IN CARTELLONE

UN PICCIONE SUDUTO SU UN RAMO RIFLETTE SULL'ESISTENZA
Un film di Roy Andersson.
Commedia drammatica, durata 100 min. - Svezia 2014.
Con Holger Andersson, Nisse Vestblom, Lotti Törnros, Charlotta Larsson, Viktor Gyllenberg.

Due venditori di denti da vampiro e maschere di carnevale ci guidano attraverso trentanove quadretti di vita, morte, miseria e sciocchezze del quotidiano, tra riflessione filosofica e scherzo beffardo. Una carriera rarefatta quella di Roy Andersson, cominciata nei primi Settanta sulla scia dell'infatuazione per la nouvelle vague cecoslovacca e proseguita nei decenni per lo più al servizio di spot pubblicitari, prima di arrivare alla Living Trilogy di terzo millennio: una trilogia di lungometraggi che in A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence trova il suo apice e compimento. L'ironia corrosiva del regista, figlia in egual misura dei Monty Python, di Kaurismaki e di un gusto per il nonsense tipicamente scandinavo, si mescola a una ricerca visiva sempre più stimolante. L'utilizzo del digitale, infatti, consente di introdurre ancor più elementi surreali nei tableaux vivants tipici del regista: l'armata di Carlo XII che si ferma a un bar per una birra, un esercito coloniale che si serve di schiavi neri per alimentare un curioso marchingegno, una scimmietta usata come cavia per scopi ignoti (ma con ogni probabilità privi di senso). Una distorsione della realtà che porta l'immaginario artistico di riferimento più dalle parti di Otto Dix che da quelle di Bruegel il Vecchio, che è ancora una volta ispirazione originaria (dal suo I cacciatori nella neve, infatti, deriva l'immagine dei piccioni che osservano l'inutile affanno del genere umano, placidamente poggiati su un ramo). In 39 piani sequenza in cui si ride amaro, Andersson riesce a convogliare altrettante riflessioni semiserie sulla mortificazione dell'esistenza quotidiana, sul cumulo di assurdità a cui l'essere umano si sottopone per convenzione o presunto interesse, senza più essere in grado di porsi il quesito fondamentale sulle ragioni del proprio intento originario. Trait d'union ideale il duo di venditori di scherzi di carnevale, coppia slapstick tra Don Chisciotte e Sancho Panza e Laurel e Hardy, incarnazione del disperato bisogno di divertimento odierno e dell'assoluta incapacità di godere dello stesso. Ma soprattutto icone tragicomiche della condizione ineluttabile di venditori porta a porta (oltre che di se stessi) a cui la società del marketing imperante sembra aver condannato l'umanità intera. Un maestro dell'assurdo che aspetta beckettianamente la sua meritata consacrazione.


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