IN CARELLONE




GIO 30 NOV - ORE 21.00
SAB 2 DIC - ORE  18.30
DOM 3 DIC - ORE 21.00
FINCHÉ C'È PROSECCO C'È SPERANZA
Regia di Antonio Padovan.
Un film con Giuseppe Battiston, Teco Celio, Liz Solari, Roberto Citran, Silvia D'Amico.
Genere Noir - Italia, 2017, durata 101 minuti.

Il conte Desiderio Ancillotto è proprietario di un vasto terreno dedicato alle vigne e di una gran bella villa, ma il suo modo di lavorare la terra, senza pesticidi e facendo "riposare" parte del terreno, è considerato da altri una pessima strategia d'affari. Ancillotto si suicida, però è comunque al centro delle indagini quando iniziano a venire uccise persone legate al cementificio che lui riteneva inquinasse la zona. A investigare sul caso c'è l'ispettore Stucky (ma si legge: Stucchi), che con il suo fare placido e pacioso cerca di conquistare la chiusa gente del posto per arrivare alla verità. Nel mentre l'uomo, che ha origini in parte persiane, affronta anche una questione privata, quella del lutto della madre e dell'ingombrante presenza del padre morto, la cui stanza in casa non vuole toccare nonostante l'insistenza dello zio Cyrus che sta ospitando.



L'esordio alla regia di Antonio Padovan è un giallo tra le colline vicine a Venezia, senza eccessi di cupezza e anzi con un tono leggero quasi da Delitti del Bar Lume, però tra gente più arcigna, cui fa da contraltare l'irresistibile simpatia di Giuseppe Battiston.

Sebbene Padovan dica di aver voluto provare a riportare il giallo al cinema, dopo anni in cui è stato più o meno confinato in TV, il risultato non riesce a non essere televisivo, con alcuni personaggi che fanno da macchietta comica, con un protagonista buono e a tratti un po' burbero e con una piccola comunità immersa in un bel paesaggio naturale. La Conegliano di Stucky in provincia di Treviso è insomma un corrispettivo nel Nord-Est dell'immaginaria Vigata di Montalbano e non ha neppure, per esempio, gli elementi di maggior realismo e ambiguità portati quest'anno in TV da Rocco Schiavone.

L'origine del personaggio e del suo mondo è letteraria, dal romanzo omonimo di Fulvio Ervas (Marcos y Marcos), che per altro ne ha già scritti altri dedicati al medesimo protagonista. In questa storia l'unico vero ostacolo a Stucky sembra essere il suo superiore, ma alla fine anche lui rivela un cuore d'oro a riprova che siamo lontanissimi da qualsiasi rappresentazione chiaroscurale delle forze dell'ordine, per non allontanarsi dal giallo più puro.
La direzione del cast, a sua volta, non riesce a sfuggire alla patina televisiva, dove in particolare Teco Celio nei panni dell'avvinazzato del luogo è ridotto a pura macchietta e oltretutto viene inquadrato da una macchina da presa a sua volta barcollante, come fosse su una nave in mezzo al mare, secondo la discutibile idea di restituirne la visione scentrata. Va un po' meglio agli altri, ma per esempio lo zio di Stucky, con la sua saggezza orientale e allo stesso tempo però un po' invasivo, è a sua volta un personaggio che sarebbe perfettamente a suo agio in una fiction.

Anche la risoluzione del caso, oltre che piuttosto improbabile, è semplice e prevedibile. Del resto gli stessi delitti non hanno nulla di elaborato, insomma siamo ben lontani dai machiavellici orditi narrativi di Agatha Christie e in una zona invece in cui il versante enigmistico sembra un cruciverba facilitato. Allo stesso modo sul fronte comico non si osa niente di irriverente e il ritmo rimane piano.

La regia non manca poi di usare i droni, vera e propria piaga della messa in scena contemporanea, e insiste sui bei paesaggi collinari e verdi, ma con uno sguardo un po' troppo da filmato di "Linea Verde" e senza capacità suggestiva nel creare atmosfera. Considerata però la povertà di mezzi a disposizione di Padovan, che non è riuscito ad avere contributi statali né a farsi sponsorizzare da qualche produttore di vini locale, Finché c'è prosecco c'è speranza è comunque un'opera prima piccola e con una sua dignità. Del tutto mancato però l'obiettivo di un respiro cinematografico: si rimane in quella zona da pilota di una serie di TV movie, leggeri e pittoreschi, buoni magari anche per una vendita all'estero, dove le bellezze rurali d'Italia e la vicina Venezia hanno sempre il suo fascino, ma senza sfuggire a una dimensione da piccolo schermo.

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