IN CARTELLONE

LA VENDETTA DI UN UOMO TRANQUILLO
Un film di Raúl Arévalo.
Thriller, durata 92 min. - Spagna 2016.
Con Antonio de la Torre, Luis Callejo, Ruth Díaz, Alicia Rubio, Manolo Solo.

Curro guidava l'auto della fuga e faceva il palo davanti alla gioielleria in cui i suoi compari stavano compiendo una rapina, ma qualcosa è andato storto e a pagare si è ritrovato solo lui. Fuori dal carcere lo aspetta la compagna Ana insieme al loro bambino, e non sono i soli ad attenderlo al varco. José è un uomo ricco e pacato che da qualche tempo frequenta i quartieri poveri della città. Un ricordo lo tormenta, e farà il possibile per affrontarlo nel modo che gli pare adeguato.
Sono gli unici elementi narrativi che si possono offrire senza rivelare le sorprese di un thriller che ne ha parecchie (meno attento agli spolier il titolo italiano del film, che in originale si chiamava "Tarde para la ira", cioè "Tardi per la rabbia").
La vendetta di un uomo tranquillo segna l'esordio alla regia del 36enne Raúl Arévalo, attore molto noto in Spagna, che in Italia abbiamo visto in Ballata dell'odio e dell'amore e ne Gli amanti passeggeri, ma soprattutto in quel La isla minima, di cui era coprotagonista, predecessore evidente del suo debutto dietro la cinepresa: stesso rigore, stessa tensione noir, stesso sguardo rivolto al cinema americano ma anche stesso radicamento nel territorio e nella cultura spagnoli.

C'è anche un altro precedente recente, La notte dei girasoli: questi tre film (e un altro pugno di titoli ancora) segnano una rinascita del genere in Spagna che può essere di esempio e ispirazione in tutta Europa, perché si attiene rigorosamente ai codici internazionali del thriller ma imbeve la narrazione di un'identità locale forte e chiara.

Ne La vendetta di un uomo tranquillo è la regia a fare da padrone, impossessandosi di ogni scena senza mai abbandonare un realismo di fondo che ci fa riconoscere, ad esempio, un incidente stradale filmato dall'interno di un'automobile, e che riporta la violenza al suo vero impatto emotivo senza "tarantinizzarla" (nonostante i titoli di testa del film sembrino presi a prestito da Kill Bill). Quella di Arévalo è una regia intima, sensuale, sempre pertinente all'evoluzione della storia e dei personaggi. Una regia che spia attraverso stipiti e spiragli, o "spara" in primissimo piano i volti nudi degli interpreti, modulando la propria scelta stilistica a seconda delle necessità di ciascuna scena.


GIO 23 MAR - ORE 21.00
VEN 24 MAR - ORE 18.30
SAB 25 MAR - ORE 21.00
DOM 26 MAR - ORE 16.00/18.30
IL PADRE D'ITALIA
Un film di Fabio Mollo.
Drammatico, durata 93 min. - Italia 2017.
Con Luca Marinelli, Isabella Ragonese, Anna Ferruzzo, Mario Sgueglia, Federica de Cola.

Paolo voleva diventare un falegname o un architetto, e invece fa il commesso in un megastore di arredamento preconfezionato. Da poco è stato lasciato dal suo compagno Mario, che sta provando a realizzare i suoi sogni (forse anche quelli preconfezionati) insieme a un altro uomo. Una sera, mentre Paolo va in cerca di Mario in un locale gay, incontra Mia, giovane donna incinta che sembra non sapere cosa fare di se stessa, men che meno della bambina che aspetta. Suo malgrado, Paolo si farà carico di Mia e cercherà di riportarla a casa, intraprendendo un viaggio che porterà entrambi in giro attraverso l'Italia del presente.
Fabio Mollo, al suo secondo lungometraggio di finzione dopo Il Sud è niente, sceglie il road movie e si inserisce nel solco di quello che è una sorta di genere a sé: l'incontro fra un uomo che ha paura della vita e una donna che la vita se la mangia a morsi.
I precedenti si perdono nella notte del cinema, ma Mollo si rifà esplicitamente a titoli come Qualcosa di travolgente che risalgono proprio al decennio in cui Paolo e Mia (ma anche il regista calabrese) sono nati, perché lì è stato inscritto (e si è inceppato) il loro destino.

Anche la colonna sonora contiene due brani anni Ottanta di Loredana Berté, ribelle fuggita al suo destino di diventare una signora a Bagnara Calabra, riesumati su un'audiocassetta analogica dai due nativi digitali. E Mia porta un giaccone luccicante con raffigurata una Madonna che ricorda molto più Cercasi Susan disperatamente che Nostra Signora della Misericordia.
L'errore, nel valutare Il padre d'Italia, sarebbe quello di considerarlo un pamphlet ideologico in difesa della genitorialità omosessuale, perché se anche quello fosse stato l'intento di Mollo, il risultato è infinitamente più complesso, e più in grado di cogliere lo spirito dei tempi in questa Italia dalla geografia improbabile. Le numerose implausibilità della trama (sceneggiata da Mollo insieme a Josella Porto) sono secondarie rispetto alla forza evocativa di una narrazione epidermica che racconta il presente di una generazione privata di futuro, e lo fa (finalmente) attraverso lo sguardo di un suo componente. Il padre d'Italia mostra il bisogno e la paura di appartenere a qualcuno, qualcosa o anche solo un luogo reale, parla del desiderio e dell'incapacità di accettarsi per poi accettare la direzione che prenderà il proprio destino. E incastona queste dinamiche eminentemente umane nel Paese in cui "come cazzo si fa" ad essere giovani e a ipotizzare un domani.


VEN 24 MAR - ORE 21.00
SAB 25 MAR - ORE 18.30
DOM 26 MAR - ORE 21.00
UN TIRCHIO QUASI PERFETTO
Un film di Fred Cavayé.
Commedia, durata 89 min. - Francia 2016.
Con Dany Boon, Laurence Arné, Noémie Schmidt, Patrick Ridremont, Christophe Canard.

François Gautier è tirchio! Risparmiare gli dà gioia, la prospettiva di dover pagare lo fa sudare freddo. La sua vita è scandita in funzione di un unico obiettivo: non mettere mai mano al portafoglio. Una vita che tuttavia viene completamente sconvolta in un solo giorno: si innamora di una donna e scopre di avere una figlia di cui ignorava l’esistenza.
Costretto a mentire per riuscire ad occultare il suo terribile difetto, per François cominciano i problemi. Poiché a volte mentire può costare caro, molto caro…










BIGLIETTO UNICO 6,00 EURO
VEN 31 MAR - ORE 21.00
SAB 1 APR - ORE 16.00
DOM 2 APR - ORE 10.30
LA TARTARUGA ROSSA
Un film di Michael Dudok de Wit.
Animazione, durata 80 min. - Francia, Belgio 2016.

Scampato a una tempesta tropicale e spiaggiato su un'isola deserta, un uomo si organizza per la sopravvivenza. Sotto lo sguardo curioso di granchi insabbiati esplora l'isola alla ricerca di qualcuno e di qualcosa. Qualcosa che gli permetta di rimettersi in mare. Favorito dalla vegetazione rigogliosa costruisce una zattera, una, due, tre volte. Ma i suoi molteplici tentativi sono costantemente impediti da una forza sotto marina e misteriosa che lo rovescia in mare. A sabotarlo è un'enorme tartaruga rossa contro cui sfoga la frustrazione della solitudine e da cui riceve consolazione alla solitudine.

La tartaruga rossa debutta con una tempesta in alto mare. Onde gigantesche frangono con furore lo schermo. Un naufrago è al cuore di quel movimento poderoso. Tra l'uomo e la natura si scatena una guerra ineguale. Il motivo è dato ma il sontuoso film d'animazione di Michaël Dudok de Wit si prende tutto il tempo per rovesciarlo nel suo contrario: un'emozionante storia di riconciliazione e di fusione amorosa. Perché quella che dispiega La tartaruga rossa è una forza misteriosa, qualche volta accogliente e qualche altra riluttante, qualche volta impassibile, qualche altra instabile.

Non siamo davanti all'ennesima storia esotica in cui la natura è mera riserva di accessori a disposizione dell'ingegnosità dell'uomo. Al principio l'uomo fa l'uomo e crede alla chimera di una conquista. Si accanisce, costruisce una zattera di fortuna ma il mare non lo lascia partire. Dieci, cento volte prova a prendere il largo, altrettante è affondato da una presenza enigmatica e invisibile. Ma l'ultimo tentativo gli rivela l'apparenza del suo avversario e la consapevolezza di essere (una) parte del tutto. Frustrati nelle attese e nelle abitudini di spettatori, torniamo a riva, esploriamo col protagonista i luoghi, sperimentiamo la dolcezza dei frutti e la furia brutale delle piogge tropicali, precipitando nel fondo di un crepaccio e rialzandoci perché film e vita possano continuare. Nel modo della natura. Natura con cui il regista stabilisce un legame carnale. Spettatore e protagonista aspettando sulla riva che il tempo scorra, volgendo il punto di vista e scoprendo essenziale quello che credevano ornamentale: i flussi e riflussi della corrente marina, il ritmo dei giorni, il mutare delle stagioni. L'uomo non colonizza quel territorio edenico e selvaggio, niente capanna come avrebbe fatto Robinson Crusoe. Sull'isola tutto resta inviolato, l'uomo è solo di passaggio, una parentesi breve dinanzi all'età dell'universo.

Animato a mano con acquerello e carboncino, La tartaruga rossa respira con la natura e parla la sua lingua. Senza dialoghi, questo racconto contemplativo si esprime attraverso la luce cangiante, il fragore di un temporale, lo schianto di un tuono, lo scroscio di una corrente di acqua dolce, il crepitio del fuoco, l'infrangersi delle onde, il fruscio delle foglie. Il supplemento di animismo giapponese tradisce l'influenza dello Studio Ghibli, l'afflato e la partecipazione di Isao Takahata e Hayao Miyazaki, sedotti dai lavori dell'autore olandese (The Monk and the Fish, Father and Daughter), percorsi da una malinconia tenace che dice della fuga del tempo, degli anni che passano sul bordo del fiume o su un'isola in mezzo al mare.

La tartaruga rossa è un'opera semplice e metaforica che disegna la vita attraverso le sue tappe (ostacoli, scoperte, solitudine, amore, genitorialità, vecchiaia, morte) ed esprime un rispetto profondo per la natura e la natura umana, veicolando un sentimento di pace e ammirazione davanti al suo mistero. Rivelazione sospesa tra terra e mare, tra l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo, La tartaruga rossa è drammatizzato con la sola forza del disegno, dei colori, dei movimenti, della musica che interpreta e amplifica la purezza delle linee.

Tra oriente e occidente si realizza il sogno di un disegnatore solitario che si spinge per la prima volta al di là dei limiti del formato corto, confermando i suoi racconti lineari su cui dispone motivi circolari, l'infinito ripetersi del tempo. Luogo di una vita a due e poi a tre, un bambino nasce da quell'unione, l'isola ospita l'avventura umana eludendo il pamphlet ecologista e sottolineando l'incapacità dell'uomo a vivere da solo. Che si tratti di un'allucinazione del protagonista o della volontà della tartaruga, la metamorfosi dell'animale rinvia al bisogno della vita in comunità, all'esigenza di istituire un sistema sociale, anche elementare come quello della famiglia. L'autore tacita la parola, concentrandosi sul linguaggio dell'azione e del corpo, preponendo i nostri complessi istinti primari. Gli stessi che spingono una tartaruga che nasce sulla spiaggia a dirigersi verso il mare.
Più dalle parti di Rousseau che di Defoe, La tartaruga rossa è poesia meditativa accomodata tra la foresta magica della Principessa Mononoke e l'oceano di Ponyo. Da qualche parte, lungo i tropici del capolavoro.

GIO 9 MAR - ORE 21.00
VEN 10 MAR - ORE 18.30
SAB 11 MAR - ORE 21.00
DOM 12 MAR - ORE 16.00
/18.30
MOONLIGHT
Un film di Barry Jenkins.
Drammatico, durata 110 min. - USA 2016.
Con Alex R. Hibbert, Ashton Sanders, Trevante Rhodes, Mahershala Ali, Naomie Harris. continua» Titolo originale Moonlight.

Miami. Little ha dieci anni ed è il bersaglio dei bulli della scuola. Sua madre si droga, e lui trova rifugio in casa di Juan e Teresa, dove può parlare poco ma sa che può trovare le risposte alle domande che più gli premono. Nero fra soli neri, dei suoi coetanei non condivide l'atteggiamento aggressivo, l'arroganza che indossano fin da piccoli. Chiron -è questo il suo vero nome- non è un duro, ma nemmeno un debole. È gay e, anche se non lo dice, non sa essere chi non è, non sa e non vuole adeguarsi, così si ribella e finisce in prigione. Quando esce, Black è diverso, cambiato, apparentemente un altro, ma sempre lui.
Diviso in tre capitoli, che portano per titoli i differenti nomi del protagonista, Moonlight è un ritratto allo stesso tempo sociologico e introspettivo della vita di un ragazzino gay nel cuore della comunità nera machista e criminale della Florida.

La prima parte racconta lo sguardo degli altri: sono i compagni a chiamarlo Little, stigmatizzandone la sua scarsa importanza e il suo ruolo di vittima sacrificale, ma il ragazzino diventa anche il "piccolo" di Juan, il figlio adottivo a cui passare il testimone. La seconda parte è quella centrale, per collocazione e concetto: Chiron scopre se stesso, il male che fa e la forza che richiede. L'ultima parte è la sintesi delle altre e il capitolo cinematograficamente più interessante. Black è il soprannome che gli ha detto Kevin, l'unico ragazzo che lo abbia mai sfiorato e questo capitolo è per loro, per misurare chi è cambiato di più, chi si è annullato di più, plasmandosi sul modello del padrino o su una richiesta sociale insoddisfabile.

Il film di Barry Jenkins sembra fare di tutto per scrollarsi di dosso la provenienza teatrale (il copione è infatti l'adattamento di una pièce breve), ricorrendo a inquadrature sfuocate e a immersioni tese nel triangolo stradale dello spaccio o nel cerchio di fuoco nel quale il bullo carnefice va in cerca della nemesi da punire, ma paradossalmente è nella tensione statica, al tavolo della cucina o a quello del bar, che il film dà il suo meglio. Oltre che nel primo piano, strumento questo sì precipuamente filmico, luogo della riflessione tra soggetto in sala e soggetto sullo schermo, e dunque della domanda identitaria.

L'interesse di Moonlight è perciò più negli sporadici momenti artisticamente riusciti che nella battaglia contro gli stereotipi (il buon patrigno che tutto buono non è, l'ostentazione di un modo d'essere, supposto virile, che è in realtà una maschera e dunque un nascondiglio), e prova ne è il fatto che, là dove è delegata alle parole e alle derive patetiche, la battaglia non risuona a sufficienza e il film nemmeno.


PLAYTIME
Un film di Jacques Tati.
Comico, durata 108 min. - Francia 1967.
Con Jacques Tati, Barbara Dennek, Rita Maiden, France Rumilly, France Delahalle.

L’opera più imponente di Tati, girata in 70 mm nel set monumentale Tativille, ritrova un sempre più spaesato Monsieur Hulot insieme a un gruppo di turisti americani nella moderna e tecnologica Parigi.
In balia degli eventi, Hulot irrompe e distrugge gli schemi rigidi della società con la grazia e intelligenza proprie del suo umorismo, rendendo la visione di PlayTime un’esperienza unica da godersi esclusivamente in sala.

PlayTime non assomiglia a nulla che già esista al cinema. È un film che viene da un altro pianeta, dove i film si girano in maniera diversa. Forse PlayTime è l’Europa del 1968 filmata dal primo cineasta marziano, dal “loro” Louis Lumière? Lui vede quello che noi non vediamo più, sente quello che noi non sentiamo più, gira come noi non facciamo.
François Truffaut



RISO, AMORE E FANTASIA
Un film di da Ettore Pasculli.
IL RICAVATO DELL'INCASSO VERRA' DEVOLUTO AI TERREMOTATI DI AMATRICE

Edoardo Raspelli  è nei panni del celebre giornalista e critico gastronomico Goffredo delle Rose, editorialista della rivista Cybus: sul giornale, in televisione, Goffredo delle Rose è il tenace difensore del vero made in Italy. Ma il periodico va male, mancano gli investitori pubblicitari e Cybus viene venduto. Il nuovo proprietario è un affarista, un magnate senza scrupoli che mette alla calcagna di Goffredo delle Rose un'avvenente praticante giornalista (Sarah Maestri) che lo spia, lo controlla e lo boicotta.
Per togliere di mezzo la bandiera del made in Italy il nuovo editore arriva alla manomissione dei freni della macchina di Goffredo; poi passa al veleno e ad una bomba.
"Riso Amore e Fantasia"è stata anche l'occasione di mettere in rilievo alcune delle cose più belle  e più buone dell'autentico Made in Italy.
La location principale è stata la Tenuta Torre Colombara di Livorno Ferraris ( in provincia di Vercelli), terra di un grande riso italiano, l'Acquerello, nell'azienda di Piero Rondolino.
Poi il giornalista  Goffredo delle Rose, paladino dei veri prodotti del Made in Italy, è approdato nelle terre del Grana Padano. Con l'attrice Antonella Ponziani e la troupe , Edoardo Raspelli ha girato anche al caseificio Lattegra , a Gragnanino di Gragnano , in provincia di Piacenza, dove, con il latte di stalle del piacentino e del lodigiano , nascono ogni giorno 400 forme . Lattegra è la seconda azienda privata italiana in questa produzione ed ha un fatturato di  44 milioni di euro.
Il film è stato girato anche tra gli struzzi di un famoso agriturismo di Villanova Biellese(Biella)ed ha dato spazio, tra l' altro, anche ad  un altro prodotto simbolo del genio italiano:  il caffè espresso...
Altre  location importanti  sono state  le campagne della provincia di Piacenza (la Tenuta La Ferraia di Roberto Manara a Vicomarino di Ziano Piacentino)e di quella di Lodi ( all'agriturismo Isolone a San Rocco al Porto);  una drammatica conferenza stampa,poi,è stata ricostruita tra le linotype nel museo del quotidiano Libertà, in via Benedettine a Piacenza( quotidiano, tra l'altro,su cui un Edoardo Raspelli ragazzino scrisse il suo primo articolo).
Il film è un inno ai prodotti di casa nostra; è il racconto affettuoso di come nasce il riso italiano, di come si allevano i bovini che danno il latte per il Grana Padano, di come si fanno crescere i suini nella pianura cremonese , di come si coltiva la frutta nel piacentino ...insomma, un inno al Made in Italy, ma anche una denuncia. Sono tanti i nemici del buon cibo italiano,sono troppi nel mondo coloro che copiano i prodotti del Tricolore e che non si fermano davanti a niente pur di fare gli affari,nemmeno ai delitti.
Questo il messaggio di un film tra gastronomia  che ha avuto l'aiuto concreto, tra gli altri, del Consorzio del Grana Padano, di Riso Acquerello, della Cooperativa Produttori Suini ProSus (di Vescovato,Cremona), di Hausbrandt...
"Riso Amore e Fantasia" ha come regista Ettore Pasculli ( che è anche autore del soggetto ) ed è prodotto dalla Giorgio Leopardi International di Keda Kaceli,Enrico Seveso e Alessandro Mazzei. Tra gli attori  ci sono tra gli altri Gianni Fantoni, Max Pisu, Sarah Maestri, Antonella Ponziani , Fabio Vasco, Alberto Cortesi, Mario Mascitelli, Brenda Lodigiani,  Carmen De Venere, Alejandra Gutierrez, Chiara Oleotti, Fabrizio Croci, "dj Mitch" , Mino Manni, il vincitore del Grande Fratello 10  Mauro Marin, il giornalista e conduttore Mediaset Federico Novella, il piccolo Jacopo Gervasoni e l' "Amica degli Animali" Maura Anastasia ...