IN CARTELLONE

Mercoledì 13 maggio - 16.00 / 21.00
SALVATORE GIULIANO
Un film di Francesco Rosi.
Drammatico, b/n durata 107 min. - Italia 1962.
Con Frank Wolff, Salvo Randone, Renato Pinciroli, Massimo Mollica, Sennuccio Benelli.

Il capolavoro politico del cinema italiano. Un film in forma d’enigma, tessuto narrativo crivellato di buchi, cinema-verità senza verità possibile. Al centro, un uomo senza volto. Tutto è concreto e allucinato, il realismo è rigore visionario. La forma è conturbante, disorientante, quasi borgesiana; intanto Rosi non molla il colpo un istante, incalzando e interrogando, attraverso la storia del bandito separatista (poi venduto alla mafia del latifondo) Salvatore Giuliano, l’Italia tra guerra e dopoguerra, gli incroci tra poteri legali e illegali, la truce e melmosa nascita d’una nazione. “Il mio scopo era la tragedia umana scaturita dai rapporti tra Giuliano e gli altri siciliani, tra Giuliano e i carabinieri, tra Giuliano e la vera politica italiana di quell’epoca” (Francesco Rosi). Il film favorì l’istituzione della Commissione nazionale d’inchiesta sulla mafia.

Nel 1960 volli affrontare un discorso sul cadavere di un giovane bandito diventato il nemico dello Stato italiano, morto dieci anni prima in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine secondo la versione ufficiale, in verità ucciso a tradimento per opera della mafia e consegnato morto allo Stato nel quadro della collusione tra il potere politico, quello delle istituzioni e quello della mafia. Nacque così Salvatore Giuliano. Mi affidai all’intuizione che avevo maturato in Sicilia, che solo a condizione di ricostruire gli avvenimenti nei luoghi dove erano realmente accaduti, e con la partecipazione della gente che li aveva vissuti solo pochi anni prima, mi sarei sentito capace di tentare, e che sarebbe stato 'morale' tentare in quella maniera: 'morale, in quanto una operazione del genere comporta un alto senso della responsabilità nei confronti di fatti e uomini realmente vissuti. Il film, più che raccontare l’uomo Giuliano, si propose la conoscenza di un momento storico della vita del nostro Paese, che aveva visto la Sicilia coinvolta in un progetto separatista politico e militare; si preoccupò di far conoscere meglio Sicilia e siciliani, ricchi di storia e cultura, ma non sempre facili da conoscere e capire; e di presentare la mafia al di là di ogni tentazione pittoresca, nella sua realtà di potere criminale, economico e politico internazionale, reso forte dalla violenza e dal ricatto della morte, ma più ancora dalle connivenze e dalle complicità con politica e istituzioni corrotte, e dalla 'tolleranza', ineffabilmente ammessa da alcuni responsabili, che il potere esercitava nei suoi confronti. Là dove la tolleranza, pur non essendo in se stessa un crimine, lo costituiva.