IN CARTELLONE

LEVARSI LA CISPA DAGLI OCCHI
Un film di Carlo Concina e Cristina Maurelli
Documentario, durata 69 min. - Italia 2013.

Muri, sbarre, chiavi. Il carcere è un posto di frontiera. Ma lettura e scrittura possono aiutare a ritrovare un senso, a dare valore a giorni sempre uguali.
Le poesie dei detenuti, i loro scritti, le loro pagine preferite ci accompagnano in un viaggio all’interno del carcere alla ricerca del significato della parola Libertà.
Il film è girato nel carcere di massima sicurezza di Milano-Opera, dove scrittori e artisti vengono invitati “dentro” per creare un ponte con il “fuori”.
Si parla molto di detenzione, in termini di sovraffollamento e mancanza di diritti. Non si parla mai di come anche in restrizione le persone abbiano necessità e urgenza di coltivare la propria mente e la propria anima, di esprimere la propria unicità poetica di esseri umani, per ridare un senso alla propria storia.
Ed è proprio in questo spazio di confine che la nostra umanità ha una seconda chance, ritrovando nel linguaggio poetico e letterario un punto di incontro e di riscatto. E al di là del dolore, della desolazione e a volte della violenza, è possibile una nuova alfabetizzazione emotiva che prova a ricollocare se stessi dentro un diverso destino.

La vita in carcere è sempre uguale. I detenuti hanno tanto tempo e poco spazio: una cella piccola e spesso affollata (dove trascorrere la gran parte della giornata), l’ora d’aria in un cubo di cemento vuoto (dove il muro che divide dal mondo di fuori diventa visibile e tangibile), gli spazi di lavoro (per chi può avere una occupazione). E tanto tempo per pensare, dormire e più spesso guardare la Tv. Poche relazioni, tutte potenzialmente “pericolose”, pochi momenti di confronto, poco dialogo con gli altri e con se stessi.
Per questo lettura e scrittura possono essere la salvezza, un modo diverso di vedere la realtà e di ripensare il proprio io. Non solo perché permettono di “vivere” mondi diversi, di volare sulle ali della fantasia verso nuovi spazi, ma perché aprono a una possibile conversazione con se stessi, con gli altri, con territori sconosciuti della propria personalità. E forse facilitano un cambiamento, un ripensarsi, un rimettersi in gioco.
Il carcere di Milano-Opera all’interno del quale da quasi vent’anni, è stata percorsa faticosamente questa via, con l’instancabile lavoro di volontari ed educatori, ci è sembrato un ottimo esempio, un paradigma raccontabile e persino esportabile.

Siamo entrati con le telecamere nel carcere di Milano-Opera per circa sei mesi, ripreso con mille difficoltà tecniche gli spazi di cui avevamo autorizzazione, spesso vincolati da ragioni di sicurezza e di opportunità.
Quello che abbiamo trovato è una umanità pronta a raccontarsi, a mettersi in gioco e a portare una testimonianza della necessità e urgenza di coltivare la propria mente e la propria anima, di esprimere la propria unicità poetica di esseri umani.
Al di là degli errori del passato, al di là della propria storia personale, questi uomini nella maggior parte dei casi rinchiusi da molti anni negli spazi angusti del carcere, ci hanno restituito un messaggio che riguarda tutti noi: una ricerca del senso della vita e del significato della Libertà.

Abbiamo scelto di realizzare un film corale fatto di brevi ritratti delle persone detenute, riprese nei diversi spazi del carcere. Mentre il tempo viene scandito dagli incontri del laboratorio di lettura e scrittura, una spazio a sé, sospeso dove persino intellettuali e artisti vengono a fare visita. Il carcere è un posto dove si sta tutti insieme e non ci sembrava giusto ricercare un “personaggio”, una storia singola da narrare. In carcere valgono regole diverse e tutti sono uguali, uguali nella colpa, nella solitudine e nell’annientamento della propria dignità umana.

Abbiamo cercato di dare al film tre livelli di racconto (compatibilmente a quanto è possibile girare in un Carcere di massima sicurezza): la rappresentazione della vita in carcere; il punto di vista personale di ogni singolo detenuto anche attraverso i propri scritti; la riflessione su cosa è la Libertà.
Lettura e scrittura sono il collante del film ed è subito chiaro l’impatto che hanno avuto su detenuti certamente in passato poco interessati alla cultura e quelle “detenute”. Ci auguriamo che il nostro lavoro possa far riflettere e discutere le istituzioni e le organizzazioni che si occupano di carcere.
Per questo stiamo organizzando il “CISPA TOUR fuori e dentro le carceri” . Un tour nelle varie città di Italia con una proiezione diurna nel carcere della città e una serale nei cinema che vorranno ospitarci.
Per creare un ponte tra dentro e fuori; per stimolare un dibattito tra istituzioni, associazioni, cittadini; per aprire con le immagini un varco in quel muro reale o invisibile che divide senza ragione e senza senso questi due mondi.

www.levarsilacispadagliocchi.it
www.eidonfilm.it
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