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| MER 2 APR - ORE 21.00 DOM 6 APR - ORE 18.30 BIGLIETTI INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50 ANTANI - 5 EURO |
Regia di Luciano Salce.
Un film con Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Gigi Reder, Giuseppe Anatrelli, Liù Bosisio.
Comico - Italia, 1975, durata 100 minuti.
Un film con Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Gigi Reder, Giuseppe Anatrelli, Liù Bosisio.
Comico - Italia, 1975, durata 100 minuti.
Il 27 marzo 1975 usciva Fantozzi. Per festeggiare il primo, leggendario capitolo della saga cinematografica del Ragioniere, la Cineteca di Bologna, in collaborazione con RTI e Mediaset Infinity, hanno curato il restauro realizzato dal laboratorio L’Immagine Ritrovata, con la supervisione di Daniele Ciprì per la color correction.
Tratto dai due romanzi che Paolo Villaggio pubblicò per Rizzoli nel 1971 (Fantozzi) e nel 1974 (Il secondo tragico libro di Fantozzi), il film Fantozzi fu affidato alla regia di Luciano Salce.
Come quella di un eroe misterioso, l’epifania cinematografica del rag. Ugo Fantozzi avviene di spalle: controcampo, una mazzata in testa, e il personaggio ha già il suo destino cucito addosso. Il volto è naturalmente quello del suo autore, che da tempo ne limava i tratti in televisione, per poi tirar fuori dalle pagine di due best seller quella che oggi possiamo considerare la maschera comica più popolare d’Italia.
Fantozzi è un personaggio che non ha nulla a che vedere con il successo di tanti accenti regionali che hanno caratterizzato la nostra comicità, e, se i natali genovesi di Paolo Villaggio hanno sicuramente avuto un’importanza determinante nella sua vicenda biografica, questi tuttavia non trovano riverbero nel Ragioniere. Insomma, Fantozzi è un vero e proprio eroe nazionale. Lo è stato fin dall’inizio e, a quanto pare, continuerà ad esserlo. Sì, perché quella straordinaria scintilla d’intelligenza da cui è nato non si è lasciata imbrigliare dalle circostanze, pur dettagliatissime, dell’Italia degli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta che viene ritratta: quelle, appunto, sono solo circostanze..
(fonte - https://www.mymovies.it)
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| MER 5 MAR - ORE 21.00 SAB 8 MAR - ORE 18.30 BIGLIETTI INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50 SOCI ANTANI - 5 EURO |
Regia di Josef von Sternberg.
Un film con Marlene Dietrich, Emil Jannings, Kurt Gerron, Rosa Valetti, Hans Albers.
Drammatico - Germania, 1930, durata 104 minuti.
Un film con Marlene Dietrich, Emil Jannings, Kurt Gerron, Rosa Valetti, Hans Albers.
Drammatico - Germania, 1930, durata 104 minuti.
Capolavoro indiscusso del primo cinema sonoro tedesco, L’angelo azzurro lanciò un nuovo mito femminile che avrebbe influenzato la storia, non solo del cinema. L’ambigua, sensuale, cinica cantante di cabaret Lola Lola è un personaggio iconico, il primo che Marlene Dietrich interpretò nel suo lungo sodalizio (otto film) con Joseph von Sternberg, il regista che ne plasmò l’immagine di donna fatale, libera ed emancipata. Dotata di una bellezza, di un fascino, di qualità attoriali fuori scala, Marlene Dietrich è molto più di una diva, è una delle grandi figure femminili del Ventesimo secolo, capace di sfidare e modificare le norme della società. “La sua Lola Lola, che la scaraventò sotto i riflettori, è il trionfo di eros e thanatos per la cultura europea. Il professore che cede al suo fascino roco ed erotico è un esempio della crisi di Weimar. Star e Storia per sempre insieme in un film a suo modo perverso”(Roy Menarini).
Restaurato da Friedrich-Wilhelm-Murnau-Stiftung in collaborazione con Bundesarchiv presso i laboratori Omnimago e L’Immagine Ritrovata, a partire da un controtipo negativo nitrato e da un duplicato negativo utilizzato per le scene mancanti. Con il sostegno di Beauftragte der Bundesregierung für Kultur und Medien (BKM).
(fonte - https://www.mymovies.it)
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| MER 5 FEB - ORE 21.00 SAB 8 FEB - ORE 18.30 BIGLIETTI INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50 SOLO PER SOCI ANTANI - 5 EURO |
Regia di Peter Weir.
Un film con Rachel Roberts, Dominic Guard, Helen Morse, Jacki Weaver, Vivean Gray.
Drammatico - Australia, 1975, durata 115 minuti.
Un film con Rachel Roberts, Dominic Guard, Helen Morse, Jacki Weaver, Vivean Gray.
Drammatico - Australia, 1975, durata 115 minuti.
Australia, 1900. Durante una gita, un gruppo di ragazze di un collegio femminile scompare misteriosamente. Dall’omonimo romanzo di Joan Lindsay, il film che ha portato alla ribalta internazionale Peter Weir (Leone d’oro alla carriera a Venezia 2024) e il cinema australiano. “Uno studio sulla repressione” (Guido Fink) fatto di atmosfere sospese e perturbanti, di una natura abbagliante e misteriosa, di un’inquietudine indicibile sapientemente costruita attraverso immagini e colonna sonora. “Abbiamo lavorato molto duramente per creare un ritmo allucinato e ipnotico, così da far perdere la consapevolezza degli eventi. Ci si ferma per fare il punto e si piomba in quell’atmosfera così chiusa. Ho fatto tutto quello che potevo per ipnotizzare lo spettatore e tenerlo lontano da ogni possibile spiegazione” (Peter Weir)
far perdere la consapevolezza degli eventi. Ci si ferma per fare il punto e si piomba in
quell’atmosfera così chiusa. Ho fatto tutto quello che potevo per ipnotizzare lo
spettatore e tenerlo lontano da ogni possibile spiegazione.”
(Peter Weir, in Jan Dawson, Picnic Under Capricorn, “Sight and Sound”, 1976).
(fonte - https://www.mymovies.it)
Kurosawa
4 film realizzati dal maestro giapponese con la casa di produzione Toho tra il 1949 (Cane randagio)
e il 1962 (Sanjuro, sequel di quella Sfida del samurai che ispirò Per un pugno di dollari di Sergio
Leone), passando per Vivere (1952, mai distribuito in Italia) e I sette samurai (1954) distribuito per
la prima volta in Italia nella versione integrale di 207 minuti, presentata in anteprima la scorsa estate
in Piazza Maggiore a Bologna al festival Il Cinema Ritrovato.
“Discendente di una famiglia di samurai – racconta il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca
Farinelli –, conoscitore della cultura occidentale, Kurosawa firma la sua prima regia nel 1942. Il
primo film che presentiamo è Cane randagio (1949), un poliziesco serratissimo, con una storia simile
a Ladri di biciclette, dove però il derubato è un giovane poliziotto a cui viene sottratta la pistola
d’ordinanza. È anche l’inizio di uno dei più leggendari sodalizi della storia del cinema, quello con
Toshiro Mifune, e la prima di sei collaborazioni con lo sceneggiatore Ryuzo Kikushima.
Il secondo, Vivere (1952), è considerato da alcuni critici il suo capolavoro; mai distribuito in Italia, è un percorso di scoperta di sé, il racconto di un’avventura interiore scatenato dall’approssimarsi della morte.
I sette samurai, il film giapponese più noto in Occidente, fu conosciuto all’estero, fino agli anni Ottanta, in una versione mutila di un’ora, dove i samurai erano solo quattro... Mai distribuito in Italia in versione integrale, è un’ode umanista alla resistenza morale contro la sfiducia e la disperazione. Adorato dai contemporanei – Fellini avrebbe modellato il trucco, i vestiti e la camminata di Gelsomina nella Strada pensando ai samurai – ha influenzato profondamente i grandi riformatori del cinema
hollywoodiano, da Peckinpah, a Coppola e Lucas.
Infine Sanjuro (1962), sequel di La sfida del samurai (1961), due parodie della violenza, opere senza le quali non ci sarebbe stato Sergio Leone e probabilmente nemmeno Quentin Tarantino”.
SANJURO
Regia di Akira Kurosawa.
Un film con Toshirô Mifune, Tatsuya Nakadai, Takashi Shimura, Takako Irie.
Drammatico - Giappone, 1962, durata 96 minuti.
Un film con Toshirô Mifune, Tatsuya Nakadai, Takashi Shimura, Takako Irie.
Drammatico - Giappone, 1962, durata 96 minuti.
V.O. SOTT ITA
MER 15 GEN - ORE 18.00
Il samurai senza padrone Sanjuro, fu incarnato in modo così divertente da Toshiro Mifune che era
solo questione di tempo prima che tornasse in un sequel. Realizzato appena un anno dopo, Sanjuro
eguaglia la destrezza narrativa di Yojimbo.
Regia di Akira Kurosawa.
Un film con Toshirô Mifune, Takashi Shimura, Yoshio Inaba, Seiji Miyaguchi, Minoru Chiaki.
Drammatico - Giappone, 1954, durata 207 minuti.
Un film con Toshirô Mifune, Takashi Shimura, Yoshio Inaba, Seiji Miyaguchi, Minoru Chiaki.
Drammatico - Giappone, 1954, durata 207 minuti.
V.O. SOTT ITA
MER 15 GEN - ORE 21.00
XVI secolo. Mentre imperversano le guerre civili, i contadini di un villaggio riescono a convincere
sette samurai a difenderli contro una banda di quaranta predoni. In realtà i samurai sono soltanto
sei perché il settimo (interpretato dal prodigioso Toshiro Mifune) è un contadino che ha imparato a
combattere, personaggio-chiave dell’inedita dialettica sociale del film, fra la casta nobile dei
guerrieri in disarmo e il popolo umiliato e offeso. Questo aspetto essenziale del film fu quasi
cancellato dai brutali tagli imposti dalla produzione (quaranta minuti per l’edizione giapponese e
addirittura settanta per quella internazionale) che impoverirono la complessità di tinte e registri
della versione integrale. Di questo capolavoro (uno dei più grandi successi del cinema giapponese)
sono ammirevoli la scansione narrativa, la forza plastica e figurativa delle scene di battaglia e il
disegno dei personaggi.
Regia di Akira Kurosawa.
Un film con Toshirô Mifune, Takashi Shimura, Yasushi Nagata.
Poliziesco - Giappone, 1949, durata 95 minuti.
Un film con Toshirô Mifune, Takashi Shimura, Yasushi Nagata.
Poliziesco - Giappone, 1949, durata 95 minuti.
V.O. SOTT ITA
MER 22 GEN - ORE 18.00
Con un realismo quasi à la Simenon, un grande noir che trascende il genere: “Inoshiro Honda
dirigeva la seconda unità. Ogni mattina gli dicevo che cosa mi serviva e lui andava a filmarmelo fra
le rovine della Tokyo postbellica. Dicono spesso che in Cane randagio ho colto molto bene
l’atmosfera del Giappone postbellico; se è così, devo in buona parte questa riuscita a Honda” (Akira
Kurosawa).
Regia di Akira Kurosawa.
Un film con Takashi Shimura, Shinichi Himori, Haruo Tanaka, Minoru Chiaki, Miki Odagiri.
Drammatico - Giappone, 1952, durata 143 minuti.
Drammatico - Giappone, 1952, durata 143 minuti.
V.O. SOTT ITA
MER 22 GEN - ORE 21.00
Trent’anni di lavoro in un ufficio municipale hanno reso Watanabe un burocrate indifferente che
trascina inutili giornate. Ma quando scopre di avere un cancro che gli lascia pochi mesi di vita,
prima sprofonda nella disperazione, poi tenta di abbandonarsi a una notte di piaceri, infine si
consacra a una causa civile, riscattando la sua esistenza. Aperto e chiuso da un’impietosa
raffigurazione dell’abbrutimento impiegatizio, Vivere descrive una discesa agli inferi che si converte
in un racconto morale senza moralismi. Kurosawa conferisce alla narrazione il respiro di un grande
romanzo metropolitano con audaci ellissi temporali, inattesi flashback e squarci visionari.
Memorabili, per l’asciutta crudeltà, le sequenze della sala d’aspetto e del falso responso medico.
(fonte - https://www.mymovies.it)
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| SPETTACOLO UNICO SAB 2 NOV - ORE 18.30 BIGLIETTI INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50 |
Regia di Brian De Palma.
Un film con Amy Irving, Sissy Spacek, Piper Laurie, John Travolta, William Katt.
Drammatico - USA, 1976, durata 97 minuti.
LINGUA ORIGINALE CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO
Un film con Amy Irving, Sissy Spacek, Piper Laurie, John Travolta, William Katt.
Drammatico - USA, 1976, durata 97 minuti.
LINGUA ORIGINALE CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO
Carrie White è un'adolescente sola ed insicura, costantemente sbeffeggiata dai suoi compagni di classe ed oppressa dalla madre, una fanatica religiosa ossessionata dal peccato. Un giorno, nello spogliatoio della palestra, Carrie ha le sue prime mestruazioni e ne rimane traumatizzata; le altre ragazze la deridono senza pietà, ed organizzano contro di lei un terribile scherzo per il ballo di fine anno...
Tratto dal romanzo d'esordio del celebre scrittore Stephen King, Carrie - Lo sguardo di Satana costituisce una delle pellicole in assoluto più famose e significative all'interno del genere horror.
(fonte - https://www.mymovies.it)
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| MER 6 NOV - ORE 21.00 SAB 9 NOV - ORE 18.00 BIGLIETTI INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50 SOCI ANTANI 5 EURO |
Regia di Wim Wenders.
Un film con Harry Dean Stanton, Hunter Carson, Justin Hogg, Nastassja Kinski, Dean Stockwell.
Drammatico - USA, 1984, durata 150 minuti.
Un film con Harry Dean Stanton, Hunter Carson, Justin Hogg, Nastassja Kinski, Dean Stockwell.
Drammatico - USA, 1984, durata 150 minuti.
PALMA D'ORO AL MIGLIOR FILM - FESTIVAL DI CANNES 1984
PREMIO SPECIALE - DAVID DI DONATELLO 1985
Scritto assieme a Sam Shepard, interpretato da Harry Dean Stanton e Nastassja Kinski, con le leggendarie musiche di Ry Cooder, Paris, Texas è, secondo Emmanuel Carrère, “il film più calmo, più sobrio che Wenders abbia mai diretto”. Sicuramente è l’opera che ha definitivamente consacrato il regista tedesco tra i grandi autori del cinema mondiale. Ultimo film del periodo americano di Wenders, Paris, Texas è un road movie libero, tenero e disperato, un omaggio ai luoghi del western, una rilettura umanissima dei generi hollywoodiani.
Un padre che invecchia sotto il cappello da baseball e un figlio bambino attraversano il Texas su un pick-up, in cerca d’una moglie e mamma perduta anni prima. Parlano di teoria del Big Bang e del perché lei se ne sia andata. L’uomo, che aveva chiuso nel silenzio colpe e sconfitte, riscopre la parola e il senso delle relazioni umane..
Presentato in anteprima all’ultimo Festival di Cannes e al festival Il Cinema Ritrovato di Bologna, il restauro in 4K di Paris, Texas è stato realizzato nel 2024: il negativo originale in 35 mm è stato scansionato in 4K presso L’Immagine Ritrovata a Bologna, con il sostegno finanziario del CNC; il restauro e la color correction hanno avuto luogo presso Basis Berlin Postproduktion, con il sostegno di Chanel e del German Film Heritage Funding Program (FFE).
(fonte - https://www.mymovies.it)
Il 28 settembre 1924 nasceva uno dei più grandi divi del cinema mondiale: Marcello Mastroianni. La
Cineteca di Bologna, con il suo progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema, celebra i 100 anni di
Marcello Mastroianni portando nelle sale italiane 7 film che ripercorrono una carriera
con pochi eguali.
Iniziamo dal 1954: Marcello è al fianco di Sophia Loren in Peccato che sia una canaglia di
Alessandro Blasetti; nel 1958 entra nella banda più improbabile della storia del cinema, quella dei
Soliti ignoti di Mario Monicelli. Nel 1960, La dolce vita di Federico Fellini consacra l’icona a livello
mondiale. L’anno successivo, il 1961, Pietro Germi lo trasfigura in chiave grottesca nel suo Divorzio
all’italiana. La consacrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, è definitiva quando presta il volto a
Federico Fellini nel suo 81⁄2 del 1963. Con l’ispirazione di Eduardo e la regia di Vittorio De Sica,
ritroviamo, nel 1964, Marcello e Sophia in Matrimonio all’italiana. Diversi anni dopo, nel 1977, la
coppia si ritrova in una delle sue interpretazioni più toccanti, Una giornata particolare di Ettore
Scola.
“Nessuno è mai stato protagonista di così tanti capolavori – racconta il direttore della Cineteca di
Bologna Gian Luca Farinelli –, facendo sempre scelte coraggiose, come, ad esempio, dopo La dolce
vita e 81⁄2, quando tutti lo volevano latin lover e lui, invece, scelse di inanellare una serie incredibile
di film in cui è impotente, forse omosessuale, cornuto, contribuendo a creare un’immagine diversa
del maschio italiano, sensibile, elegante, perdente, ironica, empatica. Forse proprio per questo non ci
pare possibile che compia oggi 100 anni, perché tra tutti gli attori della sua generazione solo lui ci
pare un nostro contemporaneo. È il motivo per cui abbiamo deciso di celebrarlo, non con un solo
film, ma distribuendo in Italia addirittura 7 capolavori da lui interpretati”
TUTTI I FILM
La dolce vita fu una svolta importantissima nella mia carriera. Al ruolo arrivai nella maniera più
convenzionale, più normale. Un famoso regista ti fa sapere che vuole vederti, Fellini in questo caso,
tu vai a un appuntamento a Fregene perché quella è la sua spiaggia preferita, ecco, così... Io mi ci
recai con l’avvocato, per darmi un po’ un tono, mi ero detto: “Hai visto mai che ’sto regista
famoso...? E allora fammici andare con Ferrara, l’agente!”. Fellini, dandomi subito del tu, fece:
“Ho piacere che sei venuto: ho pensato a te, sai, a me non importa la bravura di un attore, mi
servirebbe la tua faccia qualunque. Anche se De Laurentiis vuole Paul Newman, a me non interessa,
voglio un volto qualsiasi come il tuo”. Lì per lì rimasi molto imbarazzato perché, anche se sapevo
benissimo di avere un volto come diceva lui, questa sua uscita era brutale. Allora, anche perché
avevo l’avvocato Ferrara accanto chiesi: “Ma potrei leggere il copione prima di decidere?”. Lui
ribatté: “Sì, come no”, e chiamando Ennio Flaiano che stava sotto un ombrellone, gli disse di
portarmelo. Dopo un minuto Flaiano arrivò con un mucchietto di fogli bianchi su cui non c’era
scritta neppure una parola. Solo c’era un disegno fatto da Fellini che rappresentava il mare, le onde,
dentro le quali nuotava un uomo con un fallo lunghissimo che arrivava fino al fondale, circondato
da un gruppetto di sirene che danzavano. Io divenni rosso, verde, ero molto imbarazzato, ebbi la
netta sensazione che Federico si fosse preso gioco di me, di questo attore che per giunta arrivava
con l’agente e che, quindi, aveva proprio sbagliato sistema. Così per salvarmi dalla situazione, dissi:
“Va bene, molto interessante, faccio il film”.
Marcello Mastroianni
Agli inizi della mia carriera cinematografica, furono per me molto importanti due registi. Luciano Emmer con Domenica d’agosto, un film che ebbe un gran successo, anche all’estero. E poi Mario
Monicelli, che allora lavorava in coppia con Steno.
Ho girato tanti film con Monicelli, per esempio I soliti ignoti. Nacque per sfruttare le scenografie delle Notti bianche, che avevo fatto con Visconti e che era costato molto.
Poi, in realtà, non girammo mai nel teatro di posa con le scenografie delle Notti bianche.
Nei Soliti ignoti scattò la stupefacente invenzione di Gassman attore comico – cosa che non mi sorprese perché io avevo lavorato con Gassman in teatro, conoscevo il suo umorismo,
non era così serio e severo come tanta gente poteva immaginare. Fu un film di grande successo.
Marcello Mastroianni
Germi era molto bravo nella conduzione degli attori. Non parlava mai, ma quando era al dunque
spiegava molto bene quello che voleva. Era un grosso, grosso regista, e non lo dico per fare il cantico
alla sua memoria. Aggiungo, anzi, che magari ne avessimo avuti di registi come lui e ne avessimo
ancora! Perché la sua prima, grande qualità era quella di non volere essere a tutti i costi l’artista,
quello che dice sempre qualche cosa di nuovo, e di essere invece un serio realizzatore di storie
comprensibili ai più. Che poi erano fatte da un professionista che conosceva molto bene il suo
mestiere. Oggi un regista come lui sarebbe una salvezza per il nostro cinema. Senza volare, senza
fare cinema di ricerca, Germi raccontava storie che mica erano uno scherzo, e spingeva duro perché, per esempio, Divorzio all’italiana fu un film molto preciso, quando qui di divorzio ancora non se ne
parlava proprio. E fare un film in cui si dimostrava che da noi per divorziare uno poteva solo
sopprimere la moglie non era tanto facile. Anche se è errato definirlo un’invenzione, il tic del barone
Cefalù l’ho inventato io. La faccenda è andata così. Germi aveva dei problemi con le gengive, quindi
storceva sempre la bocca per stuzzicarsele con le labbra e la lingua. I tic, come lo sbadiglio, sono
contagiosi, e così un giorno mi sorpresi a fare la sua stessa mossa, tanto che lui si urtò e mi chiese
se lo stavo prendendo in giro. Mi scusai, dissi che non ne avevo nessunissima intenzione, gli spiegai
come avvenivano queste cose e aggiunsi anche che avevo pensato che questo barone magari poteva
avere una carie. E allora lui volle che lo rifacessi, e dopo me lo fece fare per tutto il film.
Marcello Mastroianni
Federico voleva Laurence Olivier, ma non ha rinunciato a Olivier perché gli aveva chiesto il copione,
come è stato detto a suo tempo, bensì perché si è accorto che Olivier era un attore troppo grande per
poterlo portare a quello che lui voleva, e anche troppo diverso da lui. Io gli somigliavo di più,
cattolico, debole, antieroe. Per me 81⁄2 è stato la chiarificazione di queste caratteristiche che c’erano
nel mio privato ma che diventavano anche la cifra del mio personaggio. 81⁄2 è un film che mi piace
ancora moltissimo. Certo io ho avuto anche il privilegio di diventare amico di Federico. Grazie a
questo, ho potuto trasferire sullo schermo piuttosto facilmente anche il Fellini autobiografico di 81⁄2.
Anzi con 81⁄2 tutto andò ancora meglio. C’erano i suoi tic, le sue cose, le sue facce. Alzai persino il
tono di voce, feci la voce un po’ di testa perché lui ce l’ha così mentre la mia è abbastanza grave, e
questo gli dà anche un po’ fastidio. Insomma io con lui mi assoggettai al più elementare dei giochi
che uno può fare con un amico con cui si trova bene, il gioco dei due che dicono: “Tu sei la guardia
e io il ladro, avanti!”. Con il particolare, però, che era Federico a dirigere il gioco, come quando da
ragazzino, nel mio quartiere, c’era sempre uno che fungeva da capobanda e noi tutti ci
assoggettavamo con piacere al suo ruolo.
Marcello Mastroianni
Il divertimento di De Sica come persona era incredibile. Come regista, andava diritto ai sentimenti,
preciso, senza nessuna sbavatura, e poi era straordinario nella conduzione dell’attore, del resto lo
si vedeva da come riusciva a fare lavorare i bambini. Mi ricordo tutte le storie che si raccontavano
sulla sua pazienza con loro, e invece ogni tanto non ce la faceva più e cominciava a urlare “Brutto
figlio ’e ’ntrocchia, ti spedisco al correzionale”. E si può anche capire, perché tra la situazione delle
due famiglie, il gioco, gli impicci della produzione, era un uomo stanco. Io lo guardavo sempre con
ammirazione perché per me più italiano di così non si poteva essere, e quando dico italiano intendo
il meglio. Con tutti i suoi difetti, era un personaggio esaltante.
Marcello Mastroianni
Debbo a Blasetti se sono nato al cinema. Mi vide in teatro, nell’Oreste che aveva messo in scena
Visconti, e mi fece interpretare Il lupo, un episodio di Tempi nostri. Poi mi volle a fianco di Sophia
Loren in Peccato che sia una canaglia e in La fortuna di essere donna, due film che hanno cominciato
a farmi conoscere anche all’estero. I produttori cinematografici, a quel tempo, non giuravano certo
per me, e Blasetti invece, con tutta la sua foga, riuscì a convincerli. Dandomi una possibilità che
però, nello stesso tempo, arricchì anche con un insegnamento che era frutto della sua stupenda
esperienza cinematografica e umana. Quando Peccato che sia una canaglia uscì nei cinema tale fu il
successo che nel giro di ventiquattro ore diventai popolarissimo. Però mancò poco che non mi
rovinasse la carriera, perché io mi ero talmente calato nei panni del tassinaro gentile e di buon senso
che non riuscivo a liberarmene. Dovetti battagliare con i produttori, e anche con me stesso, per
ottenere altri ruoli.
Marcello Mastroianni
Con Ettore Scola ho fatto sei o sette film. Mi piace Ettore. Ha humour, è intelligente, è tranchant,
spesso; è simpatico. Con lui si può esprimere una piccola idea: se è valida, l’accetta. Insomma con
Scola c’è un lavoro di collaborazione. In Una giornata particolare, mi ricordo, c’era una telefonata
molto delicata che io, nel ruolo di un omosessuale, facevo evidentemente al mio amico. “Ettore”, gli
dissi, “il pudore mi suggerisce di fare questa scena tutta di schiena. Vieni dietro la mia nuca, con la
macchina da presa, perché le cose che dico non siano violente, non arrivino allo spettatore in
maniera sgradevole”. Scola fu d’accordo. Ed è uno dei momenti più belli del film. Sempre in Una
giornata particolare, Ettore mi chiese se ricordavo una canzone della mia adolescenza. Me ne ricordai
una che sentivo a casa di mia zia, che aveva tre figlie, quando la domenica ballavamo: “Belle bimbe
innamorate / Le arance comprate / Hanno un magico sapore / Un profumo d’amore”. È con questa
musichetta che nel film mostro a Sophia Loren una certa danza. Per me, Una giornata particolare
resta un esempio di cinema veramente straordinario, semplice, netto. Vogliamo osare? Un
capolavoro.
Marcello Mastroianni
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L'INCREDIBILE STORIA DI DUE FILM GEMELLI
Il 12 settembre ricorrono i sessant’anni dalla prima proiezione, al Supercinema di Firenze, di quello che avrebbe dovuto essere solo un film di serie C, firmato da uno sconosciuto Bob Robertson e che, invece, è diventato un monumento della storia del cinema. Per un pugno di dollari si conquistò, giorno dopo giorno, un pubblico vastissimo, impose un genere, il western spaghetti, che avrebbe fatto diventare l’industria cinematografica italiana la seconda al mondo.
Sergio Leone aveva trentaquattro anni, una carriera da aiuto regista, un esordio, Il colosso di Rodi, che lo aveva portato in un vicolo cieco. Fu la visione in un cinema romano di La sfida del samurai, distribuito in Italia dopo la presentazione alla Mostra di Venezia, dove Mifune ottenne la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, che gli fece balenare la possibilità di trasformarlo in un western.
Leone, che aveva adorato I sette samurai, conosceva bene il successo che John Sturgess nel 1960 aveva ottenuto con il remake in chiave western del capolavoro di Kurosawa, I magnifici sette, e capì immediatamente che La sfida del samurai sarebbe potuto diventare un western a basso costo, perché la gran parte delle scene si potevano svolgere in un’unica location. Leone studiò il film di Kurosawa inquadratura per inquadratura e ne trasse una copia fedelissima. La storia dell’arte è fatta di intuizioni e di una continua trasmissione da un autore all’altro. Quello che riesce a Leone è però qualcosa che solo i grandissimi artisti possono fare, perché Per un pugno di dollari deve tutto al suo originale ma, allo stesso tempo, ne è completamente diverso, per le infinite variazioni e invenzioni che lo trasformano nell’archetipo della nuova stagione del western. Un film che cambiò la vita di Leone, quella di Eastwood e quella di Morricone.
Ora i due film esistono in versioni restaurate e ci è parso il momento di presentarli assieme, al pubblico delle sale italiane. (Gian Luca Farinelli)
PER UN PUGNO DI DOLLARI
Regia di Sergio Leone.
Un film con Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Marianne Koch, Wolfgang Lukschy, Sieghardt Rupp. Genere Western - Italia, 1964, durata 95 minuti.
Un film con Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Marianne Koch, Wolfgang Lukschy, Sieghardt Rupp. Genere Western - Italia, 1964, durata 95 minuti.
3.50€ MER 18 SET - ORE 21.00 3.50€
SAB 21 SET - ORE 18.30
MIGLIOR MUSICA - NASTRI D'ARGENTO 1965
“Per un pugno di dollari non sarebbe mai esistito se Leone non fosse andato a vedere La sfida del samurai nell’autunno del 1963. Il moderno eroe d’azione, in modo alquanto appropriato, deve la propria esistenza a un furto che ha avuto una portata e conseguenze straordinariamente produttive […]. Il film esce in Italia nel settembre del 1964 e negli Stati Uniti nel gennaio del 1967, ottenendo un grosso successo. Il pubblico scopre una nuova specie di fiaba attualizzata, un fresco, elegante antieroe western, e una partitura musicale dissonante, lontanissima rispetto al tradizionale canone sinfonico dei western hollywoodiani. […] Leone lo ha definito “il suo primo film personale”. Un film che trasforma Clint Eastwood in una superstar in Europa e lancia la massiccia ondata di western italiani”.
(Christopher Frayling)
YOJIMBO – LA SFIDA DEL SAMURAI
Regia di Akira Kurosawa.
Un film con Toshirô Mifune, Tatsuya Nakadai, Yoko Tsukasa, Isuzu Yamada, Daisuke Katô, Seizaburo Kawazu.
Genere Drammatico - Giappone, 1961, durata 110 minuti.
Un film con Toshirô Mifune, Tatsuya Nakadai, Yoko Tsukasa, Isuzu Yamada, Daisuke Katô, Seizaburo Kawazu.
Genere Drammatico - Giappone, 1961, durata 110 minuti.
MER 25 SET - ORE 21.00
SAB 28 SET - ORE 18.30
SAB 28 SET - ORE 18.30
MIGLIOR ATTORE - FESTIVAL DI VENEZIA 1961
Primo dei due film che Kurosawa ha dedicato al ronin (samurai senza padrone) Sanjuro, La sfida del samurai si svolge nell’era Tokugawa (XVII secolo), nel crepuscolo degli ideali e nel caos dei conflitti fra potentati. Sanjuro finge di mettersi al servizio di un mercante nella guerra che si protrae contro il suo rivale, ma sotterraneamente ordisce una strategia che conduce al reciproco massacro di entrambi. Narrato con un impeccabile dosaggio di effetti, colpi di scena, un’ironia acuminata e riusciti momenti grotteschi, è un western che riecheggia l’amore di Kurosawa per il cinema di Ford. Ispirò involontariamente il western all’italiana: infatti Leone ne plagiò la trama in Per un pugno di dollari.
(Roberto Chiesi)
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| VEN 31 MAG - ORE 21.00 SAB 1 GIU - ORE 21.00 DOM 2 GIU - ORE 21.00 BIGLIETTI INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50 SOLO PER SOCI ANTANI DOM 2 GIU - ORE 21.00 - 5 EURO |
Regia di Wim Wenders.
Un film con Ry Cooder, Ibrahim Ferrer, Compay Segundo, Omara Portuondo, Eliades Ochoa.
Documentario musicale - Germania, 1998, durata 101 minuti.
Un film con Ry Cooder, Ibrahim Ferrer, Compay Segundo, Omara Portuondo, Eliades Ochoa.
Documentario musicale - Germania, 1998, durata 101 minuti.
FILM IN LINGUA ORIGINALE CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO
A cavallo tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, il mondo ha scoperto la musica cubana. E ne è rimasto stregato. Era il 1999 quando usciva Buena Vista Social Club, il film con cui Wim Wenders (con lo zampino musicale di Ry Cooder) lanciò nel mito le antiche glorie cubane capitanate da Compay Segundo.
Il successo del film fu planetario: grazie a Wim Wenders Foundation, per festeggiare i 25 anni dalla sua prima uscita, la Cineteca di Bologna, con il suo progetto per la distribuzione dei classici restaurati Il Cinema Ritrovato al cinema, e CG Entertainment riportano Buena Vista Social Club nelle sale italiane dal 30 maggio. Un film tutto da rivivere per chi l’ha vissuto, tutto da scoprire per chi ancora non c’era.
La vicenda è nota: un gruppo di musicisti della tradizione cubana (tra gli altri, Compay Segundo, Ibrahim Ferrer e Omara Portuondo) viene riunito dal chitarrista Ry Cooder (già sodale di Wim Wenders e autore della leggendaria colonna sonora di Paris, Texas) per realizzare un disco e una tournée. Confessioni personali, percorsi musicali, racconti di vita vissuta s’intrecciano in uno splendido affresco dove la macchina da presa di Wenders, con movimenti fluidi e avvolgenti, cattura il cristallino talento e l’insopprimibile gioia di vivere di questi straordinari musicisti.
“Sono andato a L’Avana per girare il film, un posto dove non ero mai stato prima”, ha raccontato Wim Wenders. “Tutto ciò che conoscevo era la musica che questi vecchi avevano prodotto, una musica elettrizzante, inebriante, contagiosa. Una volta che ho visto e filmato L’Avana, ho capito cosa c’era di così speciale in questa musica: era uscita da questa città. Quella musica era il sangue di questa città. Il luogo era trasceso nel suono, per così dire, aveva trovato un’altra forma di esistenza in queste canzoni. E questi vecchi seppero produrre e riprodurre quella storia del loro luogo, perché non l’avevano abbandonata, come tanti altri musicisti prima di loro che erano fuggiti dal paese per andare in Florida, in Messico, in Spagna. Il loro senso di identità e di appartenenza, l’incredibile amore per il proprio posto, che aveva procurato a questi vecchi tanto dolore e tanta sofferenza, si era rivelato anche la loro forza e la loro grazia salvifica. Pensavo di girare un documentario, e invece eravamo lì pronti a essere testimoni di una favola che nessuno avrebbe potuto immaginare”.
Cineteca di Bologna e CG Entertainment torneranno di nuovo sul cinema di Wim Wenders nella prossima stagione con Paris, Texas: dopo la prima mondiale del restauro, in questi giorni al Festival di Cannes nella sezione Cannes Classics, e la prima italiana a Bologna al festival Il Cinema Ritrovato il prossimo giugno, Paris, Texas tornerà nelle sale italiane, grazie a Wim Wenders Foundation, nella stagione 2023-2024 del Cinema Ritrovato al cinema.
(fonte - https://www.mymovies.it)
Regia di Brian De Palma.
Un film con Al Pacino, Steven Bauer, Michelle Pfeiffer, Mary Elizabeth Mastrantonio, Robert Loggia. Drammatico - USA, 1983, durata 170 minuti..
Un film con Al Pacino, Steven Bauer, Michelle Pfeiffer, Mary Elizabeth Mastrantonio, Robert Loggia. Drammatico - USA, 1983, durata 170 minuti..
1980. Tony Montana, rifugiato cubano arrivato a Miami con l'amico Manny Ribera, realizza il sogno americano scalando rapidamente le gerarchie del narcotraffico: prima si mette al servizio del boss Frank Lopez, poi, grazie all'intraprendenza e alla mancanza di scrupoli, scalza il suo capo dal trono, gli ruba la bellissima fidanzata Elvira e insieme con Manny avvia un impero del crimine facendo affari con lo spacciatore boliviano Alejandro Sosa. Paranoico, tossicodipendente e schiavo della gelosia verso la sorella Gina, finirà per autodistruggersi e perdere nel modo più violento e spettacolare possibile tutto ciò che ha costruito.
Cosa rimane di un classico, o meglio ancora di un mito contemporaneo, quattro decenni dopo la sua uscita? Tanto, se si pensa a cosa è diventato Scarface nel corso del tempo, superando la dimensione del cinema ed entrando in quella dell'immaginario popolare.
(fonte - https://www.mymovies.it)


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