IN CARTELLONE


Cineasta della parola e della variazione, capace di leggiadre architetture narrative e di pungente ironia, Hong Sang-soo è uno dei capostipiti del nuovo cinema coreano. Anzi, molti individuano proprio nel suo esordio, The Day a Pig Fell into the Well (1996), la prima scintilla del vigoroso rinnovamento nel panorama cinematografico della Corea del Sud che ha portato all'attenzione degli spettatori di tutto il mondo registi come Kim Ki-duk, Park Chan-wook, Lee Chang-dong e Bong Joon-ho. Tra questi grandi cineasti, Hong è però quello che, nonostante le ripetute partecipazioni ai festival di Cannes, Berlino e Venezia e gli elogi della critica internazionale, rimane meno noto alle platee occidentali. Ed è certo un peccato. Nel corso di quasi vent'anni di carriera, Hong ha infatti coltivato un percorso coerente e idiosincratico, fatto di opere dal fascino discreto e minimale, che ricamano le vicende di uomini e donne che s'inseguono e si perdono in una ronde di attrazioni e rifiuti. Una giostra di sentimenti e passioni che non è mai fatale, ma che con lucidità spietata rivela le ipocrisie e le debolezze dei protagonisti - soprattutto quelli maschili.

Prolifico quanto un Eric Rohmer o un Woody Allen, autori con i quali condivide, dell'uno l'attrazione per gli inesplicabili interventi del fato nelle sorti dei suoi personaggi, dell'altro la naturalezza con cui l'aforisma, il comico e l'assurdo s'innestano nel realismo, Hong ha progressivamente affinato la sua arte, riuscendo a donare una parvenza d'assoluta semplicità e naturalezza ad ardite costruzioni di sceneggiatura.

Con opere sorprendenti come The Power of Kangwoh Province (1998) e Virgin Stripped Bare by Her Bachelors (2000) Hong si è difetti baloccato con sapienti bipartizioni del racconto e inafferrabili decostruzioni dell'impianto narrativo. Con Turning Gote (2002), gli è però riuscito il puro incanto di un film di ineffabile levità e piacevolezza che nel finale lascia lo spettatore a interrogarsi sulle coincidenze e i corsi e ricorsi esperiti nello sviluppo di una trama che è invero intessuta su un telaio di ricercata e complessa meccanica. Da quel film in poi, Hong ha quindi lavorato di cesello e ha perseguito, con ammirevole souplesse e devozione, il perfezionamento dell'armonia nei suoi componimenti in dialoghi e immagini, sempre ispirato dalle beffarde e irragionevoli dinamiche delle relazioni tra uomini e donne.

I film che il pubblico italiano potrà finalmente scoprire in sala, HaHaHa (2010), Oki's Movie (2310), The Oay He Arrives (2011) e il raggiante In Another Country (2012), testimoniano la maturità e l'arguzia impareggiabile di un autore che è imperativo scoprire. Da un lato, infatti, si potranno riconoscere e apprezzare le sapienti articolazioni di racconti costruiti su reiterazioni, variazioni e disvelarsi progressivo di tasselli che sovente non combaciano.

2 SETTEMBRE



9 SETTEMBRE


16 SETTEMBRE



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