IN CARTELLONE

CLORO
Un film di Lamberto Sanfelice.
Drammatico, durata 94 min. - Italia 2015.
Con Sara Serraiocco, Ivan Franek, Giorgio Colangeli, Anatol Sassi, Andrea Vergoni.

Jennifer ha diciassette anni, un fratellino e un padre caduto in depressione dopo la morte della moglie. Virtuosa del 'cloro', si allena nelle piscine di Ostia per partecipare alle prossime gare nazionali di nuoto sincronizzato. Ma la sua vita sopra la superficie dell'acqua è complicata. Il padre ha perso il lavoro e hanno dovuto lasciare il mare per la montagna abruzzese, dove lo zio Tondino gli ha messo a disposizione una baita vicino a un vecchio hotel dismesso. Precipitata in una realtà ostile, a causa del clima e della distanza dai centri abitati, Jennifer prova comunque a fare funzionare le cose, accompagnando il fratellino a scuola, accudendo il padre, tenendo vivo il sogno e allenati i muscoli. Occupata come cameriera presso un albergo, scopre molto presto la presenza di una piscina, dove ogni notte continua gli allenamenti. Il tentato suicidio del padre, la fragilità infantile del fratello e l'incontro con Ivan, il guardiano venuto dall'est che la osserva allenarsi di nascosto, cambieranno il suo sguardo e le sue priorità.
Opera prima di Lamberto Sanfelice, Cloro accompagna il percorso di consapevolezza di un'adolescente, che la morte della madre e il collasso emotivo del padre hanno lasciata sola. Sola con emozioni nuove, forti e a tratti incomprensibili. 'Orfana' nella cognizione che neanche i genitori possono garantire dall'infelicità, Jennifer passa da una dimensione liquida, che la 'nutre' e libera, a una solida, che la isola e impedisce. Lontana dall'acqua e dalle sue certezze, la protagonista deve accordarsi con la gravità della Terra e di una famiglia allo sbando. Se il tema è sfruttato, lo svolgimento di Sanfelice è nondimeno originale nella messa in scena che coordina mare e montagna, dimostrando una padronanza dell'apnea come dell'altezza. Girato tra Ostia e la Maiella, Cloro esce dai confini asfittici e geografici del cinema italiano per crescere accanto alla sua protagonista e abitare un nuovo corpo. Sanfelice riduce i dialoghi e si affida a un'interprete intensa, rivelata in Salvo, che non verbalizza il dolore ma lo infila come un costume da bagno, integrando la nuova realtà di perdita nel (suo) linguaggio gestuale. In costante movimento, Jennifer respira, galleggia, scivola, spinge la vita per cui dimostra la medesima attitudine del nuoto. Sa che per produrre la bellezza sulla superficie bisogna avere buone doti di acquaticità e una preparazione atletica, bisogna lavorare duro sotto l'acqua e amorevolmente dietro la porta di casa. Dentro all'esordio di Sanfelice, Jennifer insegue l'intesa che aveva con Flavia, partner e compagna di corso, ma il sincronismo lungo le vasche ordinarie del quotidiano è faticoso e qualche volta inarrivabile. Non c'è contemporaneità col padre e il fratello che svolgono l'esercizio del dolore dentro un tempo altro, una 'diacronia', un ritardo, un accanimento che Jennifer fatica a comprendere, a contenere, a intercettare. La sua velocità di ripresa appoggia diversamente su una competenza tecnica e un corpo che impiega la performance fisica come mezzo di evasione verso il sogno. Un sogno o un'intenzione che al genitore e al fratellino sono al momento interdetti. Cloro percorre questa distanza emotiva, la raggiunge e la riallinea in una coreografia delicata e in un film che 'sente' l'acqua e ne impiega con vantaggio le proprietà fisiche. Come nel significante epilogo che conduce Jennifer davanti al mare, oltre l'alternativa di un'esistenza bloccata, oltre la piscina e le confortanti corsie galleggianti, dove nuotava avanti e indietro sulla sua stessa scia. Tra una bracciata e l'altra, Sanfelice sincronizza le immagini col corpo e il volto rimarchevole di Sara Serraiocco, realizzando sulla linea di arrivo una crescita e una liberazione.


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