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DOM 29 FEB - 16.00 / 18.30 / 21.00
MAR 1 MAG 
- 16.00 / 18.30 / 21.00
LA MÉLODIE
Regia di Rachid Hami.
Un film con Kad Merad, Samir Guesmi, Alfred Renely, Jean-Luc Vincent, Tatiana Rojo.
Drammatico - Francia, 2017, durata 102 minuti.


Simon è un violinista che al momento non ha ingaggi e accetta di tenere un corso sullo strumento a una classe di allievi di scuola media inferiore che vivono in condizioni socio ambientali non facili. L'inizio non è semplice perché i ragazzi sono provocatori e sembrano interessati solo a creare disturbo. Progressivamente però il loro interesse si concretizza e del gruppo entra anche a far parte Arnold uno studente di origine centroafricana che non ha mai conosciuto suo padre e che è particolarmente dotato per lo strumento. L'obiettivo della classe è arrivare al concerto di fine d'anno della Filarmonica di Parigi. Gli ostacoli non mancheranno.



Rachid Hami è entrato in contatto con Démos che è "un dispositivo di educazione musicale ed orchestrale a vocazione sociale, un progetto di democratizzazione culturale che si indirizza a bambini provenienti da quartieri particolari delle città o da zone rurali insufficientemente dotate di istituzioni culturali". Vanno quindi messe tra parentesi tutte le possibili obiezioni su 'luoghi' già visitati dal cinema.

Perché si può pensare a Les choristes - I ragazzi del coro e ritenere di essere di fronte a una rivisitazione aggiornata di quel soggetto. Non è così. Hami ci mette di fronte a un'esperienza che assomiglia a quella che Gustavo Dudamel ha portato avanti grazie all'iniziativa El Sistema in Venezuela (e che oggi Maduro sta iniziando ad affossare con il pretesto che il direttore d'orchestra 'fa politica').

Non siamo nel tormentato Paese dell'America Latina ma a Parigi. I giovanissimi allievi non sono campesinos ma della Ville Lumière conoscono la vista dei tetti che si può scorgere dalle terrazze all'ultimo piano dei casermoni di banlieu in cui crescono. Le dinamiche relazionali si nutrono di volgarità e di una superficialità apparentemente priva di luci in fondo al tunnel. Tutto questo non può che deprimere anche il docente e l'artista più motivato. Ma solo chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te, come canta Max Pezzali che, se fosse francese, potrebbe essere collocato dai ragazzini tra gli autori di musica 'classica' (ci mettono Cèline Dion).

Ma Simon non è così, non rinuncia subito (anche se la tentazione sarebbe forte). Forse perché si trova non davanti ma dietro a una finestra il piccolo Arnold intento a spiare le lezioni desiderando tanto quello strumento e quell'archetto che altri utilizzano come improvvisata spada. Dal talento che avverte in lui si sprigiona quella luce che i neon dell'aula non sempre garantiscono e che lo spinge a guardare oltre al degrado culturale in cui vivono coloro che ha davanti invitandolo ad entrare in case in cui apprendere a sua volta ciò che non conosce. Si può rimanere freddi dinanzi a un film come questo pensando alla 'solita storia' oppure farsi prendere anche dalla commozione vedendo, come accade nella realtà grazie a Démos, dei bambini svantaggiati appoggiare il loro futuro alla mentoniera di un violino.

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