PROSSIMAMENTE

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GIO 8 NOV - 21.00
VEN 9 NOV - 21.00
SAB 10 NOV - 21.00
DOM 11 NOV - 16.00 / 18.30
MAR 13 NOV - ORE 21.00
BIGLIETTO UNICO 6 EURO
SENZA LASCIARE TRACCIA
Regia di Debra Granik.
Un film con Ben Foster, Thomasin McKenzie, Jeff Kober, Dale Dickey, Peter James DeLuca.
Genere Drammatico - USA, 2018, durata 108 minuti.


In fondo al bosco vivono un padre e una figlia. Will e Thomasin formano da soli una comunità con le sue regole e la sua filosofia. Tom, come la chiama il padre, è un'adolescente diafana che condivide col genitore un Eden silvestre, Will, veterano di guerra traumatizzato, si è ritirato volontariamente dal mondo imbarcando sua figlia in una vita eremita. Esperto nell'arte della sopravvivenza, Will ha trasmesso a Tom solide conoscenze e adesso vive clandestinamente con lei sul limitare di Portland, nel parco nazionale dell'Oregon. Ma un giorno vengono scoperti e costretti a rientrare in un ordine sociale ed economico più normativo. I servizi sociali gli propongono un tetto, una scuola, una vita normale a cui Will non riesce proprio a rassegnarsi e che Tom vive come una (bella) scoperta. La presa di coscienza di questa divergenza la condurrà all'indipendenza.



Otto anni dopo Un gelido inverno, Debra Granik trasloca dal Missouri all'Oregon ma resta fedele ai margini. Margini che offrono nuove prospettive.

Al cuore del film c'è ancora una volta una ragazzina e la sua relazione intensa col padre. Ieri era Jennifer Lawrence a incarnare un'adolescente alla ricerca del genitore che aveva abbandonato il focolare domestico, oggi è l'inverso. Il duo è fusionale. Padre e figlia vivono in autarchia in una foresta, esplorando al massimo il concetto di autosufficienza. Lui ha un problema a integrarsi in una società che non ha scelto, lei ne è stata preservata fino al giorno in cui intravede un'altra via possibile. Il loro equilibrio vacilla ma mai il loro amore in risonanza col minimalismo lirico della regia che accorda personaggi e paesaggi.

Diversamente dal suo titolo, che suggerisce l'intenzione deliberata del protagonista di 'non lasciare traccia', l'autrice segue le sue orme e trova il sentiero discreto dei dimenticati volontari, di persone trincerate nei boschi, condannate a una vita vagabonda per resistere a una modernità alienante o per curare una sindrome post traumatica provocata dalle guerre senza gloria dell'America. È una storia vera a servire questa volta il film di Debra Granik che non cessa di dire gli esclusi, gli invisibili, i 'cani erranti' come nel suo documentario Stray Dog, racconto di un biker veterano del Vietnam.

Il suo cinema fa prova di inclusione, riconducendo alla luce della collettività uomini ai margini. E sotto quella luce si disegna la frattura tra padre e figlia, tra Will che non vuole demordere dal suo modus vivendi e Tom che muta naturalmente in animale sociale. Nessun giudizio, nessuna compiacenza, nessuna condiscendenza, nessun cattivo. Le stesse autorità non esistono nel film per cassare i sogni ma per ascoltare e proporre delle soluzioni al binomio familiare. Ma la Granik sceglierà il loro focolare nel modello di sopravvivenza, incompleto ma umano e premuroso, di una comunità alloggiata in case-mobili e in piena natura.


Debra Granik coglie con polso e grazia la persistenza di un'ideale: il ritorno alla terra radicale e utopico. Influenzato da una lunga tradizione nazionale (Henry David Thoreau e Jack London) e dalle tracce lasciate dai suoi contemporanei (Sean Penn, Jeff Nichols), Senza lasciare traccia non è solo un 'documentario' sulle comunità escluse dal sogno americano o un'ode ecologica della vita nei boschi ma è soprattutto il racconto semplice e universale di una fanciulla cresciuta al ritmo delle stagioni e divenuta a primavera padre di suo padre. Debra Granik elude la drammaturgia fondata su opposizioni binarie, allo schema atteso del racconto iniziatico, la rivolta dell'adolescenza di fronte alla rigidità dei padri, la regista propone la rappresentazione di una lenta mutazione, naturale, dolce prima dell'ineluttabile separazione.

Ben Foster, declina il ruolo del nevrotico, in cui è specializzato, per incarnare il fianco profondo delle ferite sepolte e della filiazione. A donargli la replica è Thomasin McKenzie, giovane attrice australiana e apparizione impressionante di magnetismo grezzo. Insieme trovano un'armonia che perdura nella discordia tranquilla insediata tra i loro personaggi, tra lui che non smette di fuggire e lei che dovrà scegliere tra l'amore filiale e il mondo che la chiama. Tutti i loro sforzi, le loro sofferenze, i sacrifici tendono verso un solo traguardo: lo sguardo (in)quieto di un padre sulla propria figlia, quando scopre che non è più la stessa ma nemmeno un'altra. E allora Will fa un passo di lato. Un gesto genitoriale e cinematografico corroborante. Del resto, Senza lasciare traccia è un manuale di gesti di sopravvivenza nella natura e nella vita.



(fonte - https://www.mymovies.it)

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