IN CARTELLONE

OH BOY, UN CAFFÈ A BERLINO
Un film di Jan Ole Gerster.
Commedia, durata 83 min. - Germania 2012.
Con Tom Schilling, Friederike Kempter, Marc Hosemann, Katharina Schüttler, Justus von Dohnanyi.

Niko Fischer ha poco più di vent'anni e ha bisogno di un caffè. La fidanzata lo ha lasciato, lo sportello della banca gli ha trattenuto la carta di credito, suo padre ha scoperto che ha lasciato l'università e ha deciso di non passargli più il denaro mensile con cui lo manteneva ... e, come se non bastasse, la fortuna si mette di traverso e non c'è modo, per lui, di riuscire a prendere quel benedetto caffè. Da mattina a sera, l'occhio meccanico diretto (per la prima volta) da Jan Ole Gerster segue il pellegrinare di Niko nello spazio metropolitano berlinese: gli incontri con un amico, un'ex compagna di scuola, ma anche un nuovo vicino di casa e uno sconosciuto con una storia che viene da lontano ma pesa ancora, su tutti. Niko stesso è tanto il protagonista di questi incontri quanto il suo spettatore, guidato dall'inerzia ma chiamato in qualche modo a fare i conti, in una sola volta, con il presente, il passato e il futuro.

Bastano pochi minuti, il tempo di inquadrare l'espediente narrativo della ricerca del caffè e d'imbattersi nel primo piano iniziale della ragazza con la maglietta a righe, per capire la volontà del regista di ricreare un clima da Nouvelle Vague francese, dove l'erranza, la musica, la scena artistica contemporanea e la tragicommedia della vita quotidiana sono elementi costitutivi e non accessori, e la dinamica tra artificio e autenticità si gioca a carte scoperte. Impossibile, dunque, non pensare a Cléo dalle 5 alle 7, ma anche non andare con la mente ad opere molto più recenti, come quelle di Jarmusch (Coffee & Cigarettes) o di Chazelle (Guy and Madeline on a park bench), che hanno utilizzato il bianco e nero alla maniera di Gerster per far sfumare le definizioni temporali e creare una sorta di ambientazione cinematografica per antonomasia, nella quale il presente e il passato dialogano senza filtri e il naturalismo non è una preoccupazione necessaria.


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