IN CARTELLONE


GIRAFFADA
Un film di Rani Massalha.
Drammatico, durata 85 min. - Italia, Francia, Germania, Palestina 2014.
Con Saleh Bakri, Laure De Clermont, Roschdy Zem, Ahmed Bayatra, Mohammed Bakri.

Yacine è il veterinario di uno zoo di Qalqilya, cittadina palestinese a ridosso della West Bank. Vive da solo con il figlio Ziad, un ragazzino che adora gli animali, soprattutto le due giraffe dello zoo, Rita e Brownie. Quando Brownie cade vittima di un bombardamento Rita smette di nutrirsi, e Yacine e Ziad devono inventarsi un modo di procurarle un nuovo compagno. Ma entrare e uscire dalla zona controllata dai soldati israeliani è assai difficile, figuriamoci insieme a una giraffa. E l'aiuto di una giornalista francese, Laura, verso cui Yacine prova evidente attrazione, potrebbe non bastare.
Giraffada, liberamente ispirato ad eventi realmente accaduti nel 2002 a Qalqilya, racconta una situazione di cattività, quella degli animali dello zoo, come specchio della situazione in cui vivono i palestinesi dei territori occupati. Il muro che li separa dai coloni israeliani è coperto di scritte che sono grida di aiuto (in inglese e francese: dunque dirette alla comunità internazionale) e di murales che raffigurano le violenze continue nella zona.
I coprifuochi, i controlli, i bombardamenti rendono la quotidianità quasi invivibile e fortemente surreale. E quale animale può rivelarsi simbolo migliore di questa assurdità di una giraffa, con il suo collo sproporzionato e il suo incedere goffo? Facendo riferimento anche a un episodio storico ripreso dal cinema recente con Zarafa, Giraffada utilizza l'animale "nato da un cammello e da un leopardo" come testimone del desiderio del popolo palestinese di sollevare lo sguardo oltre i muri e le ottusità degli uomini.
Rani Massalha, regista nato in Francia da padre palestinese e madre egiziana, assembla un cast composto da due ottimi attori, Saleh Bakri, già visto in Salvo, e suo padre Mohammed Bakri, già protagonista di Private, assegnando anche un cameo a Roschdy Zem, l'attore feticcio di Rachid Bouchareb, di cui Massalha è stato aiuto regista e di cui condivide, oltre all'indignazione, un certo manicheismo che gli fa mostrare tutti gli israeliani come senza cuore (o senza cervello).


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