IN CARTELLONE

Lunedì 4 - ore 21.00
Mercoledì 6 - ore 18.30
Giovedì 7 - ore 21.00
Sabato 9 - ore 21.00
Domenica 10 - ore 18.30
FRANNY
Un film di Andrew Renzi.
Drammatico, durata 90 min. - USA 2015.
Con Theo James, Dakota Fanning, Richard Gere, Clarke Peters, Marko Caka.

Richard Gere è Franny, un milionario filantropico, sopra le righe, senza famiglia, né lavoro, convinto di poter alleviare il suo senso di colpa con i soldi e la morfina. Quando, dopo cinque anni, Olivia (Dakota Fanning) l'unica figlia dei suoi più cari amici tragicamente scomparsi, ritorna nella sua vita, per non perdere anche lei, è costretto a mettere a nudo il suo dolore e le sue debolezze.
Il film è l'opera prima di Andrew Renzi, promettente regista di corti e documentari che per il suo debutto ha centrato in pieno la scelta del suo attore protagonista. Richard Gere. Perché, al di là della sceneggiatura debole, delle mancanze strutturali o di alcune scelte poco convincenti, il nucleo della pellicola è indubbiamente Mister Gere, capace di portare sullo schermo un esilarante miliardario, che demolisce stereotipi e inverte luoghi comuni. Divertente anche nel nome, Franny è uno di quei personaggi a tutto tondo, dove ogni particolare è al servizio del quadro generale. Capelli bianchissimi lasciati crescere nei momenti di depressione, occhi che sono fessure di luce sorridenti e rassicuranti, colorito del volto mutevole in base alle emozioni, foulard al collo per ravvivare e abbellire. Franny è tante cose insieme.
Perseguitato dal ricordo e dal senso di colpa per l'incidente che causò la morte dei suoi amici, è destinato a cercare nel 'dare' un sollievo a questo male che lo tormenta. Ma la generosità non riporta in vita i defunti, né rimargina le ferite. Passati cinque anni da quell'incidente Franny è un uomo solo, di una solitudine rimbombante, annoiato nella stanza d'albergo di lusso dove si lascia vivere, e dove l'unico suono è quello delle lancette dell'orologio. Sarà il trillo gracchiante e improvviso di un telefono a riportarlo al presente, a strapparlo da quella valle di ricordi e dolore dove sono rimasti nella sua memoria i corpi dei suoi amici.
Dopo aver accolto il ritorno di Olivia come un cambiamento radicale nella sua vita, e averle donato tutto il possibile - un lavoro al marito Luke (Theo James) nell'ospedale di sua proprietà e una casa fuori città - , la sua scorta di morfina inizia a vacillare e così il suo temperamento. Costretto a vagare per ospedali e farmacie per procurarsi una nuova dose, Franny inizia lentamente a mostrare la sua vera natura. Renzi avanza sulla lama sottile del thriller, facendo trapelare fin dal principio il dubbio che lo zio Paperone di Philadephia indossi una maschera misteriosa. Solo quando la lama è utilizzata disperatamente dal protagonista per procurarsi una ferita, la dimensione del dramma di Franny perde il controllo e si mette al centro della narrazione. Franny passa dalla Rolls Royce ai mezzi pubblici, dai sorrisi amorevoli alle crisi d'astinenza, dallo smoking al maglione bianco macchiato di sangue.
Mentre la vita diventa una lotta fra il cedere e il resistere, ammettere o negare, lottare o soccombere, Richard Gere dimostra una forza e una capacità interpretativa in grado di portare lo spettatore giù fra i demoni della sua mente e i fantasmi del suo cuore. La leva emotiva è attivata dal suo viso, dai suoi occhi, dalla sua voce fioca e dalle mani tremanti. La fisicità trasmette in piccolissimi dettagli la sofferenza dell'astinenza, quell'urlo interiore che fa strappare i capelli, uscire in pigiama e tremare d'estate. È un lavoro delicato, il risultato di una carriera lunga, di un incedere degli anni affrontato consapevolmente. Il film è anche un'opera sul perdono, sulla redenzione: quando le scuse mancate sono ormai impronunciabili e il bisogno di assoluzione perseguita e non fa dormire. Per questo Gere è un'anima dantesca senza quiete, condannata all'eterno vagare. Fin quando, come la primavera a novembre, la vita tornerà a sorridere, ancora una volta all'improvviso. È nel viso sereno di chi è appena arrivato sulla Terra da chissà quale mondo lontano, che si nasconde una dolce possibilità di consolazione, un bisbiglio di assoluzione e forse anche una dose di autentica pace.



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