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VEN 21 GIU - 21.00
SAB 22 GIU - 21.00
DOM 23 GIU - 21.00
MER 26 GIU - ORE 21.00 - 6 EURO
SIR - CENERENTOLA A MUMBAI
Regia di Rohena Gera.
Un film con Tillotama Shome, Vivek Gomber, Geetanjali Kulkarni, Rahul Vohra, Divya Seth Shah.
Drammatico - India, Francia, 2018, durata 99 minuti.


Ratna lavora come domestica per Ashwin, erede di una ricca famiglia di Mumbai. Lui possiede tutto, ma è disilluso sul futuro; lei invece non possiede nulla ma è piena di speranze e lotta per i suoi sogni. I loro due mondi, così distanti, si avvicineranno, facendo emergere sentimenti inaspettati. Sapranno essere più forti dele barriere che li dividono?


Diretto e sceneggiato da Rohena Gera, Sir - Cenerentola a Mumbai racconta la storia di Ratna, una  donna che lavora come domestica per Ashwin, un uomo con alle spalle una ricca famiglia. Sebbene Ashwin sembri avere tutto, Ratna riesce a percepire come in realtà abbia rinunciato ai suoi sogni e a qualcos'altro a cui teneva molto. D'altro canto, Ratna che non ha nulla è piena di speranze e lavora in maniera risoluta per realizzare un giorno il suo sogno.

Provenendo da background differenti, Ratna e Ashwin hanno anche un diverso legame con la famiglia e i valori tradizionali: da vedova, Ratma va a lavorare in città, a Mumbai, per trovare libertà (anche economica) nell'anonimato che questa garantisce; Ashwin, avvezzo a vivere a New York, con il suo ritorno in India si ritrova invece a doversi confrontare con le aspettative dei suoi cari, vivendo in una sorta di gabbia dorata. Man mano che i loro mondi si scontrano e i due si avvicinano, le barriere fisiche e sociali che li separano non sembrano più così insormontabili.

Con la direzione della fotografia di Dominique Colin, le scenografie di Parul Sondh, i costumi di Kimneineng Kipgen e le musiche di Pierre Aviat, Sir - Cenerentola a Mumbai viene così raccontato dalla regista: "Per tutta la vita ho sperimentato in prima persona i problemi legati alla differenza di classe in India. Da bambina, avevo in casa una tata, una bambinaia che si è presa cura di me e a cui ero molto legata ma c'era chiaramente una netta segregazione nei suoi confronti. Allora non capivo il perché. Poi, una volta cresciuta, sono andata a studiare negli Stati Uniti. Mi ritrovavo a Stanford a parlare di ideologia, filosofia e uguaglianza, ma quando rientravo in India niente cambiava, ognuno doveva stare al proprio posto.


Del resto, non si possono cambiare millenni di tradizioni dall'oggi al domani. Continuavo però a chiedermi cosa potessi fare io nel mio piccolo. E così, dopo tanti lavori su commissione, ho cominciato a concentrarmi su una sceneggiatura in cui potevo esprimere al meglio i miei punti di vista sull'argomento. Ho voluto raccontare di due persone che amano chi hanno scelto loro, dandosi da soli il permesso di farlo. Non ho avuto la pretesa di avere risposte a tutto e non ho dipinto Ratna come una vittima della società: ho dato vita a una storia d'amore che mi permettesse di riflettere sul concetto di uguaglianza".

(fonte - https://www.filmtv.it)

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