PROSSIMAMENTE






PROSSIMAMENTE
STORIA DI UN MATRIMONIO
Regia di Noah Baumbach.
Un film con Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Merritt Wever, Azhy Robertson.
Drammatico - USA, 2019, durata 136 minuti.

In versione originale con sottotitoli italiani


Charlie, regista di teatro, e Nicole, sua moglie e prima attrice, si stanno separando. Lui lavora a New York, lei si è trasferita a Los Angeles per lavorare in televisione, insieme hanno un figlio. Nicole vuole un'altra vita e chiede il divorzio, affidandosi ad un abile avvocato. Charlie deve quindi lottare a sua volta, per continuare a vivere nella sua città senza perdere la custodia condivisa del bambino.
Improvvisamente i due amanti non si riconoscono più, sono travestiti da versioni mostruose e grottesche di loro stessi, come ci suggeriscono i costumi di Halloween, e in questo spettacolo domestico Charlie rischia di avere la peggio e di diventare davvero l'uomo invisibile.


Quattordici anni dopo "Il calamaro e la balena", Noah Baumbach torna a parlare di divorzio, questa volta dal punto di vista degli adulti coinvolti, avvicinandoli nell'intimità dei tanti primi e primissimi piani di cui fa uso

"Non è una performance!", rimprovera Nicole a sua sorella quando, imbarazzata dalla sofferenza, questa non sa come comportarsi con l'ex cognato e vorrebbe fare le prove. E invece, a suo modo, Storia di un matrimonio è questo: il regista mette in scena, cioè, tutto il teatro che il percorso psicologico e processuale si porta appresso, più o meno scopertamente. Il gioco delle parti e degli schieramenti, il Kramer contro Kramer delle scene madri di litigio, le piccole verità trasformate in melodrammatiche rappresentazioni ("Most people in this business make up the truth to get where they need to go", conferma il pluridivorziato Bert, umanissimo avvocato interpretato da Alan Alda, sacrificato lungo la via appena questa si fa più aspra).

Eppure c'è performance e performance: c'è quella in cui si è eterodiretti e si finisce per smarrire la propria voce e la propria personalità, e poi c'è quella spontanea (anche nella finzione) in cui si prende in mano il microfono e si dice la verità, attraverso le parole di una canzone. Quando Adam Driver canta "Being Alive", da un musical di Broadway (non a caso), diventa chiaro che, per Baumbach, esplorare il divorzio è anche un altro modo di guardare al matrimonio, come al positivo di una pellicola, e che la precisione "malincomica" della sua scrittura e la prossimità d'ascolto della sua regia (agli antipodi rispetto all'osservazione casuale e inclemente dell'inviata del tribunale) concorrono per tutelare anzitutto il sentimento e rivendicare il suo posto nella traversata.

Tra attori alleniani, paradossali claustrofobie sotto il grande cielo della California, monologhi che sistemano in una sola frase religione e patriarcato, Baumbach, Johansson e Driver raccontano una storia di tanti con una naturalezza non da tutti, illuminando il legame nella divisione, alternando sorrisi e lacrime, cercando forse troppo l'universale, ma senza perdere in intensità.

(fonte - https://www.mymovies.it)

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