IN CARTELLONE

FREAKS
Un film di Tod Browning.
Horror, b/n durata 64 min. - USA 1932.
Con Wallace Ford, Roscoe Ates, Olga Baclanova

Uno dei più celebri film maledetti della storia del cinema. La brutalità di Freaks, prima voluto e poi rinnegato dalla MGM, resta ineguagliata, così come la sua oscura umanità. Inno alla mostruosità innocente contro la normalità colpevole, è un'opera inclassificabile, il cui inserimento nel genere horror è poco meno di una forzatura di comodo. Buona parte del film è infatti dedicata all'osservazione quasi documentaristica della vita quotidiana dei 'mostri' - microcefali, sorelle siamesi, focomelici, mongoloidi, ermafroditi, donne barbute, donne uccello, artolesi e addirittura un torso umano - che interpretano sé stessi. Leggendaria la sequenza della vendetta in cui, tra le roulotte circensi e la foresta adiacente, in un buio rischiarato da lampi improvvisi, Browning scatena una sarabanda di orrida violenza, toccando vette surrealiste. Freaks ha influenzato molti registi contemporanei, tra tutti David Lynch (e non solo con Elephant Man) e Terry Gilliam.

Freaks è uno dei film 'maledetti' per eccellenza. Le sue traversie cominciarono fin dai giorni delle riprese, iniziate il 9 novembre 1931 negli studi di Culver City, nonostante la riservatezza in cui erano state mantenute. Alcuni funzionari della MGM, infatti, cercarono in tutti i modi di mettere in cattiva luce il progetto agli occhi dei finanziatori dell'Est Coast, incaricati di vigilare sui conti della MGM. Poi “numerosi produttori, sotto la guida di Harry Rapf [uno dei produttori che facevano capo alla Metro], proposero di far circolare una petizione perché gli interpreti di Freaks venissero cacciati dagli studi.
Francis Scott Fitzgerald e Dwight Taylor cenavano insieme nella mensa dello studio quando alcuni dei 'fenomeni' vi fecero il loro ingresso e si sedettero. Quando Fitzgerald vide le sorelle siamesi consultarsi sulla scelta di un piatto, si alzò e se ne andò. Alla fine fu necessario far costruire un locale particolare soltanto destinato a loro nei pressi dello studio, dove furono sistemati. Soltanto agli Earles (i nani) e alle sorelle siamesi, che erano celebri, fu risparmiato questo trattamento. All'improvviso la produzione proclamò il silenzio-stampa sulle riprese, sperando che la curiosità potesse avere la meglio sul disgusto: ma l'inquietudine serpeggiava fra il cast tecnico del film, che si sentiva isolato. Anche il montatore, Basil Wrangell, fece di tutto per essere trasferito ad un altro film; dichiarò che lo spettacolo dei freak alla moviola, per dieci ore al giorno, gli dava la nausea.
L'ultima speranza di Thalberg era che il clima di orrore attirasse il pubblico. Ma molti svenirono durante l'anteprima, che ebbe luogo agli inizi di gennaio a San Diego, e si concluse con la fuga degli spettatori. Si rimise il film in cantiere: molte scene scomparvero, a cominciare dalla castrazione di Hercules. Di contro, fu aggiunto un nuovo finale. [dove la nana Frieda consolava il nano Hans abbracciandolo e dichiarandogli il proprio amore]
[…] La versione riveduta, uscita il 10 febbraio, ebbe un'accoglienza molto negativa da parte del pubblico e della critica, con alcune eccezioni quali Boston, Buffalo, Cleveland, Saint-Paul, Minneapolis, Omaha e Houston, dove gli incassi, stranamente, furono superiori alla media.
La maledizione di Freaks era soltanto all'inizio e non si fermò lì. All'estero l'accoglienza fu altrettanto negativa, particolarmente in Gran Bretagna dove il film fu addirittura proibito e lo rimase per trent'anni. Dwain Esper, un regista e produttore di b-movies, tentò di rieditarlo nel 1948 sotto i titoli di Nature's Mistake, The Monster Show e Forbidden Love, con slogan pubblicitari tendenziosi (“Le sorelle siamesi fanno l'amore?”, “Qual'è il sesso dell'androgino?”) e un prologo che affermava come la storia, la religione, il folklore e la leggenda abbondassero di esempi di individui deformi che avevano cambiato il corso della storia: Golia, Calibano, Frankenstein, Gloucester, Tom Pouce e il kaiser Guglielmo (sic!). Il prologo si concludeva auspicando che, fortunatamente, la scienza moderna avrebbe presto eliminato simili errori della natura. Queste frasi degne del nazismo non cambiarono le sorti del film.
[…] Per la riabilitazione si dovette attendere il festival di Cannes nel 1962, poi la mostra di Venezia nel 1967. Uscì nuovamente a Parigi, allo Studio de l'Étoile, nel 1969, dove, per la prima volta, fu festeggiato dalla quasi totalità dei critici.”

(Jacques Goimard, Le Jour où les maudits prirent la parole, “Cinéma – l'Avant-scène”, n. 264, marzo 1981)