.00
THE GANGSTER, THE COP, THE DEVIL
Regia di LEE Won-tae
Drammatico - Corea del sud, 2019, durata 109 minuti.

Festival di Cannes - 2019


Le vie dell’action-thriller sono infinite, o quasi, e il cinema sudcoreano le sa percorrere a occhi chiusi. Dal punto di vista delle strutture narrative e, naturalmente, dal punto di vista stilistico. Pensiamo a The Chaser. Pensiamo a The Man from Nowhere. Pensiamo ai tanti cult che gli appassionati conoscono a memoria. The Gangster, The Cop, The Devil, però, non si accontenta e moltiplica tutto per tre: l’elemento crime, l’elemento poliziesco, l’elemento noir. Più che l’ennesima variazione sul tema, un appassionante – e divertente! – virtuosismo pop. La storia di un’alleanza spericolata tra uno sbirro e un bandito, impegnati a costruire una tregua per neutralizzare un serial killer. Chi sono i buoni e chi sono i cattivi?

IL PROSSIMO FILM DELLA RASSEGNA








(fonte - https://www.mymovies.it)


GIO 12 SET - ORE 21.00
VEN 13 SET - ORE 21.00
SAB 14 SET - ORE 21.00
DOM 15 SET - ORE 18.30
GRANDI BUGIE TRA AMICI
Regia di Guillaume Canet.
Un film con François Cluzet, Marion Cotillard, Gilles Lellouche, Laurent Lafitte, Benoît Magimel.
Commedia, Drammatico - Francia, 2019, durata 131 minuti.


Sfiancato dalle scadenze e da una situazione economica assai poco rosea, Max si trasferisce nella sua casa al mare per riflettere. Lì, senza preavviso, lo raggiunge il suo gruppo di amici storici, che non vede da oltre 3 anni, per festeggiare il suo compleanno. La sorpresa è certamente riuscita ma l'accoglienza lascia a desiderare. Max non finge neppure di essere felice. Anzi, fa di tutto per non mettere a proprio agio gli (ex?) amici. Una situazione che metterà il gruppo in una situazione ancora una volta imprevedibile.


CANET DIRIGE IL SEQUEL DEL CULT PICCOLE BUGIE TRA AMICI.

(fonte - https://www.mymovies.it)


MER 11 SET - ORE 17.00 / 21.00
DOM 15 SET - ORE 21.00
BIGLIETTO INTERO - 6 EURO
RIDOTTO STUDENTI/ARCI - 5 EURO
EASY RIDER
Regia di Dennis Hopper.
Un film con Peter Fonda, Jack Nicholson, Karen Black, Dennis Hopper, Luana Anders.
Drammatico - USA, 1969, durata 94 minuti.


Restaurato in 4K da Sony Pictures Entertainment in collaborazione con Cineteca di Bologna presso i laboratori L'Immagine Ritrovata, Chace Audio e Deluxe Audio e Roundabout Entertainment.

Da ovest a est: Wyatt e Bill (Peter Fonda e Dennis Hopper, entrambi anche sceneggiatori del film), dopo aver trasportato un quantitativo ingente di droga dal Messico, attraversano gli States sui loro chopper nuovi fiammanti diretti al carnevale di New Orleans. Quintessenza del road movie e sintesi della cultura hippy, un viaggio nella decadenza dell’American Dream, nei nuovi sogni ribelli, tra donne, sesso, motociclette, stupefacenti e ottima musica rock. Poi c'è anche una sottile trama con una morale, che trova la sua perfetta sintesi alla fine del film. E lascia un terribile amaro in bocca. Indie fino al midollo, costò due lire e incassò milioni diventando il film-bandiera di un'intera generazione.



UN AMARO SOGNO DI LIBERTÀ IN VIAGGIO VERSO NEW ORLEANS

Road movie sceneggiato dai due interpreti principali, Peter Fonda e Dennis Hopper, e diretto da quest'ultimo, Easy Rider è un racconto sulla libertà, un viaggio che ha per meta il Carnevale di New Orleans, la festa della città sul grande Delta.
E stavolta è necessario un racconto amarissimo e crudele, che alla fine indigna senza parole, per denunciare lo squallore e la paura della provincia bianca e borghese del sud nel 1969. Una paura che si manifesta rozzamente nei confronti di qualsiasi minima e pericolosa traccia di diversità. Se a questo aggiungiamo l'evidenza di un grande cinema, in cui i paesaggi che cambiano, gli interpreti e la musica sembrano danzare all'unisono una ballata disperata senza scampo, allora, forse, diventa facile per lo spettatore riconoscere la presenza di una visione unica e irrepetibile nell'immaginario cinematografico. E nella quale la mano dell'autore, (con quegli scatti di montaggio che anticipano spesso le inquadrature successive) si rivela in tutta al sua destabilizzante natura.
E quando il desiderio di libertà si cristallizza in fuga e assume sembianze allucinatorie e lesionanti, come nella sequenza dell'acido, le voci e le immagini si fondono, delirano, e trascinano chi guarda lentamente alla deriva.

(fonte - https://www.mymovies.it)


VEN 6 SET - ORE 21.00
SAB 7 SET - ORE 21.00
DOM 8 SET - ORE 21.00
MAR 10 SET - ORE 21.00
BIGLIETTO UNICO 6 EURO
EFFETTO DOMINO
Regia di Alessandro Rossetto.
Un film con Diego Ribon, Mirko Artuso, Nicoletta Maragno, Maria Roveran, Roberta Da Soller.
Drammatico - Italia, 2019, durata 104 minuti.

Effetto Domino, il nuovo film di Alessandro Rossetto, sarà presentato nella sezione Sconfini di Venezia 76 e nelle sale italiane


Nordest italiano, una località termale che ha visto decine di alberghi cadere vittime della crisi. Gianni Colombo, geometra specializzato nel mercato immobiliare che da mesi non conclude un affare, ha un'idea: rilevare venti hotel in disuso e trasformarli in residenze di lusso per pensionati facoltosi desiderosi di trascorrere la terza età in un "paradiso senza Dio". Colombo coinvolge nell'impresa Franco Rampazzo, un ex muratore che, grazie al lavoro di una vita, ha procurato una tranquilla esistenza borghese alla moglie e alle due figlie. Rampazzo, che ha una pala e un piccone tatuati sul braccio, vuole solo "tornare a costruire": restando a braccia incrociate si era chiuso in se stesso e aveva rischiato di perdersi. Colombo e Rampazzo si sentono due bucanieri alla conquista del riscatto loro negato dal crollo economico. E il loro piano di riscossa è quello di un'intera nazione.



Liberamente ispirato al romanzo omonimo di Romolo Bugaro, Effetto domino è il secondo lungometraggio di finzione del documentarista Alessandro Rossetto dopo Piccola patria e racconta nel dettaglio una realtà ampiamente documentata dalle cronache e la corsa a creare qualcosa di falso pensando di ottenere guadagni veri.

Il racconto, sceneggiato insieme a Caterina Serra, sta fra il saggio di antropologia, l'osservazione entomologica e la messa a nudo della dimensione grottesca, "sorrentiniana", del potere e dell'umiliazione cui si espone chi il potere non ce l'ha. Effetto domino affronta di petto alcuni "elefanti in salotto" della contemporaneità: l'invecchiamento progressivo dei Paesi occidentali e la conseguente nascita del "business della vecchiaia"; il crollo dell'edilizia, settore trainante dell'economia e in alcune zone attività primaria; la globalizzazione come epitome dell'etica (si fa per dire) del cane mangia cane, secondo una piramide di sopraffazione in cui ognuno si scopre contemporaneamente vittima e carnefice.

La vicenda narrata è una via crucis in sei stazioni, con il commento algido e talvolta sarcastico della voce fuori campo di Paolo Pierobon, che sottolinea in maniera "scientifica" le dinamiche fra gli esseri (sempre meno umani) in scena, attingendo anche ad alcuni passi firmati da Jonathan Franzen. La storia è durissima e dolorosa, non solo perché ne riconosciamo i contorni, ma anche perché è raccontata come un lento scollinamento verso gli inferi attraverso atmosfere rarefatte e ambienti lunari: il disfacimento dei luoghi e dei convincimenti morali, la scomparsa dei punti di riferimento, il ruolo che ognuno gioca nel creare quell'effetto domino che fa crollare impalcature costruite da persone la cui soddisfazione più profonda sarebbe quella di "far nascere le cose". In assoluto il tema più rilevante è l'incapacità degli uomini di affrontare la morte: anziani che credono di poter vivere per sempre, cinquantenni che contemplano con orrore la propria caducità, giovani che ostentano il loro sentirsi invincibili.


Rossetto ha una mano registica felice, coadiuvata dalla direzione della fotografia di Daniel Mazza e dal montaggio esperto di Jacopo Quadri. Gli attori protagonisti hanno facce familiari ma non sovrautilizzate dal cinema: Diego Ribon è un Serge Reggiani contemporaneo, Mirko Artuso un Gastone Moschin per il Ventunesimo secolo, Shi Yang Shi (anche consulente alla sceneggiatura per la parte cinese) un credibile falco della finanza non del tutto privo di coscienza. E gli intensi volti di Nicoletta Maragno, Maria Roveran e Roberta Da Soller servono a ricordare che la concretezza e il buon senso, nei momenti difficili, sono soprattutto appannaggio femminile. Particolarmente ispirato l'utilizzo delle musiche di Vivaldi, a commento e talvolta a contrasto.

(fonte - https://www.mymovies.it)