IN CARTELLONE

AU HAZARD BALTHAZARUn film di Robert Bresson.
Drammatico, b/n durata 90 min. - Francia, Svezia 1966.
Con Anne Wiazemsky, Walter Green, François Lafarge, Jean-Claude Guilbert


Quando volle raccontare la storia dell’asinello Balthazar, Bresson si ricordò del motto dei principi di Baux, in Provenza, ‘Au Hasard Balthazar’, un gioco di parole fra Baux e Hasard, a cui sottrasse tuttavia l’aspetto guascone per recuperare il senso di spaesamento dell’hasard. Una libera traduzione potrebbe configurarsi come: ‘Alla deriva Balthazar’. Poiché proprio questo è il senso della vita dell’asinello: la sua purezza e la sua bontà non hanno spazio in un mondo ormai privato della Grazia. Volendo, si può anche vedere nella storia di Balthazar la più profonda e suggestiva metafora della passione di Cristo. (Restaurato nel 2015 da Argos Films)

La gestazione di Au hasard Balthazar è lunga e laboriosa. La sua idea iniziale risale ai primi anni '50: un'idea balenata a Bresson come una visione, la visione di una gran testa d'asino che riempie tutto lo schermo, invadente e persistente. Solo una quindicina di anni dopo l'idea può concretizzarsi in qualcosa che è molto prossimo alla visione originaria: effettivamente la testa di Balthazar, e con essa il corpo greve, tutto nero e peloso (solo il muso ha una macchia bianca), occupa interamente la scena di Au hasard Balthazar, dall'inizio alla fine, dalla nascita alla morte, facendo da perno a una struttura compositiva perfettamente circolare e conchiusa in se stessa. Sergio Arecco, Robert Bresson. L'anima e la forma, Le Mani, Genova 1998

Il mio film è partito da due idee che si completano. In primo luogo: mostrare le tappe della vita di un asino simili a quelle della vita di un uomo. L'infanzia: le carezze. L'età matura: il lavoro. Il talento o il genio: l'asino sapiente. Il periodo mistico che precede la morte: l'asino che porta le reliquie. In secondo luogo: quest'asino passa nelle mani di diversi padroni, che rappresentano ciascuno un vizio umano: gola, accidia, superbia, ira... Esso ne soffre in modo diverso. Li guarda con l'occhio di un giudice. (…) Balthazar porta con sé, forzatamente, l'erotismo greco, e a un tempo, la spiritualità e il misticismo biblici. Robert Bresson, da Robert Bresson: une patience d'âme, intervista di Paul Gilles, "Arts", 3 novembre 1965