IN CARTELLONE

Gio 20 ott - ore 21.00
Ven 21 ott - ore 18.30/21.00
Sab 22 ott - ore 18.30/21.00
Dom 23 - ore 16.00/18.30/21.00
PIUMA
Un film di Roan Johnson.
Commedia, durata 98 min. - Italia 2016.
Con Luigi Fedele, Blu Yoshimi, Michela Cescon, Sergio Pierattini, Francesco Colella.

Ferro e Cate sono due diciottenni che condividono un'attesa che è però un problema: lei è incinta. C'è anche l'esame di maturità che incombe e un viaggio in Spagna e Marocco da fare con gli amici. A casa poi ci sono i genitori di lui, con un padre che vorrebbe lasciare Roma e tornarsene in Toscana e una madre più disponibile a fare la nonna nonché il padre di lei che conduce una vita precaria. Di fatto non sembrano esserci le condizioni minime per portare avanti la gravidanza.

Qualche anno dopo Scialla! e senza voler ripercorrere la strada già battuta da Juno, il cinema italiano torna ad interrogarsi sul tema della genitorialità andandola a leggere dal punto di vista di chi, in una fase storica di decrescita sensibile della natalità, sta per diventare padre o madre a 18 anni.
Roan Johnson aveva dinanzi a sé una via facile da percorrere: giocare la carta del cinismo, ambientare la sua storia in una periferia possibilmente degradata e predisporre un finale se non tragico almeno drammatico. Ha imboccato invece con decisione una strada che definisce lo stile del film sin dal titolo: la leggerezza sta alla sua base senza per questo trasformarsi in superficialità.

Non si tratta certo di un'opera 'da concorso in un festival' ma piuttosto della manifestazione del desiderio di rivolgersi al grande pubblico affrontando con il sorriso (e talvolta rischiando di appesantire la piuma con la messa in campo di caratterizzazioni un po' troppo sopra le righe) un tema importante. Perché, come continua a ricordarci Zygmunt Bauman, i figli, in questa società liquida, rischiano di diventare un oggetto di consumo e proprio in quanto tali si investe su di loro sempre più in là negli anni perché prima la loro 'fruizione' rappresenterebbe un ostacolo. Anche Ferro e Cate potrebbero compiere una scelta facile. Vanno invece controcorrente nonostante tutto congiuri per mettere loro davanti quanto la libertà di cui hanno goduto fino a quel momento stia scomparendo in una dissolvenza molto, anzi troppo, veloce.
Senza caricarli di una maturità precoce, che non hanno, Johnson li pone di fronte ad un rito iniziatico (in un mondo in cui gli adulti sembrano sempre più preoccupati di evitare ai giovani le prove che invece li renderebbero più pronti alla vita). È un rito che dura 9 mesi nel corso dei quali le fasi di euforia si alternano a quelle di sconforto e in cui ci può essere, sino alla fine, una via di fuga. Johnson non lascia sospensioni ad uso e consumo dello spettatore ma chiude il film con una scelta precisa che torna a misurarsi con la realtà, al di là dei toni da commedia. A chi guarda resta il compito, non secondario, di aderire o meno alla sua visione.


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