PROSSIMAMENTE

PROSSIMAMENTE


VEN 30 MARZO - 21.00
SAB 31 MARZO - 18.30
DOM 1 APRILE - 18.30
LUN 2 APRILE - ORE 16.00
MARIA MADDALENA
Regia di Garth Davis.
Un film con Rooney Mara, Joaquin Phoenix, Chiwetel Ejiofor, Tahar Rahim, Shira Haas.
Drammatico - Gran Bretagna, 2018, durata 120 minuti.


Maria di Magdala è una fervente religiosa che fatica all'idea di doversi sposare. Poco accettata nella sua famiglia patriarcale, abbandonerà quest'ultima per seguire Gesù di Nazareth e farsi apostola tra gli apostoli accanto a lui. Imparerà il significato dell'amore e sceglierà di soccorrere gli oppressi, aprendo al dialogo con le donne e all'accoglienza degli ultimi.




Una figura rivoluzionaria, quella su cui ha scelto di soffermarsi il regista Garth Davis. Una donna che sceglie con forza di non volersi adeguare, nè cedere ai ricatti patriarcali, e di voler essere padrona del suo destino.

Maria di Magdala - perfettamente interpretata da una Rooney Mara in stato di grazia, capace di rendere tutta la gamma espressiva ed emotiva di una donna passata alla storia - è il perno vivo attorno a cui ruota la narrazione. Una narrazione inaspettatamente suggestiva e avvincente, capace di rendere emozionante, commovente e nuova la trama più risaputa della storia.
Prima il focus sulla violenza della vocazione di Maddalena, con tutta l'incapacità a resistere alla silenziosa chiamata di Gesù. Poi il suo ardore femminista in un tempo in cui non era concesso alle donne neanche concepirsi come proprietà di se stesse e non dei padri, quindi la devozione assoluta di una donna che si fa povera tra i poveri e macina chilometri pur di dare da bere agli assetati e diffondere, più che messaggi, veri atti di amore.
Ad interpretare il Messia troviamo quel Joaquin Phoenix per cui ogni aggettivo è ormai superfluo: continua a collezionare performance incredibili, qui mostra un talento raro nell'incarnare l'umanità dirompente di chi si rende conto che sta per 'morire'. Lo incontriamo nella fase finale, quella della consapevolezza e del tormento, ma anche della convinzione e della fede estrema. Come estremi sono i sentimenti descritti ed espressi nel film. Estremo è l'amore che mette in scena, così alto e nobile da svincolarsi da ogni traccia di interesse terreno.

Non assistiamo ad una sfilata di santi, non c'è traccia di fanatismo o esaltazione, tanto meno di retorica. Chi dirige il film lo fa scegliendo il tono dell'empatia, il racconto corale e orizzontale, mai gerarchico: persino la figura di Pietro è tenuta a bada dallo spessore morale di Maria di Magdala, così come Giuda (il Tahar Rahim di Il profeta, sempre più convincente) riabilitato nel suo errare umano, nella sua smania di arrivare al regno dei cieli pur di riabbracciare la famiglia perduta.
Colpisce e affascina questo ritratto così umano di personaggi tanto leggendari. Seduce il corpo a corpo costantemente messo in scena: lo sdraiarsi accanto per sostenersi con lo sguardo come per ridare la vita, lo sfiancamento fisico dei miracoli, il dolore di una madre nel baciare le ferite di un figlio crocifisso.
Un film fisico più che spirituale, laico più che religioso, autentico e paradossalmente attuale. Nel focalizzarsi sulla figura della donna più bistrattata dalla storia, considerata per secoli peccatrice e riabilitata come Apostola dal Vaticano solo nel 2016, ci si concentra sul concetto di puro amore, inteso come abbandono del proprio (la famiglia come ogni tipo di egoismo e discriminazione) e condivisione profonda. E di religione come qualcosa che più che re-legare gli uni gli altri deve lasciare liberi. Liberi di poter scegliere, sbagliare, amare, soffrire, e rinascere.

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