IN CARTELLONE


PER QUALCHE DOLLARO IN PIU'
Un film di Sergio Leone.
Western, b/n durata 130' min. - Italia 1965.
Con Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Lee Van Cleef, Mara Krupp, Luigi Pistilli.

Il mito era fondato. Per un pugno di dollari non era stato il primo western italiano, forse il ventesimo o il trentesimo per stesso calcolo dell'autore, ma aveva stabilito un canone: paesaggio arido e polveroso, tempi dilatati fino all'astrazione, ossessivi rintocchi di morte, villaggi messicani e bounty killers, "aforismi e ponchos", (poche) parole come pietre roventi della sierra. L'epopea della frontiera si corrompeva nell'allucinazione grottesca, implodeva nella commedia dell'arte, e però avrebbe detto l'autore: Per un pugno di dollari era un western e basta (non un western all'italiana, qualsiasi cosa, comunque lievemente spregiativa, ciò volesse dire), era un film sull'America, e sulla mia giovinezza nel cinema. L'anno dopo, Per qualche dollaro in più (poi campione d'incassi della stagione 1965-66) già poteva fregiarsi di seconda tavola d'un trittico, la 'trilogia del dollaro'. C'era ancora Clint Eastwood, smilza e ambigua figura del Bene, non più Joe-senza-nome ma il Monco: monco dunque manchevole, ed ecco allora arrivare, a sostenerne il destino, il "nerovestito e volpino" Lee Van Cleef. Insieme, per diverse ragioni, contro una degna incarnazione del Male, Gian Maria Volontè "fumatore di marijuana, assassino dostojevskiano e bandido per scelta esistenziale, profanatore di talami nuziali... il primo vero Orco delle favole leoniane" (questo cattivo si chiama El Indio, come un celebre regista messicano, che di lì a tre anni sarà cattivissimo nel Mucchio selvaggio, il western di tutte le rivoluzioni). Ritorni del rimosso sulle note d'un carillon, spettacolare resa dei conti, campi lunghissimi senza vie di fuga, cadaveri accatastati e poi via, la compagnia si scioglie, il cacciatore di taglie e il vendicatore solitario ognuno per la sua strada, fino al prossimo giro.“Per qualche dollaro in più è Per un pugno di dollari riflesso in un prisma”, è trionfo d'una già salda retorica d'autore, ed è un film sull'amicizia virile, come infiniti western classici, e come poi ogni film di Sergio Leone, fino a C'era una volta in America (devo le citazioni tra virgolette a Diego Gabutti, finissimo commentatore leoniano).
(Paola Cristalli)