IN CARTELLONE

Giov 1 ottobre - ore 21.00
Ven 2 ottobre - ore 21.00
Sab 3 ottobre - ore 18.30 / 21.00
Dom 4 ottobre - ore 16.00 / 18.30 / 21.00
LA PRIMA LUCE
Un film di Vincenzo Marra.
Drammatico, durata 108 min. - Italia 2015.
Con Riccardo Scamarcio, Daniela Ramirez, Gianni Pezzolla, Luis Gnecco, Alejandro Goic.

Marco è un avvocato barese compagno della sudamericana Martina e padre di un bambino di sette anni, Mateo. Il rapporto di Marco con il figlio è improntato al gioco e alla tenerezza, quello con la compagna invece è fatto di silenzi, rancori e incomprensioni, ma l'uomo a malapena se ne accorge, fagocitato dalla sua professione e dalle incombenze quotidiane. Martina invece è alla frutta e la sofferenza le si legge in faccia: il suo unico desiderio è tornare nel suo Paese natale, portando con sé il piccolo Mateo. Quando Martina annuncia le sue intenzioni a Marco lui commette l'errore fatale (tanto comune nelle unioni infelici) di non prenderla sul serio, quando invece la disperazione (e la mancanza di un vero ascolto) rendono la donna assolutamente determinata a portare a termine il suo programma. Così Mateo si ritrova a 15mila chilometri dal padre, e Marco rimane a Bari da solo.
Vincenzo Marra racconta una storia molto personale, da lui stesso sceneggiata insieme ad Angelo Carbone, e si avverte quasi fisicamente il suo sforzo di non trascendere nei toni e di non fare del suo film un'arringa contro un sistema legale che spesso, nel corso delle separazioni, dà più valore al ruolo materno che a quello paterno, tutelando maggiormente i cittadini del proprio Paese che gli stranieri. Marra infatti è onesto nel mostrare come anche Martina sia stata trattata da corpo estraneo in Italia, in primis da Marco che non ha mai capito il suo disagio di "immigrata", oltre che quello di donna. A quel disagio il regista dà spazio nella parte iniziale della storia, mostrando la cecità di Marco e il suo disinteresse per l'infelicità profonda, ai limiti della depressione, della sua compagna. Per fare un paragone con un altro film con tematiche simili, Kramer contro Kramer sacrificava quasi completamente l'escalation di alienazione domestica che portava la protagonista ad abbandonare la sua casa e suo figlio (mentre il romanzo di Avery Corman dedicava tutta la parte iniziale a documentare quell'infelicità quotidiana). Marra invece riconosce ed evidenzia le ragioni di Martina, anche se poi ovviamente sposa quelle di Marco, e gradualmente sposta la donna nel colonnino dei cattivi. Molti uomini odieranno Martina e dimenticheranno che Marco, prima della decisione estrema della donna, non le ha mai chiesto scusa.
La narrazione è pulita, sobria, trattenuta, e la recitazione di Riccardo Scamarcio nei panni di Marco è tutta nello sguardo, uno sguardo che trasmette arroganza e affetto, ottusità e graduale consapevolezza, sgomento e frustrazione. La sceneggiatura fa di lui un avvocato (ma come, un principe del foro non poteva tutelarsi meglio, davanti alle intenzioni preannunciate dalla compagna?), sottolineando la sprovvedutezza di chi, sentendosi forte del proprio ruolo sociale e professionale e ignorando il peso delle proprie responsabilità private, è impreparato a ciò che avviene in ambito domestico


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