FILM GALERY

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Visualizzazione post con etichetta Thriller. Mostra tutti i post
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VEN 16 MAG - ORE 21.00

SAB 17 MAG
ORE 18.30 - 
V.O. SOTT ITA 
ORE 21.00 - IN ITALIANO


DOM 18 MAG - ORE 16.00 / 21.00


BIGLIETTI
INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50
  SOLO PER SOCI ANTANI  
  DOM 18 MAG - ORE 21.00 - 5 EURO  


BLACK BAG - DOPPIO GIOCO
Regia di Steven Soderbergh.
Un film con Cate Blanchett, Michael Fassbender, Marisa Abela, Tom Burke, Naomie Harris.
Drammatico, Thriller - USA, 2025, durata 93 minuti..

Londra. L'agente segreto George Woodhouse deve svolgere una delicata missione; il suo superiore Meacham gli ha dato infatti una settimana di tempo per indagare sulla fuga di notizie di un software top-secret dal nome in codice Severus. Tra i cinque agenti del SIS sospettati, c'è anche sua moglie Kathryn. Così, per smascherare il traditore, invita gli altri quattro a cena a casa sua: Clarissa, specialista in immagini satellitari, il suo compagno e superiore Freddie, la psichiatra dell'agenzia Joe e il suo fidanzato James, anche lui agente segreto. Droga poi il cibo per abbassare le loro inibizioni. Quella stessa sera Meacham muore per un attacco cardiaco e i sospetti di George su sua moglie aumentano quando trova un biglietto del cinema nella spazzatura. Ma Kathryn è colpevole o la posta in gioco è ancora più alta? L'uomo si trova così diviso tra l'amore per lei e il dovere nei confronti del proprio paese. 


Intrigo a Londra. L'ambientazione si sposta rispetto al film che Steven Soderbergh ha diretto nel 2006 con George Clooney come protagonista. Dalla Berlino degli anni '40 si passa alla Londra contemporanea.

(fonte - https://www.mymovies.it)







GIO 3 APR - ORE 21.00
VEN 4 APR - ORE 21.00

SAB 5 APR
ORE 18.30 | 
 V.O. SOTT. ITA 
21.00 | IN ITAIANO

DOM 6 APR  - ORE 21.00

BIGLIETTI
INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50
  SOLO PER SOCI ANTANI  
  DOM 6 APR - ORE 21.00 - 5 EURO  


THE SHROUDS - SEGRETI SEPOLTI
Regia di David Cronenberg.
Un film con Vincent Cassel, Diane Kruger, Guy Pearce, Sandrine Holt, Al Sapienza.
Thriller - Canada, Francia, 2024, durata 119 minuti..

Rimasto vedovo di Becca da quattro anni, Karsh ha faticosamente trovato il modo di elaborare il lutto, benché in maniera peculiare. Grazie ai suoi ingenti mezzi finanziari ha fondato una società, GraveTech, che fabbrica sudari speciali, che permettono di riprendere con videocamere i defunti e di farli osservare post mortem ai congiunti attraverso un dispositivo elettronico. Soprattutto Karsh può così osservare Becca in ogni momento, anche da morta. Così facendo, scopre un'anomalia nelle ossa di Becca, come se queste stessero mutando sottoterra. Nel frattempo il cimitero GraveTech dove è sepolta Becca subisce un atto di vandalismo e di hacking informatico, apparentemente riconducibile a un gruppo di ecoterroristi islandesi. Maury, cognato di Karsh, e Terry, sua ex moglie e sorella di Becca, identica a lei tranne per carattere e acconciatura, pensano che siano coinvolti servizi segreti russi e cinesi, interessati alle potenzialità strategiche offerte dai sistemi GraveTech. 


Cronenberg continua la sua esplorazione dei confini tra tecnologia, corpo e mente, offrendo una riflessione profonda sul dolore e sulla memoria..

(fonte - https://www.mymovies.it)







SAB 28 DIC - ORE 21.00
DOM 29 DIC - ORE 16.00 / 21.00
LUN 30 DIC - ORE 21.00

BIGLIETTI
INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50
  SOLO PER SOCI ANTANI  
  DOM 29 SET - ORE 21.00 - 5 EURO  


CONCLAVE
Regia di Edward Berger.
Un film con Ralph Fiennes, Stanley Tucci, John Lithgow, Lucian Msamati, Brían F. O'Byrne
Thriller - USA, 2024, durata 120 minuti
.

"Sede vacante!", annuncia il cardinale statunitense Tremblay: il che significa che il pontefice è spirato, e che un conclave dovrà riunirsi a breve per decidere chi dovrà succedergli. A capo della votazione c'è il Decano britannico Thomas Lawrence, incaricato di verificare che tutto si svolga in piena correttezza, e di arginare le ambizioni rampanti dei cardinali candidati. Fra questi ci sono due italiani, il progressista Aldo Bellini e l'ultraconservatore Goffredo Tedesco, il cardinale africano Joshua Adeneya, ovviamente Joe Tremblay, e persino un cardinale latinoamericano, Vincent Benitez, ordinato in pectore dal Papa in persona mentre era di stanza a Kabul, dopo aver servito nelle zone di battaglia di Congo e Iraq. Per i corridoi del Vaticano si aggira infine suor Agnes, che conosce molti segreti ed è parecchio arrabbiata nei confronti di quell'universo maschile che emargina da sempre lei e le sue consorelle. 


Conclave, basato sul romanzo omonimo di Robert Harris, entra nel mondo della Chiesa come in una società segreta ricca di misteri, rivalità e tensioni, e affida alla magnifica recitazione di Ralph Fiennes nei panni del cardinale Lawrence il compito di fare da timoniere fra le correnti infide delle elezioni papali.

(fonte - https://www.mymovies.it)










GIO 4 APR - ORE 21.00
VEN 5 APR - ORE 21.00

SAB 6 APR - ORE 21.00
DOM 7 APR  - ORE 16.00 / 21.00

BIGLIETTI
INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50
  SOLO PER SOCI ANTANI  
  DOM 7 APR - ORE 21.00 - 5 EURO  


TATAMI
Regia di Zahra Amir Ebrahimi, Guy Nattiv.
Un film con Arienne Mandi, Zahra Amir Ebrahimi, Jaime Ray Newman, Nadine Marshall, Lir Katz. Thriller - Iran, 2023, durata 105 minuti
.

Tbilisi, Georgia. Campionati mondiali di Judo. L'iraniana Leile Husseini è in forma straordinaria e batte le avversarie una dopo l'altra. La medaglia d'oro è possibile. Da lontano la seguono il marito e il figlio piccolo, con gli amici di sempre; da vicino, a pochi metri dal tatami, la sostiene Maryam, la sua coach. Ma la possibilità che in finale Leila posso incontrare un'atleta israeliana è sgradita alla Repubblica Islamica. Arriva dunque l'ordine, per lei, di ritirarsi dalla competizione: dovrà fingere un infortunio e abbandonare i mondiali. Oppure trovare il coraggio di prendere una decisione impossibile.

GUARDA LA FILOVISIONE
 



L'israeliano Guy Nattiv e l'iraniana Zar Amir Ebrahimi sono consapevoli della forza intrinseca del conflitto a cui è sottoposta la protagonista e lo portano alla massima intensità, non aggiungendo distrazioni né altri elementi fondamentali al racconto.

(fonte - https://www.mymovies.it)







VEN 22 MAR - ORE 21.00
SAB 23 MAR - ORE 21.00
DOM 24 MAR - ORE 16.00 / 21.00

BIGLIETTI
INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50
  SOLO PER SOCI ANTANI  
  DOM 24 MAR - ORE 21.00 - 5 EURO  


SOPRAVVISSUTI
Regia di Guillaume Renusson.
Un film con Denis Ménochet, Zahra Amir Ebrahimi, Victoire Du Bois, Oscar Copp, Luca Terracciano. Cast completo Titolo originale: Les Survivants.
Drammatico - Francia, 2022, durata 93 minuti
.

Dopo un grave incidente stradale, nel quale ha perso la vita sua moglie, Samuel, in piena riabilitazione
mentale e fisica, sente il bisogno di stare da solo e decide di ritornare nel suo chalet nel cuore delle Alpi italiane.
Una notte, una giovane donna si introduce nel suo chalet per rifugiarsi dalla tormenta di neve. È straniera e vuole raggiungere la Francia attraversando la montagna. Samuel non vuole mettersi nei guai, ma davanti a questa situazione di estremo pericolo, decide di aiutarla.
Non immagina che al di là dell'ostilità della natura, dovrà affrontare la cattiveria dell’Uomo.. 

QUARDA LA FILOVISIONE




UNA DENUNCIA, DAI TONI THRILLER, PER PARLARE - CON UNA BUONA DOSE DI REALISMO - DI UN'UMANITÀ CHE FUGGE DALLE PERSECUZIONI.

(fonte - https://www.mymovies.it)








MER 20 SET - ORE 21.00
-
VEN 22 SET - ORE 21.00
SAB 23 SET - ORE 21.00
DOM 24 SETT - ORE 18.00 / 21.00


BIGLIETTI
INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50


ASSASSINIO A VENEZIA
Regia di Kenneth Branagh.
Un film con Kelly Reilly, Kenneth Branagh, Michelle Yeoh, Kyle Allen, Jamie Dornan.
Genere Drammatico - USA, 2023.

Ambientato nell'inquietante Venezia del secondo dopoguerra, alla vigilia di Ognissanti, Assassinio a Venezia è un terrificante mistero che vede il ritorno del celebre investigatore Hercule Poirot. Ormai in pensione e in esilio volontario nella città più affascinante del mondo, Poirot partecipa con riluttanza a una seduta spiritica in un palazzo decadente e spettrale. Quando uno degli ospiti viene assassinato, il detective si ritrova in un mondo sinistro di ombre e segreti.

Assassinio a Venezia, che riunisce molti dei filmmaker di Assassinio sull'Orient Express del 2017 e Assassinio sul Nilo del 2022, è diretto da Kenneth Branagh con una sceneggiatura del candidato all'Oscar® Michael Green (Logan - The Wolverine) basata sul romanzo di Agatha Christie "Poirot e la strage degli innocenti". Il film è prodotto da Kenneth Branagh, Judy Hofflund, Ridley Scott e Simon Kinberg, mentre Louise Killin, James Prichard e Mark Gordon sono i produttori esecutivi.
Gli indimenticabili personaggi del film sono interpretati da un cast brillante che include Kenneth Branagh, Kyle Allen, Camille Cottin, Jamie Dornan, Tina Fey, Jude Hill, Ali Khan, Emma Laird, Kelly Reilly, Riccardo Scamarcio e la recente vincitrice del premio Oscar Michelle Yeoh. 

(fonte - https://www.mymovies.it)






ULTIMO SPETTACOLO
SAB 11 MAR - ORE 17.00

BIGLIETTI
INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50


TUTTO IN UN GIORNO
Regia di Juan Diego Botto.
Un film con Penélope Cruz, Luis Tosar, Font García, Adelfa Calvo, Christian Checa.
Thriller, Drammatico - Spagna, Gran Bretagna, 2022, durata 105 minuti.

Tre persone devono fronteggiare la realtà di uno sfratto e hanno 24 ore di tempo per capire come fare. C'è Rafa, un avvocato attivista diviso tra lavoro e la relazione di coppia. C'è Azucena, una madre disperata dall'idea di perdere la propria casa. Infine Teodora, una madre dimenticata che tenta di mettersi in contatto con suo figlio. 







MER 12 OTT - ORE 21.00

BIGLIETTI
INTERO 8,00 - OVER65 7,00 - STUDENTI 6,50


PSYCO
Regia di Alfred Hitchcock.
Un film con Janet Leigh, Anthony Perkins, Vera Miles, John Gavin, Martin Balsam
Thriller - USA, 1960, durata 109 minuti.

Questo restauro in 4K contiene tredici secondi di materiale restaurato tagliati dalla censura dopo l'uscita iniziale nelle sale. Ora è possibile vedere il film come fu visto originariamente nei cinema nel 1960, proprio come lo aveva pensato e voluto Alfred Hitchcock.

Fuggita con i soldi del suo principale, una giovane donna si ferma a un motel solitario vicino a Phoenix (Arizona) e viene uccisa a coltellate sotto la doccia. Chi è l'assassino: il giovane proprietario o sua madre? Dopo la scomparsa di un investigatore da loro assunto, la sorella e il fidanzato indagano. Da un romanzo (1959) di Robert Bloch adattato da Joseph Stefano. Il più grande successo di pubblico di Hitchcock: "Ho giocato a dirigere gli spettatori esattamente come si suona un organo". Più che un thriller è uno shocker , diventato col tempo un film di culto, e non soltanto per la sequenza della doccia (45 secondi), di inaudita violenza. Esempio, magari detestabile, di cinema puro, di arte per l'arte. Titoli di testa di Saul Bass. Musica di B. Herrmann. Ebbe 3 seguiti in cui il titolo italiano segue la grafia di quello originale. Ebbe 4 nomination agli Oscar: regia, fotografia (John L. Russell), Janet Leigh, scenografie. Rifatto, anzi clonato, da Gus Van Sant nel 1998. 


Il film ha ottenuto 4 candidature a Premi Oscar




(fonte - https://www.mymovies.it)







IL GRANDE GATSBY
Regia di Baz Luhrmann.
Un film con Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Isla Fisher. Drammatico, - Australia, USA, 2013, durata 142 minuti. 

LA VISIONE DEL FILM SARA' ACCOMPAGNATA DALLA DEGUSTAZIONE DI
CHAMPAGNE CUVEE NATURE, FLEURON E PINOT NOIR

Nella primavera del 1922, il giovane Nick Carraway si trasferisce a Long Island, in una villetta che confina con la villa delle meraviglie di Gatsby, un misterioso milionario che è solito organizzare feste memorabili e del quale si dice di tutto ma si sa molto poco. Cugino della bella e sofisticata Daisy Buchanan, moglie di un ex campione di polo, Nick viene a conoscenza del passato intercorso tra Daisy e Gatsby e si presta ad ospitare un incontro tra i due, a cinque anni di distanza. Travolto dal clima ruggente dell'età del jazz, da fiumi di alcol e dalla tragedia di un amore impossibile, Nick si scoprirà testimone, complice e disgustato, del tramonto del sogno americano.


MIGLIOR SCENOGR. - PREMIO OSCAR 2014
MIGLIORI COSTUMI - PREMIO OSCAR 2014


VERRIER ET FILS

Verrier et fils è una Maison a Etoges, a pochi km da Reims, nella Cote de Blancs.
È stata fondata nel 1860 producendo inizialmente vino fermo; solo nel 1929 Raymond Verrier, cui è dedicata la Cuvée Millésime, crea il marchio e nel 1936 vince la medaglia d’oro alla mostra dei vini di Champagne a Epernay.

La famiglia Verrier si occupa di tutte le fasi produttive, dalla cura delle vigne alla vendemmia fino alla vinificazione. Tutta la produzione ha la certificazione di Haute Valeur Environnementale: non utilizza pesticidi ed erbicidi nelle vigne per avere un impatto inquinante il più basso possibile.
La vendemmia è manuale e la pressatura lenta.

Le viti da cui si possono ricavare 60 000 bottiglie sono a Etoges e Epernay e sono Pinot Meunier, Pinot Noir e Chardonnay. La produzione annua è però di 30 000 bottiglie, dato che sono trasformati in champagne solo i mosti migliori.
Tutti i loro champagne hanno fermentazione malolattica, che permette di ottenere un gusto soffice ed equilibrato al palato.
La lavorazione è completamente manuale, dal remuage fino al degorgemant.


(fonte - https://www.mymovies.it)







VEN 13 NOV - ORE 21.00
SAB 14 NOV - ORE 21.00
DOM 15 NOV - ORE 18.00 / 21.00

ONLY THE ANIMALS
STORIE DI SPIRITI AMANTI
Regia di Dominik Moll.
Un film con Denis Ménochet, Laure Calamy, Damien Bonnard, Valeria Bruni Tedeschi.
Thriller, - Francia, Germania, 2019, durata 113 minuti.

Una donna scompare e un'intensa nevicata cancella le sue tracce. Cinque persone vengono individuate come possibli colpevoli. Ciascuna di loro nasconde un segreto ma la verità è lontana dal villaggio alpino dove è avvenuta la sparizione.


Only the animals - Storie di spiriti amanti, film diretto da Dominik Moll, racconta la storia di cinque persone, che vivono tra il sud della Francia e Abidjan, in Costa d'Avorio, e si ritrovano tutte coinvolte nella medesima situazione dopo la scomparsa inspiegabile di Evelyne Ducat (Valeria Bruni Tedeschi). A causa di una tempesta di neve notturna, l'auto della donna viene rinvenuta sulla strada per l'altopiano di Causse Méjean e la polizia non sa da dove iniziare a indagare, perché non hanno né piste né indizi. Il caso, però, vuole che cinque persone per svariati motivi - tra cui amori non corrisposti, relazioni disfunzionali, attrazioni fatali, scambi di identità e soprattutto segreti - siano direttamente collegabili a Evelyne.
Mentre si cerca di ricostruire ciò che è successo quella notte, vengono a galla cose mai dette e segreti svelati, che porteranno le forze dell'ordine a indagare lontano dall'innevato altopiano, là dove il sole batte forte, in Costa d'Avorio.

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(fonte - https://www.mymovies.it)






LUN 23 DIC - ORE 21.00
BIGLIETTO UNICO 6 EURO
L'UFFICIALE E LA SPIA
Regia di Roman Polanski.
Un film con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois, Hervé Pierre.
Drammatico, Storico, Thriller - USA, 2019, durata 126 minuti.

Winner - Premio Fipresci - Festival di Venezia 2019
Winner - Gran Premio della Giuria - Festival di Venezia 2019

Gennaio del 1895, pochi mesi prima che i fratelli Lumière diano vita a quello che convenzionalmente chiamiamo Cinema, nel cortile dell'École Militaire di Parigi, Georges Picquart, un ufficiale dell'esercito francese, presenzia alla pubblica condanna e all'umiliante degradazione inflitta ad Alfred Dreyfus, un capitano ebreo, accusato di essere stato un informatore dei nemici tedeschi. Al disonore segue l'esilio e la sentenza condanna il traditore ad essere confinato sull'isola del Diavolo, nella Guyana francese. Il caso sembra archiviato. Picquart guadagna la promozione a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Ed è allora che si accorge che il passaggio di informazioni al nemico non si è ancora arrestato. Da uomo d'onore quale è si pone la giusta domanda: Dreyfus è davvero colpevole?



Roman Polanski mette le sue doti di Maestro del Cinema al servizio di una vicenda che, in tempi come quelli presenti, merita una rivisitazione.

 Il cinema se ne era già occupato in passato. Sia con Emilio Zola di William Dieterle nel 1937 (film che colpì il giovanissimo Roman) e, successivamente, con L'affare Dreyfus di José Ferrer del 1957.Il film purtroppo ha innescato diverse polemiche scaturite dall'intervista che il regista ha rilasciato per il pressbook che ha accompagnato il film alla 76.ma Mostra del Cinema di Venezia. In quelle dichiarazioni Polanski dice di aver potuto comprendere meglio la storia che stava portando sullo schermo a causa delle accuse false che gli vengono periodicamente lanciate. Questo ha provocato reazioni di diversa natura che hanno rischiato di offuscare il valore intrinseco del film.

Perché L'Ufficiale e la Spia si colloca nella categoria delle opere di impianto classico che trovano la via del grande schermo nel momento storicamente giusto. È sicuramente vero che il regista e il suo co-sceneggiatore Robert Harris lavorano da anni su questa idea ma è ora che è indispensabile mostrare, con un film capace di arrivare al grande pubblico, come il Potere sia in grado di costruire falsificazioni capaci di resistere a lungo e di sconvolgere vite.
Viviamo in tempi in cui la memoria collettiva è quotidianamente insidiata da una valanga di news tra cui è sempre più difficile distinguere le vere dalle fake. Attraverso la persona di Picquart (magistralmente interpretato da Dujardin) Polanski ci ricorda come siano necessari uomini che siano capaci di andare al di là delle proprie convinzioni (il colonnello non amava gli ebrei) quando si trovano di fronte a un'ingiustizia che diviene tanto più palese quanto più chi la sta perpetrando fa muro perché non ne emergano le falsificazioni.

L'ingresso nella sede dei Servizi Segreti costituisce così la cifra stilistica del film. In spazi così cupi e privi di 'aria' (l'odore della fognatura li pervade) è facile che gli uomini si trasformino in tanti Capitano Henry che gli dichiara: "Voi mi ordinate di uccidere un uomo? Io lo faccio. Mi dite che è stato un errore? Mi dispiace ma non è colpa mia. Questo è l'Esercito" Picquart gli replica: "Questo sarà il suo Esercito. Non il mio".

Polanski ci interroga sulla morale dei nostri tempi (che non riguarda solo uno specifico settore) e ci invita a vigilare. Forse non siamo più in tempi in cui un articolo di giornale può fare riaprire un processo come accadde con il "J'accuse" di Emile Zola pubblicato su "L'Aurore" ma forse proprio per questo è necessario saper reagire a quella sorta di impermeabilizzazione agli scandali che rischia di produrre un appiattimento dell'opinione pubblica che finisce con il lasciare spazio al morbo dell'indifferenza diffusa. Ricordare ciò che accadde allora può trasformarsi in un monito prezioso.


(fonte - https://www.mymovies.it)


MER 18 DIC - ORE 17.00 / 21.00
DOM 22 DIC - ORE 21.00
BIGLIETTO UNICO 6 EURO
5 EURO STUDENTI
VERTIGO
Regia di Alfred Hitchcock.
Un film con Kim Novak, James Stewart, Tom Helmore, Henry Jones, Barbara Bel Geddes, Lee Patrick.
Giallo - USA, 1958, durata 128 minuti.


Sofferente di vertigini dopo un incidente in servizio, John "Scottie" Ferguson lascia la polizia e accetta di lavorare per un vecchio compagno di scuola che gli chiede di sorvegliare la moglie Madeleine che in ricorrenti stati di incoscienza sembra posseduta dallo spirito di Carlotta Valdes, sua bisnonna morta suicida un secolo prima. Ferguson resta affascinato dall'infelice donna e quando è costretto a intervenire per salvarla da un tentativo di suicidio in mare tra i due ha inizio una storia d'amore. Ma una tragedia sta per sconvolgere le vite di entrambi.



CAPOLAVORO ASSOLUTO E UNANIMEMENTE RICONOSCIUTO DEL CINEMA DI ALFRED HITCHOCK, SI AVVALE DI UNA PERFORMANCE PERFETTA DEI PROTAGONISTI.

Capolavoro assoluto e unanimemente riconosciuto del cinema di Alfred Hitchock il film si basa su di un romanzo di Boileau e Narcejac scritto con l'intento di piacere al regista al punto da invogliarlo a comprarne i diritti. L'azione viene spostata dagli Anni Quaranta ai Cinquanta e soprattutto viene anticipata la scoperta dell'intrigo che gli autori avevano collocato nelle pagine finali del libro.

"Intorno a me tutti erano contrari a questo cambiamento", confessò Hitch a Truffaut nella celebre intervista divenuta un libro. In realtà, con la perfetta cognizione che il regista aveva della differenza tra l'utilizzo della sorpresa e la funzione della suspense, la scelta risulta vincente. Ma non ci si limita a questo. La performance dei protagonisti è perfetta (anche se Hitchcock non sopportava Kim Novak e non perdeva occasione per parlar male di lei) e innerva il film di quell'erotismo che è spesso sotteso nei film del Maestro e che qui viene giocato con grande maestria. Ci sono abiti che vengono tolti per farli asciugare ed altri che vengono fatti indossare per ricostruire il passato mentre un colore (il grigio) si sostituisce alla tonalità dominante che è quella del verde. La sequenza delle sequoie (sempreverdi) fa da catalizzatore al colore prevalente nell'abito che Madeleine indossa la prima volta che appare sullo schermo così come a quello della sua auto per poi trovare il suo culmine in quello che a Ferguson appare come un 'ritorno' della donna amata.

Hitchocok trova nella sceneggiatura alcuni dei temi che ricorrono nel suo cinema. Su tutti domina quello del Doppio che nel titolo italiano viene esplicitato, cosa che non avviene in quello originale che fornisce una sintesi perfetta sia della patologia sofferta dal protagonista sia del costante senso di instabilità esistenziale e di horror vacui che il film offre allo spettatore.


(fonte - https://www.mymovies.it)



MER 18 SET - ORE 21.00
THE GANGSTER, THE COP, THE DEVIL
Regia di LEE Won-tae
Drammatico - Corea del sud, 2019, durata 109 minuti.

Festival di Cannes - 2019


Le vie dell’action-thriller sono infinite, o quasi, e il cinema sudcoreano le sa percorrere a occhi chiusi. Dal punto di vista delle strutture narrative e, naturalmente, dal punto di vista stilistico. Pensiamo a The Chaser. Pensiamo a The Man from Nowhere. Pensiamo ai tanti cult che gli appassionati conoscono a memoria. The Gangster, The Cop, The Devil, però, non si accontenta e moltiplica tutto per tre: l’elemento crime, l’elemento poliziesco, l’elemento noir. Più che l’ennesima variazione sul tema, un appassionante – e divertente! – virtuosismo pop. La storia di un’alleanza spericolata tra uno sbirro e un bandito, impegnati a costruire una tregua per neutralizzare un serial killer. Chi sono i buoni e chi sono i cattivi?

IL PROSSIMO FILM DELLA RASSEGNA








(fonte - https://www.mymovies.it)


GIO 29 AGO - ORE 21.00
VEN 30 AGO - ORE 21.00
SAB 31 AGO - ORE 21.00
DOM 1 SET - ORE 21.00
IL MOSTRO DI ST. PAULI
Regia di Fatih Akin.
Un film con Jonas Dassler, Margarete Tiesel, Mark Bohm, Marc Hosemann, Adam Bousdoukos.
Genere Thriller, Horror - Germania, Francia, 2019, durata 115 minuti.
VM 18


Amburgo. Quartiere di St. Pauli, negli anni Settanta. Un'area frequentata da alcolizzati, prostitute, giocatori d'azzardo e altre anime solitarie. Fitz Honka è uno di loro e non è certo aiutato dal suo aspetto decisamente poco attraente. Ha un lavoro fisso e vive in un attico nel più totale disordine. È lì che porta donne anziane incontrate in un sordido locale chiamato il Golden Glove. Dopo aver cercato, inutilmente, di avere un rapporto sessuale con loro (è impotente) le uccide e le fa a pezzi. Conserva le membra in uno sgabuzzino ed incolpa del cattivo odore che regna nelle stanze la famiglia greca che abita sotto di lui.


Fatih Akin, in questa occasione, si rifà ad eventi di cronaca nera che si sono effettivamente verificati ad Amburgo e che sono stati narrati dal romanziere Heinz Strunk in un suo libro del 2016.

"Il mostro di St. Pauli" è una pellicola thriller-horror di Fatih Akin che, dopo aver vinto l'Orso d'oro con "La sposa turca", torna in concorso al Festival di Berlino 2019 con una storia incentrata sulle vicende dei femminicidi di Fritz Honka, detto Fiede dalla combriccola di ubriaconi che abitualmente frequentavano il bar "Der Goldene Handschuh" del quartiere a luci rosse di St. Pauli, da cui deriva il titolo del film in lingua originale.

A differenza degli altri lungometraggi del regista, qui si parla di un fatto realmente accaduto, che attinge alla cronaca nerissima e racconta di un serial killer, le sue fragilità e le sue nefandezze scomposte.

Il mostro di St. Pauli: il voyeurismo della decomposizione
Con "Il mostro di St. Pauli" ripercorriamo la mente alterata di un assassino seriale, un personaggio dalla vita sconvolta fin da bambino. Dopo essere stato in un campo di concentramento, si sposa, ha dei figli, ma con una vena violenta e dedita all'alcool, fino a quando un incidente stradale gli disfa completamente i connotati. A quel punto inizia a uccidere donne anziane, prostitute, con cui prima cerca di avere un rapporto sessuale, scontrandosi con la sua impotenza per poi farle letteralmente a pezzi, conservando i corpi nello sgabuzzino e incolpando del terribile odore che permea la casa la famiglia greca che abita al piano sottostante.

Un degrado materiale e morale perverso, quasi due ore di corpi mutilati e in decomposizione, herpes, denti ingialliti, marciume, obesità, sporcizia, mozziconi di sigarette che strasbordano e squallore ovunque, a voler denunciare l'abbandono della società tedesca, un paese di relitti e terrorismo, dai gesti esacerbati, dalla perversione sessuale manifesta e la violenza ad ogni angolo.

Il mostro di St. Pauli, un occhio grottesco che altera la visione
Basato sul libro di Heinz Strunk, "Il mostro di St. Pauli" traccia il ritratto di un mostro, parlando di violenza sulle donne e di attaccamento alla vita, inseguendo il fil rouge della follia ad ogni costo. Ci sono vermi che scivolano nei piani della casa, immagini dedicate a mostrare l'orrore, profumi al pino selvatico in gran quantità nel tentativo di coprire i terribili olezzi dei corpi in putrefazione, un taglio splatter della regia che nasconde ogni ombra o dubbio nei confronti dell'omicida.

Anche il protagonista stesso, interpretato da Jonas Dassler, viene caricato di tutte le brutture e deformazioni possibili, dalla resa finale disumana, come a voler mostrare il vero volto di un paese in piena ripresa economica, ma con i traumi violenti della guerra usciti allo scoperto.

(fonte - https://www.mymovies.it)


VEN 9 AGO - 21.00
SAB 10 AGO - 21.00
DOM 11 AGO - 21.00
IL MANGIATORE DI PIETRE
Regia di Nicola Bellucci.
Un film con Luigi Lo Cascio, Vincenzo Crea, Bruno Todeschini, Ursina Lardi, Leonardo Nigro.
Drammatico - Italia, 2018, durata 109 minuti.


Cesare è un passeur, uno dei più bravi in circolazione. Per la conoscenza dell'antica arte di chi attraversa le impervie vallate alpine è cercato da criminali, che ne richiedono le prestazioni, ed è ricercato dalla legge, sempre sulle sue tracce. Quando esce di galera, dopo essersi rifiutato di parlare, trova il cadavere dell'amico e rivale Fausto ed è fermamente intenzionato a scoprire cosa sia successo.


Per Nicola Bellucci Il mangiatore di pietre rappresenta il primo film di finzione, dopo una carriera come consolidato documentarista.

Nel bene e nel male, è una caratteristica che risulta evidente sin dalle prime sequenze. Nel bene, per la capacità di ritrarre dettagli geografici, architettonici e psicosomatici della gente di montagna che vive sulla frontiera tra Svizzera, Italia e Francia con perizia, ma senza mai sovraccaricare. Il rovescio della medaglia è invece rappresentato dalla scarsa confidenza con meccanismi di storytelling e gestione dell'intreccio che, nel caso di un crime drama come Il mangiatore di pietre, costituiscono una componente fondamentale per la fruizione del film.

Il ritmo lento e l'andamento contemplativo necessitano di una sceneggiatura più robusta per poter mantenere avvinta l'attenzione del pubblico e questo non sempre avviene: l'indagine dei carabinieri resta per lo più criptica e frammentaria, quasi rifuggendo il pathos anziché inseguirlo. Tuttavia la ricerca dell'assassino sembra poco più di un'esca narrativa, in un film che ruota attorno al personaggio tormentato di Cesare (interpretato da Luigi Lo Cascio) e al suo confronto con un passato ingombrante: il rimorso per aver agito in maniera clandestina, la lontananza durante la morte dell'amata moglie (Elena Radonicich, in una breve ma memorabile parte), il brusco ritiro dal gruppo di amici.
Sospeso in un limbo, come richiesto da questo risvolto introspettivo, il film risulta troppo misterioso nella prima parte, caricando una tensione che non si giustifica adeguatamente nel proseguo della vicenda. I tanti volti femminili eterei che compaiono restano una traccia inesplorata di un'unione maschile che tende a ridurre la donna a figura angelicata, generatrice di un senso di colpa talvolta smisurato. Non mancano i richiami all'attualità: tra la merce che i passeur si trovano a trasportare oltre confine, infatti, ci sono anche dei migranti e sarà la loro presenza a determinare una svolta morale nel protagonista del film.

Sotto la coltre nevosa di Il mangiatore di pietre si cela un ottimo film, ma in superficie resta solo un interessante ibrido tra cinema di genere e attitudine documentaristica, con qualche difetto di troppo.

(fonte - https://www.mymovies.it)


MAR 16 APRILE - ORE 21.00
BIGLIETTO UNICO 6,00 EURO
TRANSFERT
Regia di Massimiliano Russo.
Un film con Alberto Mica, Massimiliano Russo, Paola Roccuzzo, Clio Scira Saccà, Enrico Sortino.
Thriller - Italia, 2017, durata 101 minuti.


Stefano Sofia è un giovane psicoterapeuta che si deve confrontare con pazienti non facili nei confronti dei quali dimostra interesse e sensibilità. Fino a quando non gli si presenta il caso di due sorelle che vanno in analisi convinte, ognuna per la sua parte, che sia l'altra ad averne bisogno. Non sarà facile per lui confrontarsi con le loro tensioni emotive.
Massimiliano Russo alla sua opera prima fa centro grazie a una sceneggiatura capace di attrarre l'attenzione sin dalle prime battute. Si potrebbe dire che la strada gliel'ha spianata In Treatment rendendo mediaticamente coinvolgenti delle sedute tra terapeuta e paziente seduti uno di fronte all'altro.


Russo però non approfitta della situazione per offrirci una sorta di 'seguito' cinematografico ma interviene con grande originalità sull'elemento di base per consentirci di compiere un viaggio all'interno di una psiche.

La definizione di transfert che si trova su Wikipedia potrebbe mettere sull'avviso. È la seguente: "Il transfert (o traslazione) è un meccanismo mentale per il quale l'individuo tende a spostare schemi di sentimenti, emozioni e pensieri da una relazione significante passata a una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale. Il processo è largamente inconscio ovvero il soggetto non comprende completamente da dove si originino tali sentimenti, emozioni e pensieri. Il transfert è fortemente connesso alle relazioni oggettuali della nostra infanzia e le ricalca." L'invito allo spettatore è però quello di non cercare di sapere di più per farsi coinvolgere da uno sviluppo dell'azione che testimonia della professionalità e della padronanza degli strumenti della scrittura da parte di Russo.

Il quale si colloca poi sia dietro che davanti la camera cucendosi su misura un ruolo determinante ma lasciando quello del protagonista ad Alberto Mica che sa come gestire le diverse fasi emotive che attraversa il suo Stefano. Il quale passa dall'autocontrollo imposto dalla professione a tensioni la cui spiegazione è complessa. Lo spettatore viene spinto ad empatizzare con lui mentre progressivamente fa la conoscenza dei suoi non facili pazienti. Non è esperienza frequente quella di trovare un'opera prima italiana così controllata su tutti i piani (ivi compreso quello della recitazione di tutti gli attori) che sia in grado di proporsi al di là dei confini nazionali senza aver nulla da invidiare a nessuno.

(fonte - https://www.mymovies.it)


VEN 8 MAR - ORE 21.00
SAB 9 MAR - ORE 18.30 / 21.00
DOM 10 MAR - ORE 16.00 / 18.30 / 21.00
IL COLPEVOLE - THE GUILTY
Regia di Gustav Möller.
Un film con Jakob Cedergren, Jessica Dinnage, Omar Shargawi, Johan Olsen, Jacob Lohmann.
Thriller - Danimarca, 2018, durata 85 minuti.


Asger Holm è un agente di polizia che si è messo nei guai e per questo è stato confinato a rispondere al numero d'emergenza insieme a più anziani colleghi. Vive questo lavoro con insofferenza e agitazione, anche perché l'indomani lo aspetta il processo che deciderà della sua carriera. Quando riceve la telefonata disperata di una donna che dice di essere stata rapita, Asger decide di mettersi in gioco e fare il possibile, fino a scavalcare le regole, per non tralasciare alcuna possibilità. Il suo desiderio di redenzione si incaglia però in un caso che è molto più complesso di quello che sembra e le sue buone intenzioni rischiano di avere effetti controproducenti per sé e per gli altri.


Messo in scena in tempo reale, tra due stanze e un corridoio, con quasi un solo interprete in scena perennemente al telefono, The Guilty ha vinto agli scorsi Sundance Film Festival e Rotterdam Film Festival il premio del pubblico.

Thriller sulla coscienza e la parola, questo primo lungometraggio del danese Gustav Möller è una vera sorpresa, che si può inserire sulla scia di Locke con Tom Hardy, per via di un uomo al telefono come fulcro della vicenda, ma in realtà piuttosto diverso e originale. Siamo infatti in un territorio più di genere, a partire dall'ambientazione poliziesca, inoltre al centro di tutto c'è il tema di una colpa inconfessabile che riguarda tanto Asger quando uno dei suoi interlocutori telefonici. Il film è fin dal titolo (che significa appunto "i colpevoli") figlio di una cultura protestante squisitamente nordica, che ama mettere i personaggi alle strette fino a denudarli delle loro barriere e porli di fronte alla verità su loro stessi.

Il passato di Asger è inoltre un ostacolo narrativo ai suoi buoni propositi, perché la delicata situazione in cui si è messo fa sì che i suoi colleghi non sappiano fino a che punto fidarsi di lui. Questo inevitabilmente aumenta la sua frustrazione e il suo carattere fumantino è un'ulteriore problema che dovrà controllare, mentre tenta di risolvere quello che forse sarà il suo ultimo caso da poliziotto. Il tempo reale della sceneggiatura e della regia funziona quindi efficacemente, perché quella di Asger è una lotta contro il tempo, che si estende oltre il suo orario di lavoro e lo vede nascondersi in una stanza buia. Una sorta di discesa agli inferi dove la luce si fa rossastra e la situazione sempre più disperata.

Ne è unico mattatore Jakob Cedergren, in Italia vagamente noto per essere il protagonista della serie Omicidi a Sandhamn, qui costretto a reggere l'intera tensione del film con il proprio volto e la parte superiore del corpo, visto che le gambe sono nascoste dietro la scrivania. La sua è una prova efficace, così come sono convincenti le altre voci che sentiamo al telefono, ma naturalmente un film come questo sembra perfetto per un remake, sia per il già comprovato apprezzamento del pubblico verso una sceneggiatura a orologeria, sia perché un ruolo così intenso e prolungato è un sogno per molti attori.

The Guilty procede implacabile verso un progressivo disvelamento, fino a costringere i personaggi a confessare le proprie azioni. Per quanto l'incedere sia impietoso arriva a una soluzione catartica senza essere consolatoria, la cui forza è anche nella messa in scena con l'emergere dall'oscurità e dalla stazione di polizia. Non si esce a riveder le stelle, perché il destino non promette comunque niente di buono, ma almeno Asger potrà affrontarlo conoscendo a fondo se stesso, temprato da una sfida contro tutti e contro se stesso: un'ora e venticinque minuti che possono cambiare più di una vita.

(fonte - https://www.mymovies.it)


VM 14 ANNI
GIO 19 APR - 21.00
VEN 20 APR - 18.30 / 21.00
SAB 21 APR - 18.30 / 21.00
DOM 22 APR - 16.00 / 18.30 / 21.00
DOPPIO AMORE
Regia di François Ozon.
Un film con Marine Vacth, Jérémie Renier, Jacqueline Bisset, Myriam Boyer, Dominique Reymond.
Thriller - Francia, 2017, durata 110 minuti.


Chloé ha un dolore che non passa. Giovane donna fragile, somatizza un segreto che custodisce nel ventre e affronta in terapia. Paul, lo psichiatra, la ascolta senza dire niente fino al giorno in cui decide di mettere fine alle sedute. La seduzione che Chloé esercita su di lui è incompatibile con la deontologia professionale. Ma Chloé ricambia il sentimento di Paul e trasloca la sua vita (e il suo gatto) nel suo appartamento. Tutto sembra volgere al meglio, quando scopre che il compagno le nasconde la sua parte oscura: Louis, gemello monozigote che svolge la stessa professione in un altro quartiere di Parigi. Intrigata, prende un appuntamento. L'attrazione è fatale. Chloé li ama entrambi, uno con dolcezza, l'altro con bestialità. Alienata e divisa, scende progressivamente all'inferno.



Dal suo debutto, François Ozon esplora l'altro. Quel doppio, benefico o malefico (o le due cose insieme) che cova in noi, esercitando una presa amorosa, sessuale, criminale.

L'altro che è femmina, l'altro che è doppio, l'altro che è ratto, l'altro che ha le ali, l'altro che non può essere morto, l'altro che infila la casa d'altri, l'altro che è assassino. Adattamento di un romanzo breve di Joyce Carol Oates ("Lives of the Twins"), L'amant double è l'esito, e probabilmente la conclusione, di questa dualità permanente. Con rigore geometrico, l'autore francese precipita nella testa di una donna scollata dal mondo reale. La causa, (di)spiegata nell'epilogo, affonda nella gemellarità. La gemellarità parassita mostrata in quello che ha di più mostruoso.

La maniera è quella di Brian De Palma, con un gusto postmoderno e incontenibile per la citazione. Ma le referenze cinefile non si esauriscono con Le due sorelle. C'è in Ozon una disciplina geniale che assimila in fretta il lavoro dei maestri per cucire la pelle e dipingere una tela di colori brillanti e visioni fantastiche. Nella sua variazione sul tema dei gemelli c'è David Cronenberg, ci sono le scale a chiocciola e le altezze vertiginose di Alfred Hitchcock, i segreti dietro alla porta di Fritz Lang, gli animali perturbanti di Jacques Tourneur e la vicina indiscreta di Roman Polanski (Rosemary's Baby).

Nondimeno L'amant double resta indiscutibilmente ozoniano, nelle sue ossessioni, nelle sue fissazioni, nelle sue oscillazioni tra centro e margine, dispositivo e ritratto, artificio e natura. Tutto nel film è riflesso, riflessione, specchio, eco, gemello. Tutto è doppio. Ci sono Paul e Louis certo, poi due madri, due figlie, due gatti (e un terzo impagliato). Ozon penetra l'intimità della sua protagonista, inventa, osa. Osa un piano sorprendente, audace, quasi surrealista, che passa per la vagina, accesso a un corpo consumato dall'interno.

È dal ginecologo che si apre L'amant double cercando una diagnosi razionale a un dolore tenace al ventre. Crampo che trova ragione nella psichiatria. Cinema organico e genitale, L'amant double è un'indagine mentale in cui perdiamo presto la direzione. Perché François Ozon è uno dei rari autori a distillare, film dopo film, l'idea sconcertante che le immagini mentono. O possono sbagliarsi. Girando con precisione clinica, invita il pubblico a emanciparsi dalla passività che il cinema sovente esige, per decifrare, per interrogare. L'amant double è un étude de femme dentro un thriller psicologico che frequenta il doppio malefico. Come sempre con Ozon si impongono due film, quello esibito e quello intrecciato con pazienza, che dissimula sotto il bagliore della superficie e i falsi décor del Palais de Tokyo.

Insieme a Frantz e a Una nuova amica, per citare le opere più recenti, L'amant double segue un percorso femminile e 'genera' la vera Chloé attraverso due uomini, così differenti e così uguali. Proprio come Anna attraverso Adrien (Frantz), Claire attraverso David e Virginia (Una nuova amica). Meno rassicurante di quello intrapreso da Anna e Claire, il viaggio di Chloé è crudo, crudele, brutale. Una fuga nevrotica in cui la realtà naufraga e i passaggi onirici o le istallazioni del museo che Chloé sorveglia trasfigurano in minaccia. Minaccia che incombe, che circonda, lambisce fino a inghiottirla, fino a dissolverla davanti a due fratelli che si desiderano più di quanto la desiderino. L'universo freddo e incerto di L'amant double è scaldato dall'intensità del desiderio della coppia formata da Marine Vacht e Jérémie Renier. Lei che in Giovane e bella era superficie fredda, opaca, anaffettiva, rivela la sua intimità fino alla vertigine. Lui, bionda e fatale proiezione, raddoppia provocando uno choc psichico. Incarnando la dicotomia di un autore diabolico.


ULTIMO SPETTACOLO - DOM 11 FEB - ORE 21.00

TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI
Regia di Martin McDonagh.
Un film con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Lucas Hedges.
Genere Thriller - USA, Gran Bretagna, 2017, durata 115 minuti.

Mildred Hayes non si dà pace. Madre di Angela, una ragazzina violentata e uccisa nella provincia profonda del Missouri, Mildred ha deciso di sollecitare la polizia locale a indagare sul delitto e a consegnarle il colpevole. Dando fondo ai risparmi, commissiona tre manifesti con tre messaggi precisi diretti a Bill Willoughby, sceriffo di Ebbing. Affissi in bella mostra alle porte del paese, provocheranno reazioni disparate e disperate, 'riaprendo' il caso e rivelando il meglio e il peggio della comunità


Al suo terzo film, Martin McDonagh conferma una visibile impronta: infiltrare la tragedia dentro la commedia nera. Tre manifesti a Ebbing, Missouri sposa la pratica prediletta ma sposta più avanti la riflessione.

La speculazione sale e progredisce, affondata nel Missouri, situato al centro degli States e rivelatore della crisi che scuote il Paese. Nello stato che non ha mai completato il percorso dallo schiavismo e genocidio delle origini al garantismo costituzionale e all'ideale pluralista multiculturale, l'autore svolge la storia di una madre che vuole giustizia. La pretende da poliziotti distratti, affaccendati a escludere gli omosessuali dalla protezione del "Civil Rights Act", approvato nel 1965, o a "torturare persone di colore", la sceneggiatura di McDonagh sottolinea lo slittamento semantico per bocca dell'agente di Sam Rockwell.

Richiamati al loro dovere dai manifesti del titolo e dall'inconsolabile dolore di una madre, i cops adottano misure repressive, criminalizzando chi vuole soltanto giustizia. Ma è a questo punto della vicenda che il drammaturgo irlandese, cresciuto a Londra ma all'ombra di Samuel Beckett, scarta e rilancia realizzando il desiderio di Marty (7 psicopatici), lo sceneggiatore alcolizzato di Colin Farrell che provava a fuggire l'apologia della brutalità, la mitologia del crimine caustico, la verbosità prolissa e i motherfucker interposti. Lo scarto è incarnato dallo sceriffo di Woody Harrelson, magnificamente contre-emploi. Attore nato per uccidere, che misura sovente la propria performance in situazioni estreme, Harrelson è il cuore morbido di questa 'commedia profonda' che cerca e trova l'anima dell'America sotto l'intolleranza acuta e la mentalità settaria. È il suo gesto, 'inoltrato' con tre lettere, a impegnare gli altri personaggi.

A mettere in gioco il loro destino e in discussione il loro ruolo nell'ordine delle cose. Mildred (Frances McDormand) e Dixon (Sam Rockwell), fanatici e integralisti, ciascuno a suo modo, volgono l'intolleranza in rispetto mutuale, avanzando verso l'Idaho e un finale che "strada facendo" prova almeno a ragionare sulla vocazione violenta e autoritaria della società americana. Senza seccare mai il regime letale del linguaggio e la vena comica del suo cinema, che sottolinea la desolazione in cui versano i personaggi potenziando gli aspetti simbolici del dramma, Martin McDonagh prosegue la sua critica sistematica alla rappresentazione della violenza.
Se in 7 psicopatici si sviluppava intorno ai film di Oliver Stone e Quentin Tarantino, in Tre manifesti a Ebbing, Missouri registra i limiti dello 'spettacolo' impietoso ma divertente tentando un 'esercizio spirituale' o almeno di pratico buon senso in luogo del delitto. Vittime (infine) consapevoli di una dissociazione tra il sociale e l'individuale, tra il fuori e il dentro, tra i processi storico-politici e quelli della coscienza umana, Mildred e Dixon tentano di colmare la separazione col viaggio che non insegue isole felici ma un nuovo equilibrio morale. La storia americana negata al progresso e alla speranza trova respiro e via di fuga nel cinema di McDonagh, che demistifica con amarissima allegria la tragedia dell'esistenza. Evocando un mondo (possibile) alla fine del mondo.

LA VENDETTA DI UN UOMO TRANQUILLO
Un film di Raúl Arévalo.
Thriller, durata 92 min. - Spagna 2016.
Con Antonio de la Torre, Luis Callejo, Ruth Díaz, Alicia Rubio, Manolo Solo.

Curro guidava l'auto della fuga e faceva il palo davanti alla gioielleria in cui i suoi compari stavano compiendo una rapina, ma qualcosa è andato storto e a pagare si è ritrovato solo lui. Fuori dal carcere lo aspetta la compagna Ana insieme al loro bambino, e non sono i soli ad attenderlo al varco. José è un uomo ricco e pacato che da qualche tempo frequenta i quartieri poveri della città. Un ricordo lo tormenta, e farà il possibile per affrontarlo nel modo che gli pare adeguato.
Sono gli unici elementi narrativi che si possono offrire senza rivelare le sorprese di un thriller che ne ha parecchie (meno attento agli spolier il titolo italiano del film, che in originale si chiamava "Tarde para la ira", cioè "Tardi per la rabbia").
La vendetta di un uomo tranquillo segna l'esordio alla regia del 36enne Raúl Arévalo, attore molto noto in Spagna, che in Italia abbiamo visto in Ballata dell'odio e dell'amore e ne Gli amanti passeggeri, ma soprattutto in quel La isla minima, di cui era coprotagonista, predecessore evidente del suo debutto dietro la cinepresa: stesso rigore, stessa tensione noir, stesso sguardo rivolto al cinema americano ma anche stesso radicamento nel territorio e nella cultura spagnoli.

C'è anche un altro precedente recente, La notte dei girasoli: questi tre film (e un altro pugno di titoli ancora) segnano una rinascita del genere in Spagna che può essere di esempio e ispirazione in tutta Europa, perché si attiene rigorosamente ai codici internazionali del thriller ma imbeve la narrazione di un'identità locale forte e chiara.

Ne La vendetta di un uomo tranquillo è la regia a fare da padrone, impossessandosi di ogni scena senza mai abbandonare un realismo di fondo che ci fa riconoscere, ad esempio, un incidente stradale filmato dall'interno di un'automobile, e che riporta la violenza al suo vero impatto emotivo senza "tarantinizzarla" (nonostante i titoli di testa del film sembrino presi a prestito da Kill Bill). Quella di Arévalo è una regia intima, sensuale, sempre pertinente all'evoluzione della storia e dei personaggi. Una regia che spia attraverso stipiti e spiragli, o "spara" in primissimo piano i volti nudi degli interpreti, modulando la propria scelta stilistica a seconda delle necessità di ciascuna scena.


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