IN CARELLONE



VEN 14 APR - ORE 18.30
SAB 15 APR - ORE 18.30
DOM 16 APR - ORE 16.00
LUN 17 APR - ORE 16.00
IL SEGRETO
Un film di Jim Sheridan.
Drammatico, durata 108 min. - Irlanda 2016.
Con Rooney Mara, Vanessa Redgrave, Jack Reynor, Theo James, Eric Bana.

Da 40 anni Rose è internata in un manicomio dell'Irlanda del Nord, ed è lì che incontra il dottor Grene, un medico di buona volontà che dapprima impedisce il trasferimento della donna in un'altra struttura, poi si appassiona alla sua tragica storia. Rose è accusata di aver ucciso il proprio figlio appena nato, un figlio che il paese sostiene essere stato concepito con il prete cattolico locale, e che invece la protestante Rose dice essere il frutto del suo amore per un pilota che combatte per l'esercito inglese. L'indagine del dottor Grene sul passato di Rose sarà tanto un tentativo di penetrare l'oscurità che circonda la mente della donna, i cui ricordi sono stati in parte cancellati dai ripetuti elettroshock, quanto una sorta di inchiesta per ristabilire la verità su come siano andate le cose.

 Ci sono almeno tre valutazioni possibili di Il segreto, il melodramma diretto da Jim Sheridan basandosi sul best seller omonimo di Sebastian Barry. La prima è come adattamento letterario, e in questo caso il film è una grande delusione, perché si prende libertà e opera scelte narrative che appiattiscono e impoveriscono la complessità del testo originario, privandolo curiosamente proprio di quella componente politica legata al conflitto in Irlanda del Nord che Sheridan ha spesso messo al centro del suo cinema, da Nel nome del padre a The Boxer. La seconda valutazione possibile è come film mainstream di stampo hollywoodiano, considerato anche il cast che vede Rooney Mara e Vanessa Redgrave nei panni di Rose giovane e anziana, ed Eric Bana in quelli del dottor Grene. In questo caso Il segreto appare come un indifendibile polpettone kitch ricco (si fa per dire) di svolte narrative improbabili e caratterizzazioni al limite della caricatura.
Ma c'è una terza chiave di lettura, molto più interessante e sottilmente inquietante: che sotto la superficie esteriore ci sia un altro film, una seconda lettura che Sheridan semina discretamente lungo tutta la narrazione e che consente un'interpretazione molto più interessante della storia: un'interpretazione alla Shutter Island, anch'esso relatore di una storia ambientata in manicomio e raccontata in prima persona da una fonte non necessariamente attendibile. Questa seconda chiave di lettura spiegherebbe, ad esempio, il casting di Theo James nei panni di Padre Gaunt, il prete ossessionato (secondo Rose) dall'avvenenza della donna: un uomo bello e sensuale cui probabilmente una ragazza come Rose non sarebbe stata indifferente; oppure l'ambiguità del personaggio di Michael McNulty, colui che Rose indica come il padre del proprio figlio, un pilota che appare e scompare e che, di fatto, sembra vedere solo lei; o il nome di battesimo del dottor Grene, che non riveleremo ma che non è lo stesso che appariva nel romanzo.



Ciò che resta certo, in questa vicenda gotica travestita da romanzo d'appendice, è il ruolo della Chiesa cattolica in Irlanda secondo Sheridan: opprimente, ipocrita, falsamente moralista, autoassolutoria, e allo stesso tempo paradossalmente misericordiosa, tormentata dai sensi di colpa per il proprio operato troppo spesso draconiano. Rose scrive il suo diario su una Bibbia, annotando ai margini le proprie convinzioni, ma anche sovrapponendo la propria visione alla parola sacra, di fatto profanandola per rivelarne la mendacità. È Rose stessa a parlare di "malattia che impedisce di vedere la verità", e non si riferisce a sé, ma a chi spaccia per Verbo ciò che è mera interpretazione, spesso opportunistica, di un testo polivalente.
La carriera di Sheridan, soprattutto quella degli inizi, genera il sospetto che la vera storia da leggere in filigrana dietro ad una vicenda apparentemente delirante come le allucinazioni di Rose sia un'altra, poiché, forse inconsapevolmente, il regista instilla costantemente il dubbio che ciò che vediamo sia solo la glassa misericordiosa che ricopre verità più scomode e più dolorose.

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