IN CARELLONE




LUN 13 - ORE 21.00
MAR 14 - ORE 21.00
MR. OVE
Regia di Hannes Holm.
Un film con Rolf Lassgård, Bahar Pars, Ida Engvoll, Filip Berg, Chatarina Larsson.
Commedia drammatica - Svezia, 2015, durata 116 minuti.

Il signor Ove ha 59 anni e non sopporta molte cose della vita moderna a partire dai burocrati di stato, fino a quelle offerte per cui se compri una cosa ha un prezzo, ma se ne prendi due pezzi è scontata. Ove è stato presidente di una comunità di villette e come tale ha imposto un ordine ferreo a tutti insieme all'amico Rune, ma i condomini si sono stancati di lui e gli hanno tolto il titolo. Ora anche la Saab, presso a cui ha lavorato per molti anni e a cui è sempre stato fedelissimo, ha deciso di poter fare a meno di lui, che si fa mandare in pensione. Indesiderato da tutti e senza alcun desiderio che non sia la perfetta cura della comunità, decide di togliersi la vita, ma i suoi piani vanno a rotoli per una serie di circostanze, su tutti l'arrivo della nuova vicina Parvaneh, di origini iraniane e con un marito svedese piuttosto imbranato.



Di vecchi burberi è piena la storia del cinema e appena ne vediamo uno in veste di protagonista sappiamo che prima o poi il bisbetico sarà domato. A fare la differenza è in questo caso l'aggiornamento alla convivenza multietnica, che però finisce per smorzare nella correttezza politica la causticità del protagonista.

Il signor Ove insomma non è certo il Clint Eastwood di Gran Torino, anche se per arrivare al cuore di entrambi fa da grimaldello una presenza femminile vicina di casa, di origini relativamente esotiche. Se per Clint era una determinata ragazza di etnia Hmong, qui è invece una donna iraniana, che cucina bene ma ha bisogno di lezioni di guida, oltre che di una mano in casa visto che il marito non sa, tra le altre cose, montare la lavastoviglie. Ad aumentare il coefficiente di irresistibilità della vicina c'è una figlia in arrivo, che si aggiunge alle due bambine a cui manca propio la figura di un nonno...

Nel mentre, a ogni tentativo di suicidio fallito, Ove rivede parti della sua vita, ricordando la sua relazione con la moglie Sonja, che di lui si era innamorata probabilmente perché lo riteneva buffo e che infatti non ha mai perso il sorriso. Tanto che lui le è ancora devotissimo e le porta spesso fiori al cimitero. Ha poi un ruolo chiave la moglie di Rune, che ha bisogno di una mano per difendere il marito dal prepotente stato sociale svedese, di cui Ove è nemico giurato fin da quando ha lottato per far installare una rampa per sedie a rotelle a scuola.

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Quest'ultimo elemento è piuttosto spiazzante, visto che lo stato sociale svedese sarà pur intrusivo ma sicuramente è anche molto avanzato e garantisce varie tutele, ignote in diversi altri Paesi europei. Tanto che i crudeli burocrati lottano per accollarsi le spese mediche del povero Rune all'interno di una casa di cura, insomma non si tratta esattamente di Equitalia che minaccia un pignoramento dei beni a qualche poveraccio. Ma visto che tutto è relativo, è pure ammissibile che per Ove questi burocrati, rappresentati con una arroganza sopra le righe, siano il Male incarnato. Il problema è che non causano una reale tensione drammatica se non quasi alla fine del film, così come non c'è niente che sorprenda nella stucchevole storia d'amore con la moglie. Ove inoltre è burbero ma a suo modo è anche educato, dunque non usa mai parole davvero inopportune. Se la può prendere malamente con la padrona di un piccolo cane che gli orina in cortile, mai si permetterebbe insulti razzisti né omofobi e finirà per ospitare in casa un ragazzo gay che, dopo aver fatto coming out, è in rotta col padre.
Tratto dal romanzo L'uomo che metteva in ordine il mondo di Fredrik Backman, Mr. Ove dunque ha il tipico protagonista dal un cuore d'oro, che oltretutto neppure lo nasconde molto bene ed è insomma burbero solo fino a un certo punto. Ma se il bisbetico è irragionevole solo che in certi dettagli, ecco che solo questi dettagli faranno sorridere e ripetendosi perderanno presto il loro effetto. Troppo presto per un film che invece si trascina per due ore verso un esito inevitabile, movimentato solo da un paio di facili scene strappalacrime. A essere davvero irresistibili sono le scene di tentato suicidio, provocatorie e irriguardose dei nostri tabù, ma finiscono per essere troppo poco e concentrate all'inizio di un film, che con il procedere si smorza inesorabilmente.

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